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  1. la propaganda con cui Cameron spaccia per merito suo, e della sua politica di austerità, la debole ripresa economica che recentemente dà qualche sollievo ai sudditi della regina Elisabetta II, non è altro che, appunto, propaganda politica. La realtà è che il miglioramento dell’economia deriva da ben altri fattori, che stanno persino all’opposto della politica di austerity imposta da Cameron e dal suo governo alla Gran Bretagna.

    un premio Nobel dell’economia di fama internazionale come Krugman non si limita a denunciare l’inconguenza e persino la falsità di certe dichiarazioni che i politici fanno per sostenere le proprie tesi (o per nascondere i propri fallimenti), ma spiega con esempi, studi, tabelle e citazioni la ragione per la quale, facendo calcoli seri invece che semplici affermazioni non verificate (e soprattutto, non verificabili dalla gente comune), i risultati portano a disegnare un quadro economico molto diverso da quello illustrato. Anzi, Krugman dice proprio (riferendosi direttamente a quanto già accaduto in Usa solo un paio d’anni prima): “Allegedly factual articles would declare that debt fears were driving up interest rates with zero evidence to support such claims. Reporters would drop all pretense of neutrality and cheer on proposals for entitlement cuts.” – Articoli falsamente realistici vorrebbero far credere che la paura del debito spinge verso l’alto i tassi d’interesse, senza fornire evidenza a supporto di queste affermazioni. Consentendo ai cronisti di abbandonare ogni pretesa di neutralità e inneggiare alle proposte dei tagli al welfare.

    Udite, udite! Ma non vi sembra di aver già sentito anche voi questa stessa musica? Era il novembre 2011 e, dopo aver ricevuto dal presidente Napolitano l’incarico di formare il nuovo governo, il neo-senatore a vita Mario Monti faceva il suo discorso programmatico al Senato. Musica che in America ormai nessuno suona più (ovvio: serviva ai repubblicani per danneggiare la politica di Obama e dei democratici, ma adesso che nelle elezioni del 2014 hanno riconquistato sia la Camera che il Senato, continuando si farebbero del male da soli!).

    In Europa però la partita è ancora aperta, e per vincere in modo “democratico” la menzogna è ancora necessaria.

    MORALE: in democrazia (se si ha il sostegno di Mediamacro) si può vincere anche raccontando semplici verità di parte, tanto quei pochi (tra il popolo) che non si lasciano incantare e che non sono disposti a votare dall’altra parte, si annullano da soli decidendo di non andare a votare.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...u-cui-avrebbe-puntato-cameron/1666708
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  2. Questa, in confronto, è una bazzecola.

    Tuttavia una bazzecola che a molti brucia: perché se oggi Mattarella viene eletto, è stupido negare che Renzi ha costruito un capolavoro strategico, almeno sull’immediato, mettendo anche alle corde Alfano e Berlusconi.

    In più, Mattarella non esce dal Nazareno né come cultura, né come storia (al contrario, ad esempio, di Amato o dell’inciucista Finocchiaro) né per conversione recente (tipo Padoan o Delrio, ma di nuovo anche Finocchiaro). E neppure per metodo, esce dal Nazareno: a meno che non crediate che sia stata tutta una farsa, che Berlusconi e Renzi fossero già d’accordo e abbiano solo fatto finta di litigare; ma in questo caso si passa nel genere cospirazionismo, ed è un altro ambito.

    Due anni fa si è arrivati inoltre all’elezione del presidente della Repubblica con una crisi di governo aperta, che non sapevamo come sarebbe terminata: anzi la scelta per il Colle poteva essere determinante in quel senso. Non c’era ancora stato né il governo Letta (il primo politico tra Pd e Berlusconi, dato che il governo Monti era tecnico), né gli abbracci con Alfano (non solo metaforici), né sembrava possibile che presto Renzi avrebbe governato con il centrodestra senza fare elezioni. Né c’era ancora stato, ça va sans dire, il Patto del Nazareno (se due anni fa avessimo detto a un renziano che Renzi avrebbe fatto il governo con Alfano e il Patto con Berlusconi, ci avrebbe immediatamente sfanculati).

