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  1. Sedicenti associazioni antimafia caldeggiate da due esponenti del 5Stelle hanno cavalcato polemiche contro l'operato di Don Ciotti, ma in arresto per corruzione è finito il funzionario che aveva occultato per sei anni un documento
    di FEDERICA ANGELI e ENRICO BELLAVIA
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    17 dicembre 2017
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    Ostia, i dossieraggi politici contro Libera: "Solo bugie per screditarci"
    Il logo di Libera
    "La storia della Spiaggia Libera SPQR di Ostia necessita di un prologo e di un racconto dettagliato. Solo leggendo tutte le tappe di questa vicenda si capirà la verità e le tante bugie messe in campo per per screditare il lavoro di Libera e Uisp". Il tweet dell'associazione antimafia di Don Ciotti viene pubblicato nel primo pomeriggio del 16 ed è subito boom di condivisioni e like. E arriva a due giorni dall'arresto per corruzione dell'ex responsabile dell'ufficio tecnico dell'edilizia privata del X, Franco Nocera.

    La storia comincia prima di 48 ore fa e il triste epilogo, documentato da Repubblica, avvenne nel 2016 con la riconsegna della spiaggia libera attrezzata che Libera aveva vinto attraverso un bando al Comune. Quel che successe in quelle frenetiche giornate, come spiegato nel commento di Enrico Bellavia dal titolo "Mazzette a Ostia, la bomba a tempo del burocrate", fu che il Movimento 5 Stelle iniziò una guerra a colpi di dossier contro l'associazione antimafia di don Ciotti, facendo passare come il diavolo Libera. Ma la realtà dei fatti era ben diversa e oggi, attraverso un lunghissimo articolo circolato sui social, viene spiegato dettagliatamente.

    "Spiaggia Libera SPQR di Ostia: una verità, tante bugie". Questo il titolo dell'articolo. "La storia della Spiaggia Libera SPQR è una vicenda prolungata e complessa - scrivono - che ci racconta qualcosa di importante delle dinamiche di un territorio così particolare come quello di Ostia. E' una storia fatta dell'impegno di molte persone, delle loro speranze di cambiare il posto in cui vivono e degli ostacoli che hanno dovuto affrontare. Che riguarda il suo bene più prezioso, il mare, e la gestione di questo settore da parte degli uffici di un Municipio precedentemente sciolto per mafia, con comportamenti e atti il cui disegno è ancora tutto da interpretare, e che si intrecciano con l'agire di attori economici e sociali del territorio. E che racconta di rapporti politici, di personaggi in ascesa e in declino, e di attori spregiudicati della vita lidense, di dossier e attacchi che ripetutamente si armano contro alcuni o contro altri, a seconda degli interessi in gioco". I dossier sono scritti da sedicenti associazioni antimafia e per la legalità, Luna Nuova e Labur, gestiti dalle stesse persone. Luna Nuova, per inciso ha già un ordine di oscuramento della sua pagina Facebook dalla magistratura romana per diffamazione aggravata e continuata.

    Il bando. Libera e Uisp partecipano quindi al bando "sviluppando un’idea di gestione libera, pulita, trasparente della costa di Ostia. Risultano terzi nella graduatoria - spiegano da Libera - relativa al lotto di spiaggia n.8. Ma i primi, gli ex gestori della spiaggia, la coop sociale Roys, vengono esclusi ex articolo 38, per non aver dichiarato alcuni specifici precedenti penali. I secondi avevano espresso preferenza per un altro lotto messo a bando. E' così Uisp e Libera risultano assegnatari di quella che sarà poi la Spiaggia Libera SPQR. Siamo nell'aprile del 2014. E' in quel frangente che gli ex gestori fanno ricorso al Tar. Ma nonostante fossero esclusi dal bando, il municipio pensò bene di affidare loro la spiaggia per quella prima stagione balneare, in attesa dell'esito del ricorso. Una decisione lascia Libera e Uisp sgomenti. Ma nulla cambia e si dovrà aspettare tutta l'estate.La spiaggia verrà affidata solo a fine settembre, a stagione finita, e in condizioni davvero compromesse". Il vecchio gestore che fa ricorso e vince al tar è tal Roberto Bocchini, amico di Paolo Ferrara del 5 Stelle che, misteriosamente troviamo nella gestione opaca del Faber Beach fino a qualche mese fa.