    A questo giro invece si è arrivati con aspettative bassissime. I nomi più quotati erano Amato e Finocchiaro. Ripeto: Amato e Finocchiaro, un vecchio attrezzo del peggior Psi craxiano e una dalemiana convertita sulla via di Renzi, davanti al quale si era messa a completa disposizione per far passare le pessime riforme istituzionali a Palazzo Madama.

    Da tutto questo, il sospiro di sollievo nel vedere la probabile elezione di un Presidente di cui poco sappiamo sulle sue future scelte, ma che non proviene dal Nazareno, non si è messo a novanta gradi di fronte al renzismo ed è comunque sgradito a Berlusconi (e lo è anche se oggi, per non finire fuori campo, l’ex Cavaliere dovesse fare la giravolta).

    Tuttavia, si è arrivati al meno peggio. Di nuovo, sarebbe disonestà intellettuale negare che anche Mattarella è un anziano democristiano (lo era anche da giovane) e che sui diritti civili credo stia dalle parti di Adinolfi.
    http://gilioli.blogautore.espresso.re.../01/31/due-anni-dopo-meno-peggio-e-no
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  3. Poteva andare molto, molto peggio. Basta pensare ad Amato, Fassino o Finocchiaro. Il fatto che sia una vittoria innegabile di Renzi non vuol certo dire che non sia una notizia mediamente buona per tutti gli italiani.

    Mattarella non è Gandhi e neanche Mandela, ma per quel ruolo va bene. Il Fatto Quotidiano, solo o quasi, ha raccontato e sta raccontando (per esempio con Sandra Rizza) le zone d’ombra del suo lungo operato: i 3 milioni di lire (in buoni benzina) accettati nel 1992 dall’imprenditore Filippo Salamone, ritenuto “il costruttore di Cosa Nostra”; le dichiarazioni di pentiti (mai ritenuti attendibili) come Pino Lipari e Giuseppe Liga; le ombre sul padre Bernardo, le indagini sul fratello Antonino e sul nipote Bernardo (figlio del fratello Piersanti, ucciso dalla mafia nel 1980); il ruolo del figlio Bernardo Giorgio, a capo dell’ufficio legislativo della Funzione Pubblica al ministero della Pubblica Amministrazione, quello della Madia, con uno stipendio di 130mila euro.

    C’è poi da ricordare come anche Mattarella deporrà al processo sulla trattativa Stato-Mafia. E’ stato chiamato dall’avvocato Basilio Milio, difensore di Mario Mori e Antonio Subranni.
    Rispetto a Re Giorgio, è senz’altro un miglioramento. Mattarella si dimise dopo l’approvazione della Legge Mammì (uno dei regali più indecenti di Craxi a Berlusconi) ed è anche quello che salutò quel che restava del Partito Popolare quando Buttiglione (oh mamma mia) consegnò il partito a Berlusconi.

    Bizzarre anche le chiavi di lettura secondo cui Renzi “ha rischiato tantissimo, mettendo a rischio il Nazareno”. Figuriamoci. L’ho raccontato ieri a Otto e mezzo e lo ripeterò stasera: l’elezione di Mattarella non cambia nulla. Renzi è stato costretto a fare questa mossa perché doveva tenere coeso il partito e perché doveva bloccare l’opzione Prodi.
    In questo senso, l’elezione di Mattarella è anche una vittoria dei “dissidenti” Pd e del M5S, perché ha portato Renzi ad abbandonare il progetto Amato e sdoganare Mattarella: non poteva fare altro. Il “rischio” Prodi era per lui inaccettabile. Sapeva che il partito lo avrebbe seguito e sa che Berlusconi, questo Berlusconi, abbaia ma non morde. Il Patto del Nazareno c’era e ci sarà. Tra una settimana, esauriti gli ennesimi inchini dei media a Renzi, saremo sempre qui a parlare di inciuci, annunci che a nulla portano e promesse mai mantenute.
    Berlusconi è piccato perché Renzi gli ha rubato la scena e perché oggi deve stare a Cesano Boscone mentre gli altri scrivono la storia, ma non è certo Mattarella a togliergli il sonno. Stiamo assistendo, sostanzialmente, a un gioco delle parti: un grande gioco delle parti. Bastava guardare ieri Orfini e Lara Comi su La7: una coppia di finti litiganti, ben consci che sarebbe bastato un bacetto prima della notte per far passare il broncio. Berlusconi non può alzare la voce perché, se si va al voto, prende percentuali imbarazzanti (l’unico che ha chance a destra è Salvini, che crescerà ancora). Alfano ha così pochi elettori che, se domani gli dicono di votare il gatto, lo fa.

    Mattarella – ripeto, persona perbene – è la mossa perfetta per lasciare tutto com’è. Basta con questa messa cantata del “colpo mortale a Berlusconi”. E’ un buffetto, al massimo una mattarellata nel capino. Berlusconi, con il suo allievo Matteo, è sempre lì: a riscrivere la Costituzione, a riscrivere la legge elettorale. E – soprattutto – a controllare che Renzi non si inventi leggi realmente contro corruzione e conflitti di interesse. Tra Berlusconi e Renzi, dal disprezzo disinvolto per i giudici all’idea sadica di stato sociale, c’era e ci sarà sintonia. Chi lo nega o è un Picierno o è in malafede. O entrambe.

    P.S. Avete notato? Civati si è già calmato e Lerner – che ieri sghignazzava mentre il suo amico Ferrara chiamava “dementi” quelli che partecipano alle Quirinarie M5S – si è già reinventato renziano: ah, che impeto pugnace, questi raffinati Don Abbondio di ultima e quartultima generazione.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...dare-peggio-ma-nulla-cambiera/1382895
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  4. Giorgio Napolitano scende nel cortile del Quirinale e si dimette, ma di quello che aveva promesso di fare nell’accettare l’anomalia costituzionale del secondo mandato, lascia ben poco. Il professor Gianfranco Pasquino, politologo di area Pd, ma non gradito al corso renziano, con grande fatica (è amico del presidente) dice che il Napolitano bis è stato un fallimento, senza se e senza ma. Ha fallito sostanzialmente nell’affidarsi, secondo Pasquino, a mani cialtronesche, aspettarsi atti politici da chi della politica, nel senso più alto del termine, se ne frega. Ha forzato quelli che erano i suoi poteri, ha forzato la mano: ha imposto al Paese tre governi da lui concepiti: quello di Mario Monti, uno dei più disastrosi della storia repubblicana, quello presieduto da Enrico Letta e, a seguire, il corso renziano che, probabilmente è sfuggito anche alle mani di un Napolitano, ormai stanchissimo per raggiunti limiti di età.

    Napolitano ha aperto una terza via, incostituzionale, e trasformato la repubblica parlamentare in una Repubblica semipresidenziale e imperfetta. Ecco perché è lecito che qualcuno si unisca al coro dei pochi: ha fallito. E chi lo potrebbe salvare, ancora una volta, si chiama Silvio Berlusconi. Già perché Berlusconi ha in tasca una sola carta da spendere e coincide con quella di Napolitano e porta il nome di Giuliano Amato. Sarebbe lui la protesi di quello che abbiamo già visto e vissuto e forse quello di cui questo Paese malandato non avrebbe bisogno.

    Le carte a questo punto può sparigliare solo Beppe Grillo. Questa volta senza ostinarsi a ripetere quello che la Rete gli sussurra. Vada da Renzi e si dica disposto a votare Romano Prodi: in un colpo solo salterebbe quello che resta del patto del Nazareno e spaccherebbe un Pd e una sinistra (chiamiamola così, per abbreviazione) già in frantumi.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...illo-puo-stravolgere-i-giochi/1336644
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  5. Perchè non ha detto una parola – da garante della Costituzione – sull’Italicum che riproduce gran parte dei profili di incostituzionalità già sanzionati dalla Consulta nel Porcellum?