    I documenti che spariscono dal Municipio. "Dopo i mesi complicati dell'estate - dicono ancora nel documento sui social gli esponenti di Libera - arriva finalmente il momento del confronto con la pubblica amministrazione, per gestire tutte le difficoltà che le associazioni avevano segnalato. Arriva il primo incontro in Municipio con la nuova direttrice e alcuni collaboratori: siamo a novembre 2015. E’ in quella occasione che viene comunicato alle associazioni che attualmente in municipio non è presente tutta la corrispondenza tra le associazioni e il municipio stesso, compresa la lettera in cui il precedente direttore del Municipio affermava che il chiosco fosse acquisito a demanio marittimo, regolare e utilizzabile. Libera e Uisp consegnano così tutto il faldone, come poi faranno il mese seguente in Commissione Antimafia. Si arriva così a marzo 2016, con tutte le domande sul futuro della spiaggia Libera SPQR ancora aperte. Le associazioni chiedono così di essere ricevute in municipio".

    L’ordinanza di demolizione del 2010 e la fine del progetto. Dopo alcuni giorni di attesa, Libera e Uisp presentano un esposto il 30 marzo 2016 alla Procura di Roma. La sera di quel giorno vengono ricevute in municipio, dalla direttrice insieme con altri funzionari e dirigenti. In particolare Franco Nocera, dirigente del municipio in ambito di edilizia privata, presenta un documento importante: è un'ordinanza di demolizione di abusi indirizzata alla cooperativa che gestiva la spiaggia prima di Libera e Uisp. Un'ordinanza del 2010, di sei anni prima, da eseguire allora entro 30 giorni ed evidentemente mai eseguita, che chiede di abbattere un manufatto presente sull’arenile, il chiosco. Il responsabile unico della procedura è proprio Franco Nocera, oggi arrestato per corruzione per le tangenti che avrebbe ricevuto da imprenditori dell'edilizia. Il direttore dell'epoca è Aldo Papalini, anche lui arrestato e già condannato per corruzione, per aver favorito perfino gli interessi del Clan Spada sugli stabilimenti balneari. "Ma l'ordinanza, ovviamente, era la prima volta che veniva mostrata a Uisp e Libera. Omessa dal bando di gara, omessa al momento della firma della convenzione. Omessa perfino quando fu chiesto di conoscere quali lavori di sistemazione effettuare sulla spiaggia. Scomparsa durante gli anni delle gestioni precedenti, o quando il municipio ne riprende possesso. Ma tornata casualmente in voga quando gli affidatari dell’arenile sono Uisp e Libera".

    Annullamento del bando. "Dopo giorni di silenzio, Libera e Uisp, sfinite, decidono di lasciare la spiaggia e abbandonare il progetto, dicharando la nullità della convenzione-contratto ex art. 1418 e ss codice civile per violazione di norme imperative, tra cui artt. 35 e 46 D.P.R. n. 380/2001. Si dichiara quindi la nullità di quel bando e quella convenzione, convinti che sia tutto da rifare alla luce degli elementi emersi fino a quel momento. Il municipio riprenderà espressamente e consapevolmente possesso dei luoghi a seguito di un sopralluogo con il dott. Vulpiani, il Commissario Prefettizio che governa il municipio durante lo scioglimento, dopo aver constatato di fatto e di diritto lo stato dei luoghi. E' il 26 Aprile 2016. Proprio il giorno seguente la nostra dichiarazione di voler lasciare la spiaggia arriverà il primo documento di Anac sulla vicenda che affermerà le lacune di quel bando di gara". Le lacune sottolineate da Anac sono sul bando di gara, non sull'operato di Libera. Ma qui si scatena il fango e la verità viene stravolta. Il municipio, nel bando 2014, in sostanza chiedeva ai gestori di ripristinare uno stato dei luoghi che era in realtà abusivo a monte, le sedicenti associazioni antimafia, non si sa a quale titolo, accusano Libera di aver gestito tutto in maniera opaca.