    Quando invoca il “rinnovamento” contro i “conservatorismi”, non le viene da ridere, essendo il primo freno al cambiamento, con la sua rielezione a 88 anni e con l’imbalsamazione dell’Ancien Regime di cui è sempre stato il santo patrono e il lord protettore?

    Non s’è pentito di aver così platealmente attaccato, anche in campagne elettorali, un movimento politico con milioni di voti come i 5Stelle, tacendo invece sull’ultima versione sempre più razzista e fascistoide della Lega Nord?
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...-discorso-anno-per-napolitano/1308354
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  6. C’è un motivo quindi se ieri in Parlamento la frase con la quale Napolitano ha annunciato la sua «imminente» decisione, è stata legata al compromesso sulla legge elettorale, la clausola di salvaguardia che sposta al settembre del 2016 l’entrata in vigore dell’Italicum.

    Si tratta di un elemento con cui Renzi stabilizza il quadro politico, rasserena deputati e senatori sulla durata della legislatura e facilita il percorso delle riforme. Ma il rischio è che i due disegni di legge si fermino in Parlamento a un passo dall’approvazione per dover lasciare strada alle votazioni sul Quirinale. Per favorire il varo dei provvedimenti, e quindi Renzi, Napolitano potrebbe posticipare di qualche giorno le dimissioni, così da lasciare dopo aver raggiunto l’obiettivo: quello cioè di aver consegnato un Paese che si avvia ad ammodernare le istituzioni e dotato di un nuovo sistema elettorale.
    http://www.corriere.it/politica/14_di...a66-8747-11e4-b343-7326607b3ce4.shtml
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  7. Un altro indizio ancora più inconfessabile porta a logiche spartitorie di banche e consigli di amministrazione. Come diceva Flaiano in Italia non si può fare la rivoluzione perché ci conosciamo tutti, e quando Berlusconi ha minacciato bluffando che avrebbe portato il conflitto in ogni angolo del paese, in tutti i modi e con tutti i mezzi, molti gli hanno creduto ed hanno preferito sottomettersi ancora una volta alle sue richieste.

    Il PD e le sue correnti avrebbero vista la loro atavica fame di poltrone soddisfatta, Berlusconi avrebbe avuto il proprio salvacondotto e una nuova forza e un nuovo potere per le sue aziende. E gli italiani? Beh, di loro chi se ne importa? Sono 20 anni che fanno questo e ancora li votano. Certo il PD con questa cosa fa il suo ultimo giro di giostra, anche perché i suoi elettori non hanno i sintomi dell’innamoramento tipico degli elettori di Berlusconi (gli innamorati si sa perdonano tutto), e questa volta i vari Bersani Finocchiaro ecc. la pagano.
    http://www.termometropolitico.it/4287...l-finale-del-romanzo-quirinale.html/3
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  8. “In Italia gruppi politici o movimenti poco propensi a comportamenti pienamente pacifici” - Il presidente della Repubblica, poi, ha sottolineata l’esistenza di “un rischio di focolai di violenza destabilizzante, eversiva, che non possiamo sottovalutare” e che non si possono ricondurre soltanto alla crisi e al malessere sociale. Anzi. A sentire il capo dello Stato oggi ci sono “magari al di fuori di ogni etichettatura di sinistra o di destra, gruppi politici o movimenti poco propensi a comportamenti pienamente pacifici, nel perseguire confuse ipotesi di lotta per una ‘società altra’ o per una ‘alternativa di sistema’. Virus di questo genere – ha detto Napolitano – circolano ancora in certi spezzoni di sinistra estremista o pseudo rivoluzionaria, e concorrono ad alimentare la degenerazione del ricorso alla violenza, mascherato da qualsiasi fuorviante motivazione“. Un rischio, insomma, di focolai di violenza “destabilizzante, eversiva, che non possiamo sottovalutare, evitando allo stesso tempo l’errore di assimilare a quel rischio tutte le pulsioni di malessere sociale, di senso dell’ingiustizia, di rivolta morale, di ansia di cambiamento con cui le forze politiche e di governo in Italia devono fare i conti“.