    Il dossier del 5Stelle. A raccogliere quel dossier infamante per l'associazione di Don Ciotti, pagine che mischiavano le carte in tavola e non raccontavano la verità oggetitva dei fatti, sono i grillini Paolo Ferrara, attuale capogruppo del M5S in Campidoglio, e Davide Barillari, consigliere regionale. Attraverso un copia-incolla fanno loro quel dossier da presentare in Antimafia che consegnaranno in una versione con dicitura "confidenziale
    riservata alla stampa" ai cronisti radunati in una conferenza stampa in Campidoglio il 7 settembre del 2015. L'onda di fango che ne seguì sui social travolse l'operato di Libera a Ostia. Ma oggi la verità viene ristabilità. Non solo dalla spiegazione di Libera ma dall'arresto per corruzione di quel funzionario dell'ufficio tecnico Nocera che fece sparire un documento per tirarlo fuori al momento giusto.
    http://roma.repubblica.it/cronaca/201...aggi_politici_contro_libera-184416847
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  2. «Non si risolve il problema della mobilità di Roma chiamandola “città in movimento” oppure la burocrazia complicata del Campidoglio con la dicitura “città semplice”».

    L’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari ha detto che quelli dell’Agenzia sono «dati irrilevanti».
    «La Montanari, prima di parlare, dovrebbe rispondere alla serie di richieste che le sono state fatte dall’Agenzia, a cui non ha risposto. Ha detto che il piano industriale di Ama stava sul sito, invece se lo tengono stretto. Il gioco delle tre scimmiette con me non funziona».

    Vuole andare allo scontro.
    «No. O lavorano o la smettono di fare gli struzzi e i giocolieri. D’ora in poi ogni capello sarà messo in evidenza».

    Guardi che se continua a dire queste cose la sindaca la caccia.
    «La sindaca? Non può mandarmi via: io dipendo dal consiglio comunale. L’Agenzia risponde all’assemblea».
    https://www.nextquotidiano.it/carlo-sgandurra-giunta-raggi
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  3. Nell’ultima settimana, due articoli pubblicati su due testate americane, BuzzFeed News e New York Times, hanno riproposto al centro dell’attenzione mediatica e politica il tema della propaganda e della disinformazione online nel nostro paese.

    In Italia, questi due articoli si sono inseriti in un rinnovato dibattito sul rischio che le fake news possano inquinare e condizionare la campagna elettorale del prossimo anno. A riaccendere l’interesse su questo tema è stato, in particolare, il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, che durante l’ultima Leopolda, ha citato i due articoli per invitare a battersi contro le fake news, dicendo di “aver sgamato Cinque Stelle e Lega Nord” e annunciando che “ogni 15 giorni il Pd presenterà un rapporto ufficiale sulle schifezze in rete”.

    Abbiamo provato a seguire le fila delle questioni aperte e a ricostruire il contesto e il dibattito a seguito di questi due articoli.
    http://www.valigiablu.it/disinformazione-inchieste-renzi
    Tags: , , , , , , by M. Fioretti (2017-11-28)
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  4. Se dovessimo scommettere, diremmo che la proposta preferita di Matteo Renzi è senza dubbio la terza, quella cucita su misura per lui e per il suo partito. Si tratta però di un azzardo: pochi mesi fa, la coalizione Pd-Sel ha preso poche decine di migliaia di voti in più rispetto a quella guidata da Silvio Berlusconi e al Movimento Cinque Stelle, e si sa quanto in fretta possa cambiare il vento in Italia. Davvero Renzi, pur di poter ambire a una maggioranza blindata senza dover scendere a patti con nessun altro, è disposto a rischiare di regalare una maggioranza del 60% a Berlusconi o a Grillo, che si ritroverebbero quindi a un passo dal Quirinale e dalla possibilità di poter cambiare la Costituzione a piacimento senza neanche dover passare per un referendum? Davvero la democrazia italiana è così stabile da permettere un tale livello di azzardo e un tasso di distorsione della volontà popolare sconosciuto nell'Occidente democratico? Davvero, in un momento in cui, in tutta Europa i partiti maggiori, in particolari quelli coinvolti nel governo della crisi economica, perdono consenso, credibilità e capacità rappresentativa, ciò di cui abbiamo bisogno è un sistema che, unico in Europa, attribuisca loro in maniera del tutto artificiale maggioranze bulgare che non hanno riscontro nella società? Davvero un governo senza ostacoli di un partito del 25% sarebbe un governo forte ed autorevole, in grado di affrontare le sfide complesse del nostro tempo?