    “Mai come nello scorso biennio metodi di intimidazione fisica in Parlamento” - L’analisi e la critica del Capo dello Stato poi si è spostata sui giovani rappresentanti delle istituzioni, che devono impegnarsi “a servizio del Parlamento e del Paese, impedendo l’avvitarsi di cieche spirali di contrapposizione faziosa e talora persino violenta”. Loro, per Napolitano, devono invece alimentare “ragionevoli speranze per il futuro dell’Italia”. Anche perché “mai era accaduto”, come nel biennio scorso, l’avvio “in Parlamento di metodi e atti concreti di intimidazione fisica, di minaccia, di rifiuto di ogni regola e autorità, di tentativi sistematici e continui di stravolgimento e impedimento dell’attività legislativa delle Camere”.

    L’errore storico di Napolitano: dimentica i tumulti al Senato per l’approvazione della legge Truffa - Su quest’ultima presa di posizione, però, Giorgio Napolitano ha commesso un errore storico. Di episodi di intolleranza parlamentare (e massmediatica) sono pieni gli archivi di Stato e dei giornali. Uno in particolare, poi, ha caratteristiche cronologiche di importanza strategica per la carriera del presidente della Repubblica: datato marzo 1953, ovvero a pochi mesi dal suo esordio in Parlamento come deputato (giugno 1953). Il riferimento è ai tumulti nell’aula del Senato in occasione dell’approvazione della cosiddetta Legge Truffa, ovvero il nuovo sistema di voto voluto dalla maggioranza democristiana e che prevedeva l’assegnazione del 65% dei seggi alla Camera al partito o alla coalizione che avesse racimolato più del 50% dei voti validi. A Palazzo Madama fu bagarre: dopo oltre 70 ore di seduta, scoppiò una rissa (durata oltre 40 minuti) di proporzioni memorabili.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...enerata-in-patologia-eversiva/1263192
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  9. Esplora il significato del termine: ROMA Il presidente della Repubblica è preoccupato per le voci di elezioni anticipate che si rincorrono da qualche giorno. Il presidente del Consiglio è preoccupato perché ha saputo della tentazione del capo dello Stato di annunciare il suo addio a metà dicembre nel consueto scambio di auguri pre-natalizio con le istituzioni e le alte autorità. Non è stato un incontro facile, quello al Quirinale tra Matteo Renzi, accompagnato dalla ministra Maria Elena Boschi, e Giorgio Napolitano. Il premier si è speso per convincere l’inquilino del Colle a restare, garantendogli la prosecuzione della legislatura e l’approvazione delle riforme. Ma pare che Napolitano sia stato irremovibile: al massimo aspetterà fine anno, non oltre. E certo non potrà certificare lui la fine della legislatura » ROMA Il presidente della Repubblica è preoccupato per le voci di elezioni anticipate che si rincorrono da qualche giorno. Il presidente del Consiglio è preoccupato perché ha saputo della tentazione del capo dello Stato di annunciare il suo addio a metà dicembre nel consueto scambio di auguri pre-natalizio con le istituzioni e le alte autorità.

    Non è stato un incontro facile, quello al Quirinale tra Matteo Renzi, accompagnato dalla ministra Maria Elena Boschi, e Giorgio Napolitano. Il premier si è speso per convincere l’inquilino del Colle a restare, garantendogli la prosecuzione della legislatura e l’approvazione delle riforme. Ma pare che Napolitano sia stato irremovibile: al massimo aspetterà fine anno, non oltre. E certo non potrà certificare lui la fine della legislatura.


    Anche a Palazzo Madama, lascia intendere, il premier, il governo potrebbe non chiedere la fiducia su questo provvedimento. Un modo per tentare di svelenire il clima, e, nel contempo, per sfidare la minoranza interna. Perché far cadere quella legge delega equivarrebbe a far saltare la legislatura.