    Ci permettiamo di dubitarne e di richiamare l'attenzione sulla pericolosità di far partire il dibattito sulla legge elettorale da queste proposte e in particolare dal presupposto che la legge elettorale debba assicurare, per forza e a prescindere, maggioranze assolute. La crisi di consenso, legittimità e capacità rappresentativa che i partiti in Europa stanno affrontando non si risolve con l'ingegneria elettorale, ma con la riforma della politica. Le spinte autoritarie che si diffondono in Europa e in Italia non vanno sottovalutate. Allontanare ancora di più le già deboli istituzioni rappresentative dalla volontà popolare difficilmente le renderà più solide.
    http://www.ilcorsaro.info/nel-palazzo...ttorali-proposte-da-matteo-renzi.html
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  5. Lo studio dell'Istituto Cattaneo di Bologna spiega la vittoria della candidata grillina, Giuliana Di Pillo, al ballottaggio di domenica 19 novembre. Merito di un partito trasversale che, però, non riesce a sconfiggere l'astensionismo

    "Perché il M5s ha vinto a Ostia?". Questo il titolo dell'analisi, pubblicata il 22 novembre, con cui l'Istituto Cattaneo di Bologna ha analizzato il voto del ballottaggio che ha portato Giuliana Di Pillo del Movimento 5 Stelle a conquistare la presidenza del X municipio romano.
    I voti del Pd confluiti al M5s

    La ricerca coordinata da Marco Valbruzzi, Marta Regalia e Michelangelo Gentilini, ha analizzato i flussi di voto nella città laziale fra il primo turno del 5 novembre e il secondo turno del 19 novembre. La lettura dei numeri ha portato a osservare che gli elettori che al primo turno avevano scelto il Pd o i candidati di sinistra alternativa o civica, al ballottaggio hanno poi premiato la candidata del Movimento 5 Stelle, Di Pillo. Secondo l'Istituto Cattaneo, infatti, la maggioranza degli elettori del Pd, pari al 62%, non è andato a votare, ma fra chi non si è astenuto quasi tutti hanno votato il Movimento 5 Stelle. Solo il 3,9% di loro, infatti, ha scelto il centrodestra.
    Ostia, vince il M5S: Di Pillo batte Picca col 59,6%
    Ostia, vince il M5S: Di Pillo batte P...
    Gli elettori di CasaPound

    L'analisi dell'istituto bolognese passa poi in rassegna il comportamento degli elettori di CasaPound, il movimento di estrema destra su cui si sono concentrate le cronache politiche del pre-voto, per la questione legata al presunto appoggio ottenuto dal clan Spada. Secondo i dati pubblicati, CasaPound ha avuto un exploit nelle elezioni ostiensi, ma non pochi dei suoi elettori hanno scelto di appoggiare Di Pillo al secondo turno. L'analisi evidenzia che la metà dei voti di CasaPound, il 48,7%, al ballottaggio sono confluiti sulla candidata del centrodestra, Monica Picca. E se il 31,7% degli elettori di CasaPound si è astenuto al ballottaggio, il dato non trascurabile, secondo gli analisti, è stato quello dei voti confluiti sulla candidata grillina, pari al 19,6% dell'elettorato del partito guidato da Gianluca Iannone.
    Il potere del M5s e l'astensionismo

    Dati alla mano, fanno sapere dal Cattaneo, il M5s si conferma anche in questa tornata elettorale una "perfetta macchina da ballottaggio", capace di attirare consensi in modo trasversale. Ma se la vittoria del movimento di Grillo è un dato chiaro, altrettanto lo è quello riguardante l'astensionismo. Secondo gli statistici, infatti, coloro che non vanno più a votare rappresentano una parte crescente dell'elettorato italiano che risulta ormai irraggiungibile anche dal M5s, che in questi anni più di ogni altro ha incarnato lo spirito di protesta. A dimostrazione di questa tesi ci sarebbero i voti persi, già al primo turno, rispetto al voto amministrativo di un anno fa. "Il M5s - osservano al Cattaneo - prende voti da tutti gli altri partiti, tranne uno: quello, in crescita, dell'astensionismo".
    http://tg24.sky.it/politica/2017/11/2...lisi-voto.html?social=twitter_skytg24
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  6. «NEppure sulla guerra in Iraq ci eravamo divisi, anche se io alle armi di distruzione di massa di Saddam un poco ci credevo, mentre Elisabetta agli americani non concede mai nulla. E però era bello dividersi su argomenti di sinistra. Ora ci dividiamo sul ‘male minore'».

    Entrambi medici, condividono la passione per i paesaggi del Mediterraneo e per i libri di storia. E infatti stanno leggendo "I Romanov" di Sebag Montefiore. Alberto apre il libro e mi recita il racconto della morte di Caterina: «Il Granduca era circondato da gente di tal fatta che il più onesto meriterebbe di essere impiccato. I cortigiani chiesero stupefatti chi fossero quegli ‘ostrogoti' ». E qui Alberto fa un pausa e guarda Elisabetta. Poi riprende: «Gli ‘ostrogoti' erano il futuro».

    «Per la verità», mi dice Mauro Zeppili, un economista colto e ironico che lavorò con Vincenzo Visco ai tempi del governo Prodi, «il futuro di Ostia finirà proprio quando dovrebbe cominciare: domenica 19. Sino ad allora sarà come se si votasse per la Casa Bianca». Più in là, nella piazza, vedo con la coda dell'occhio che si è formato un gruppetto di ragazzi. Chissà - mi chiedo - se sono di sinistra: neppure uno.

    Mentre li interrogo, qualcuno su Google raccoglie e metabolizza informazioni su di me. Sono simpaticamente spavaldi, mi chiedono perché non lavoro in tv, come mai ho polemizzato con Sgarbi..: boh. Taglio corto: Francesco (Berardi) e Alessio (Federico) stanno con Salvini; Damiano (Picciau) con il Movimento 5 stelle; gli altri sono minorenni: «Io sono fascista» dice uno dei più giovani. E io: davvero?

    Torno a Zeppilli e alla sinistra, ed è come ritirarsi in un college: «Se ti fermi - riprende questo economista mite che sa usare il pensiero illuminista - ti faccio vedere che nelle case della gente di sinistra, nei circoli culturali e durante le cene, tutti discutiamo di ‘male minore' come ai tempi di Hannah Arendt». Zeppilli previene l'obiezione: «Certo, quella fu una delle più grandi tragedie della storia. E però noi, nel nostro piccolo, abbiamo il fascismo di CasaPound all'8 per cento, e abbiamo la mafia alleata del fascismo ». Secondo Zeppilli c'è un afrore selvatico, arcaico e animalesco «da mafia di suburra che a Palermo non ho mai visto» nella testata con cui Spada ha rotto il naso al giornalista Daniele Piervincenzi. «Pensa a quel manganello che aveva a portata di mano ». Già, avesse avuto un coltellaccio: «Come si chiama in siciliano il lungo serramanico appuntito e tagliente che i macellai usano per sgozzare gli agnellini?». Scannaciarredi, si chiama. La scenografia mafiosa è fatta di botte e minacce, come quelle che costringono la nostra Federica Angeli a vivere sotto scorta. Mi dice Federica: «Attento, a Ostia niente è come sembra».

    Dunque "il male minore" fu la scelta che fecero alcuni ebrei di collaborare con i nazisti per salvare se stessi e altri ebrei. L'idea è che si possa scendere a patti col diavolo senza vendergli l'anima. «Ma Hannah Arendt fece notare che chi sceglie il male minore dimentica facilmente che sta scegliendo il male». E però Zeppilli, nonostante tutto, ci crede all'idea del del voto utile: «Io non ho paura a dirlo: alla fine voterò Cinque stelle, perché voglio votare, e perché sono antifascista sin dalla nascita. E dunque scelgo...».

    Lo contesta Elisa, giovane mamma che arriva in piazza con in braccio la figlia Greta: «La padella o la brace: lo chiami scegliere? Io i Cinque stelle non li voterò mai». Pure Carlo Scarfora dice «mai i Cinque stelle». È pensionato e sta nel Pd: «Anche se a votare Pd oggi ci vuole coraggio». Carlo, che è stato nel Pci ed è «figlio e nipote di comunisti », mi presenta il suo amico per la pelle, Mimmo Barbuto. Sono entrambi ex impiegati dell'aeroporto: «Facciamo volontariato insieme, curiamo i giardini, distribuiamo pacchi di cibo ai poveri, ci vediamo tutti i giorni».

    Mimmo voterà Cinque stelle ma non riesce a convincere Carlo: «Ho intenzione di annullare la scheda. E però, se fossi costretto a scegliere, se un demonio mi costringesse a scegliere, voterei Centrodestra. Certo, Berlusconi sarebbe una iattura, ma almeno sappiamo che genere di iattura è». E ora discutono, i due amici per la pelle. Litigate? «Non succederà mai».