    Non è questo l’ obiettivo primario del presidente del Consiglio, il quale lo ha ribadito più di una volta a un preoccupatissimo Napolitano. Il suo traguardo è un altro: mandare a termine lo «storytelling», ossia la narrazione, che ha fatto all’Italia e su cui si gioca la «credibilità»: «È su quello che promettiamo e che poi manteniamo che la gente ci giudicherà e che restituiremo fiducia nella politica e nelle istituzioni». Ma per raggiungere questo obiettivo sulla riforma elettorale Renzi non può pensare di far a meno di Berlusconi e di un ampio consenso in Parlamento, è stato il ragionamento del presidente della Repubblica. Se così non fosse, il premier deve comunque sapere che il capo dello Stato, a un certo punto si dimetterà, a riforme fatte o non fatte, e quindi il cerino gli rimarrà in mano. E non è un caso, allora, se, intervistato dal Tg1 , il premier ripete che il «patto del Nazareno ha ancora un senso» e che le «regole del gioco si fanno con Berlusconi».
    Insomma, non è vero che Renzi intende andare avanti comunque senza Forza Italia. La sua era stata una minaccia, un tentativo per costringere Berlusconi a non continuare a temporeggiare.



    Il che complica non poco le cose a Renzi. Che a casa sua, cioè nel Pd, deve fronteggiare l’offensiva della minoranza che chiede meno capilista bloccati nell’Italicum e degli alleati che reclamano la clausola sospensiva della legge per esorcizzare la paura del voto anticipato. Paura comprensibile, dal momento che il Pd di Renzi, persino se si andasse alle elezioni con il Consultellum avrebbe una maggioranza ben consolidata al Senato e di stretta misura (320 voti) alla Camera, stando alle proiezioni dei voti delle europee.

    Insomma, per farla breve, come ammette lo stesso Renzi «le elezioni in realtà converrebbero solo a me, con qualsiasi sistema, di certo non a Berlusconi, checché se ne dica, anche ne caso in cui il centrodestra schierasse Salvini di cui non ho certo paura. Ma, ripeto, non sono le elezioni il mio obiettivo».
    http://www.corriere.it/politica/14_no...928-75f9-11e4-8593-6ac58034c3d7.shtml
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  10. Il dissidio riguarderebbe pure la decisione del governo di aumentare (dall'11,5 al 20%) la tassazione sui rendimenti dei fondi di previdenza integrativa. Misura che, secondo un'interpretazione, rappresenterebbe un attacco indiretto al potere sindacale (e a un "vecchio" modello di sinistra) non solo perché i sindacalisti siedono nei consigli di amministrazione dei fondi negoziali ma anche perché sono perlopiù i lavoratori sindacalizzati ad aderire alla previdenza complementare. A Ceriani sarebbe stata sostanzialmente tolta la gestione della delega per la riforma fiscale.

    Né aiuta il fatto che il direttore generale del Tesoro, Vincenzo La Via, venga ormai unanimemente visto come un anello debole.

    I suoi predecessori, da Mario Draghi a Vittorio Grilli, erano sempre stati uomini chiave. Invece Palazzo Chigi considera pressoché nullo l'apporto di La Via e gli stessi alti dirigenti del Tesoro faticano a comunicare con lui. Non è un mistero che si cerchi qualcuno per sostituirlo, benché non sia facile: il tetto a 240 mila euro ai compensi dei burocrati, deciso dal governo, scoraggia alcuni dei potenziali candidati dal presentarsi. Molti di loro pensano che 240 mila euro non siano adeguati ai rischi legati di rappresentare il Tesoro in una miriade di aziende partecipate, dall'Eni a Finmeccanica.

    Probabile che il rapporto fra Padoan e Renzi tenga. Almeno fino a quando l'Italia conserverà la linea tradizionale del rispetto dei limiti europei di deficit e resterà nel pieno delle funzioni colui che, nei giorni in cui si formò il governo, presentò i due uomini l'uno all'altro: Giorgio Napolitano.
    http://www.repubblica.it/economia/201...ione_con_palazzo_chigi-101524192/?rss
    Tags: , , , by M. Fioretti (2014-11-28)
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