    Noto che si parla di Raggi e di Grillo, di Berlusconi e di Salvini, ma molto di rado delle due candidate, le due insegnanti che si affrontano al ballottaggio, Monica Picca e Giuliana Di Pillo, come se fossero solo due controfigure, anzi «due controfgurine » mi corregge Bruno Casula, che all'Alitalia era «un capo perché gestiva i comandanti » dicono i suoi amici per dirmi che è un duro: «No, io non voto i fascisti, né io né mia moglie, né i miei figli. Per me il male minore sono i Cinque stelle». Anche se all'antifascismo della Raggi non crede: «Prima non è andata alla cerimonia di commemorazione delle Fosse Ardeatine. Poi, quando ha capito che la partita di Ostia si sarebbe giocata sull'antifascismo, per convincere la sinistra si è messa a cantare in Campidoglio ‘Bella ciao' e ha pure sfrattato quelli di Fratelli d'Italia dalla storica sede di Colle Oppio... In questo modo non esalta, ma sporca un valore».

    Anche l'antimafia è un valore. Ostia ha paura della parola mafia e quello dell'identità rimane il problema di una città che rifiutò di essere Comune perché voleva restare Roma fuori Roma. I tantissimi ostiensi per bene, che hanno un grande bisogno di farsi accettare, esibiscono spesso la furia del marginale e non vogliono essere ridotti a popolo di mafia. Dico: «negare la mafia è tipico della mafia» e subito la piazza si accende: «Non siamo mafiosi, qui ci sono persone per bene. La vera mafia sta altrove». Sempre la giusta difesa del territorio produce zone di ambiguità. Sicuramente la famiglia Spada ha organizzato feste e befane con i fascisti di CasaPound, ha accarezzato i Cinquestelle, ma ha anche cercato di frequentare la Caritas di don De Donno, il prete di strada che alle elezioni ha superato l'8 per cento, ed è un leader naturale della sinistra, quella più a sinistra del Pd. E infatti i Cinque stelle lo corteggiano, gli promettono commissioni e consulenze. Lui replica dicendo che farà «l'opposizione anche dell'opposizione ». I Rom lo aiutavano durante la campagna elettorale. Don De Donno gestisce lo sportello antiusura. E' un religioso di 71 anni, semplice, appassionato, carismatico ma ingenuo. E infatti partecipò alla manifestazione contro il commissariamento per mafia.

    Il luogo che sicuramente la mafia non frequenta è il Divine, il locale associato all'Arcigay, dedicato alla drag queen americana: «Siamo di sinistra, ma non diamo indicazioni di voto», dicono i proprietari Valerio e Massimo. Il Divine ha ospitato il primo confronto tra i candidati: «Sono venuti tutti tranne i due della destra, la candidata di Fratelli d'Italia e quello di CasaPound». C'era anche il candidato della lista di Beatrice Lorenzin, ministra della Sanità, che è nata e cresciuta ad Ostia, anche lei nel villaggio Alitalia, ragazza berlusconiana. A Ostia si impara a combattere? «È il Municipio che è stato sciolto per mafia. E' il luogo dove Pasolini è stato ucciso da uno dei suoi ragazzi di vita. Ed è una città abusiva per due terzi. Quella orribile aggressione ai giornalisti è purtroppo molto ostiense». Ostia è la protagonista di ‘Non essere cattivo' e di ‘Amore tossico'. Ho chiesto a Beatrice Lorenzin: si è mai drogata? «Mai. Ne ho visti morire troppi ». I drogati della sua giovinezza erano tutti di sinistra? «No, ma a sinistra erano più vulnerabili, e nei centri sociali ne circolava tanta». I famosi centri sociali di Ostia sono stati i grandi nemici della Lorenzin che, ora mi dice, non darà indicazioni di voto, anche se, per le stramberie della legge elettorale, il suo candidato, che si chiama Andrea Bozzi, sarebbe ripescato solo con la vittoria dei Cinque stelle. Ma insiste la ministra: «Ognuno farà come vuole, ma se dipendesse da me nessun voto andrebbe mai ai Cinque stelle».

    Il giovane Matteo Moi, che è l'anima del Divine, studia Scienze Politiche e lavora anche nel ristorante del padre, il Soul Kitchen River, ma progetta di emigrare a Parigi perché «di Ostia non ne posso più». Orfano di madre, ha una zia che sta nel movimento "Il Popolo della Famiglia" di Adinolfi, la nonna gli vuol bene ma non lo approva, il fratello è a Londra a studiare fotografia: «Già lunedì 20 nessuno si occuperà più di Ostia e torneremo irrilevanti, nonostante le nostre mafie, i muri che nascondono il mare, la sporcizia e... persino i Krapfen con la crema, che non sono quelli austriaci». Questo dolce, che è un' esclusività del bar Paglia in piazza Anco Marzio è davvero buonissimo «e la ricetta è un segreto che Alessandro ha ricevuto in eredità dal padre e ora custodisce insieme con la moglie».

    Alessandro, elegante e magro, non somiglia al pasticciere tipo: ha sempre votato Pd e forse voterà Cinque stelle: «il male minore », dice anche lui. Matteo con i suoi jeans bucati e il sorriso pulito rifiuta l'immagine dell' Ercole al bivio, il famoso dipinto di Annibale Carracci che è l'icona dell'indecisione, e pensa di annullare la scheda. No dunque al male minore che Eyal Weizman considera una tentazione diabolica: «Meglio fare niente, perché fare niente è l'ultima forma effettiva di resistenza e le conseguenze concrete del rifiuto, e dunque del caos, sono quasi sempre migliori, se sono abbastanza le persone che rifiutano»
    http://ricerca.repubblica.it/repubbli...a/2017/11/10/dilemmaa-sinistra08.html
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  7. Raggi: “Abbatteremo il lungomuro, 50% spiagge libere. Roma torna ad affacciarsi sul mare”
    02:04
    di Alberto Sofia | 20 novembre 2017
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    6,3 mila

    Più informazioni su: Ostia, Virginia Raggi

    “Roma torna ad affacciarsi sul mare in maniera pulita e legale. Restituiremo il mare ai cittadini di Ostia e della Capitale: il 50% delle spiagge sarà libero“. Queste le parole del sindaco capitolino Virginia Raggi, nel corso di una conferenza in cui è stato presentato il Pua (piano di utilizzazione degli arenili), alla quale hanno partecipato anche il prefetto Domenico Vulpiani, nominato commissario del X Municipio dopo lo scioglimento per mafia, l’assessore capitolino all’Urbanistica Luca Montuori e il capogruppo M5S Paolo Ferrara. Raggi ha illustrato le linee guida del piano, che intende rimettere ordine a un settore, quello degli stabilimenti balneari, negli anni divenuto il “bottino” per le mafie del litorale capitolino. “Verranno preservati gli edifici storici. È un lavoro imponente, si è trattato di mettere mano a 71 concessioni. È un punto di partenza, un inizio”. ha rivendicato l’esponente M5s, il giorno dopo la vittoria della grillina Giuliana Di Pillo alle elezioni municipali. L’iter dell’approvazione è stato chiarito dallo stesso Vulpiani: prevede una fase preliminare di 105 giorni dal via libera dell’Assemblea capitolina. Affinché il Piano sia efficace serviranno però 550 giorni tra adozione, pubblicazione, fase delle osservazioni dei cittadini, poi l’invio alla Regione, la base, la conferenza dei servizi. Infine, l’approvazione e pubblicazione delle concessioni. Solo al termine di questo percorso potranno essere bandite le gare: “La proposta che abbiamo fatto all’assemblea Capitolina – ha aggiunto – è quella di ripartire da zero. Chi ha rispettato tutte le regole dovrà adeguarsi alle disposizioni dell’assemblea e parteciperà alla gara ed avrà dei vantaggi”, ha concluso Vulpiani
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017...torna-ad-affacciarsi-sul-mare/3990420
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  8. (AGENPARL) – Roma, 20 nov 2017 – “Vogliamo restituire ai cittadini il mare di Ostia, diremo finalmente addio al lungomuro riconsegnando così a Roma diciotto chilometri di bene comune. In questi mesi abbiamo lavorato in sinergia con il Prefetto Vulpiani e la commissione prefettizia composta anche dal viceprefetto Claudio Vaccaro e Maurizio Alicandro. L’obiettivo comune è stato quello di far riappropriare il territorio delle spiagge e del mare, beni dì cui i romani sono stati privati a causa del degrado e dell’abusivismo. Con il Piano di utilizzazione degli Arenili avviamo l’iter che consentirà al litorale di rinascere”. Lo afferma nella presentazione in Campidoglio nella sala della Promoteca la sindaca di Roma, Virginia Raggi
    http://www.agenparl.com/ostia-dal-lun...adini-diciotto-chilometri-bene-comune
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  9. a. insieme all’astensione, cresce la quota degli elettori che non votano per qualcuno ma contro qualcuno: è il discorso del voto utile, per il quale, più che per eleggere un parlamentare, si vota per impedire l’elezione del suo concorrente

    b. Nonostante la comune avversione per i “populisti” 5s di Pd e destra, i rispettivi elettorati detestano molto di più l’altro polo. Quando la sfida era fra M5s e centrosinistra, gli elettori di destra preferivano votare 5s nei ballottaggi, ora che la sfida è fra M5s e destra, gli elettori dem preferiscono votare 5s.

    c. Pertanto, il M5s inizia a configurarsi come un partito Condorcet-vincente (cioè un partito in grado di vincere qualsiasi competizione a due, secondo la legge di Condorcet)

    d. Il che è un po’ paradossale, ove si consideri che il partito Condorcet vincente è, tradizionalmente un partito di centro, mentre il M5s continua ad essere scelto da una importante fetta di elettorato come un partito anti sistema (non si capisce se da destra o da sinistra, ma comunque anti sistema). Insomma, la parte più solida del suo elettorato è composta da elettori che lo indivuidiano come l’unica alternativa credibile a questa classe politica nel suo complesso ed, in nome di questo “perdona” ogni scivolone, ma a questo corpo centrale si affiancano alternativamente due ali che lo premiano per contrastare la fazione opposta.

    e. Tutto questo, ovviamente, rende difficile immaginare qualsiasi coalizione: una coalizione Pd-Fi comporterebbe una reazione molto negativa dei rispettivi elettorali ed in particolare di quello del partito minore, che apparirebbe come subalterno all’altro, ma rende difficile anche una coalizione fra M5s ed uno degli altri due, perché potrebbero reagire male sia la fascia centrale dell’elettorato grillino (che vuole il movimento alternativo ad entrambi gli altri poli) sia l’ala aggiuntiva del partito opposto a quello in coalizione con i 5s. Al massimo si può pensare ad un governo 5s con l’appoggio esterno e non contrattato di uno dei due, ma con il rischio di una crisi per ogni singolo provvedimento di qualche importanza.

    f. E’ difficile dire quale sarà il comportamento dell’elettorato in una votazione che lo sollecita in direzioni contrastanti: il voto di collegio uninominale spingerebbe al comportamento del voto utile e, quindi, penalizzerebbe il partito terzo, ma il voto proporzionale (che elegge i 2/3 dei parlamentari) sollecita al voto di fedeltà. Quello che appare probabile è che nessuno dei tre poli possa prendere il 40% e la maggioranza assoluta dei seggi.

    g. Ultima conseguenza: la tendenza attuale dice che nessuno prenderà il 40%, che il M5s, come lista, prenderà la maggioranza relativa (in quanto l’elettorato di destra è spezzato fra Fi e Lega), ma, come coalizione, sarà prima la destra (essendo poco immaginabile che il M5s da solo possa batterla). Il che porrà un delicato problema istituzionale al Presidente: è tradizione che, in assenza di una maggioranza predeterminata, il primo incarico venga dato al partito di maggioranza relativa, ma, in questo caso, va tenuto in considerazione il singolo partito o la coalizione?

    Probabilmente il M5s sosterrà che è al partito che bisogna guardare, mentre la destra alla coalizione. Il paradosso è che ad essere avvantaggiato, non sarà il primo incaricato, ma il secondo, che potrebbe valersi del fallimento precedente e presentarsi come quello che salva la legislatura. Ci sarà da vedere.

    Aldo Giannuli
    http://www.aldogiannuli.it/il-risultato-di-ostia
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  10. Ostia, mille persone sfilano al corteo anti-mafia dopo l'aggressione ai giornalisti della trasmissione Nemo di Raidue da parte di Roberto Spada. Paradossalmente, durante la manifestazione, dopo un dissidio tra manifestanti di sinistra e attivisti del Movimento 5 Stelle, la folla comincia a insultare i giornalisti presenti: "Siete dei servi, fate schifo". Poco più avanti, in piazza Gasparri -fortino del Clan Spada- la gente scende in strada per insultare i cronisti: "Altro che capocciata, io gli avrei dato un calcio nelle palle".
    https://youmedia.fanpage.it/video/aa/Wgdxv-SwfSK0CAtv
    Tags: , , by M. Fioretti (2017-11-13)
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