Tags: legge elettorale*

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  1. Se dovessimo scommettere, diremmo che la proposta preferita di Matteo Renzi è senza dubbio la terza, quella cucita su misura per lui e per il suo partito. Si tratta però di un azzardo: pochi mesi fa, la coalizione Pd-Sel ha preso poche decine di migliaia di voti in più rispetto a quella guidata da Silvio Berlusconi e al Movimento Cinque Stelle, e si sa quanto in fretta possa cambiare il vento in Italia. Davvero Renzi, pur di poter ambire a una maggioranza blindata senza dover scendere a patti con nessun altro, è disposto a rischiare di regalare una maggioranza del 60% a Berlusconi o a Grillo, che si ritroverebbero quindi a un passo dal Quirinale e dalla possibilità di poter cambiare la Costituzione a piacimento senza neanche dover passare per un referendum? Davvero la democrazia italiana è così stabile da permettere un tale livello di azzardo e un tasso di distorsione della volontà popolare sconosciuto nell'Occidente democratico? Davvero, in un momento in cui, in tutta Europa i partiti maggiori, in particolari quelli coinvolti nel governo della crisi economica, perdono consenso, credibilità e capacità rappresentativa, ciò di cui abbiamo bisogno è un sistema che, unico in Europa, attribuisca loro in maniera del tutto artificiale maggioranze bulgare che non hanno riscontro nella società? Davvero un governo senza ostacoli di un partito del 25% sarebbe un governo forte ed autorevole, in grado di affrontare le sfide complesse del nostro tempo?

    Ci permettiamo di dubitarne e di richiamare l'attenzione sulla pericolosità di far partire il dibattito sulla legge elettorale da queste proposte e in particolare dal presupposto che la legge elettorale debba assicurare, per forza e a prescindere, maggioranze assolute. La crisi di consenso, legittimità e capacità rappresentativa che i partiti in Europa stanno affrontando non si risolve con l'ingegneria elettorale, ma con la riforma della politica. Le spinte autoritarie che si diffondono in Europa e in Italia non vanno sottovalutate. Allontanare ancora di più le già deboli istituzioni rappresentative dalla volontà popolare difficilmente le renderà più solide.
    http://www.ilcorsaro.info/nel-palazzo...ttorali-proposte-da-matteo-renzi.html
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  2. Il "Rosatellum bis" prevede un sistema misto, sia per la Camera che per il Senato. In entrambe le Camere, il 64% dei seggi è eletto con metodo proporzionale e il 36% in collegi uninominali maggioritari a turno unico. È quindi una sorta di "Mattarellum" “a rovescio” per così dire: nella legge Mattarella infatti (con cui si votò nel 1994, 1996 e 2001) era la quota maggioritaria a prevalere su quella proporzionale, in un rapporto 75-25.

    Per accedere ai seggi nella parte proporzionale bisogna superare una soglia di sbarramento del 3% che si applica su scala nazionale, alla Camera e al Senato. Nei collegi uninominali maggioritari, invece, sarà eletto il candidato con un voto in più degli altri.
    La scheda elettorale

    Gli elettori voteranno su una scheda piuttosto simile a quella con cui si vota per le elezioni comunali: il nome di ciascun candidato di collegio sarà stampato su un rettangolo orizzontale, sotto al quale vi saranno dei riquadri contenenti i simboli delle liste che lo sostengono e i relativi candidati (da due a quattro nomi per ciascuna lista) che saranno eletti nella parte proporzionale. Le liste infatti potranno coalizzarsi per sostenere dei candidati comuni nei collegi, per massimizzare le possibilità di vittoria. Le coalizioni dovranno essere uniformi sul piano nazionale (niente alleanze “a macchia di leopardo” quindi).
    http://www.valigiablu.it/legge-elettorale-rosatellum-bis
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  3. Il voto all'estero, introdotto nel 2001 dalla legge Tremaglia con modifica del testo costituzionale, riguarda un elettorato di oltre 4 milioni di persone e un bottino di 18 seggi, 12 alla Camera e 6 al Senato. "L'abolizione dell'attuale voto per corrispondenza, significherebbe una partecipazione irrisoria dei nostri connazionali all'estero" ha attaccato Laura Garavini, deputata dei dem, eletta nella sezione Europa, al margine del convegno organizzato nei giorni scorsi "Il Pd per gli italiani all'estero".

    ROSATELLUM BIS, LA SCHEDA

    Un tema caro dunque ai democratici quello della circoscrizione Estero, da sempre loro roccaforte e in cui risultano tuttora il primo partito. Se si guardano infatti i risultati della scorsa tornata elettorale il Pd ha ottenuto il 30% dei voti, guadagnando 5 seggi alla Camera e 4 al Senato. Uno stacco significativo rispetto al 10% incassato dai 5 Stelle, con un solo deputato eletto, e un risultato in controtendenza con quello della penisola. All'interno dei confini nazionali la lista più votata era stata infatti quella del Movimento.

    Le polemiche sul voto degli italiani all'estero non sono nuove tra i Cinquestelle. Già a dicembre il dibattito si era acceso alla vigilia del referendum costituzionale, quando i grillini denunciarono opacità nel voto per corrispondenza. Una procedura definita "incostituzionale", che viola la segretezza del voto e soggetta a facili brogli con schede elettorali non vidimate e in numero superiore rispetto al dovuto. A votare in quell'occasione furono in più di un milione e il 64% si espresse a favore della riforma voluta da Matteo Renzi. Un risultato dunque di nuovo ribaltato rispetto a quello italiano.

    Nella lotta all'ultimo seggio ingaggiata dai partiti a pochi mesi dal rinnovo del Parlamento,
    i 18 onorevoli della circoscrizione Estero potrebbero risultare l'ago della bilancia per la formazione di una maggioranza di governo. Come accaduto già nel 2006, quando i 4 Senatori dell'Unione eletti all'estero consentirono a Prodi di tornare a palazzo Chigi.
    http://www.repubblica.it/politica/201...i_italiani_all_estero_-177225425/?rss
    Tags: , by M. Fioretti (2017-10-03)
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  4. Il sistema tedesco regala ai Cinquestelle, incaprettati dall’esperienza piuttosto sconfortante della giunta Raggi, il premio di minoranza. Felici e contenti occuperanno di sicuro i seggi all’opposizione. Quella sanno fare e, visti i risultati, quella vogliono continuare a fare. Al Pd di Renzi il proporzionale tedesco regala in governo in condominio con Forza Italia, senza neanche l’obbligo di svelare agli italiani la vergogna. Sarà un patto del Nazareno bis. Un patto con Silvio Berlusconi, la mummia politica, il leader espulso per indegnità dal Parlamento che vede il suo potere parassitario e statico consolidarsi ancora di più.

    Si andrà al voto in autunno, e non già perché gli italiani lo chiedano a gran voce. A Renzi conviene, e si capisce, coprire con la propaganda i tagli della manovra e spostarli più in là, quando tutto sarà deciso. E quando tutto sarà deciso lui sarà al governo con Berlusconi, perché – si dirà – un governo si deve pur fare, e Grillo, felicissimo, griderà dall’opposizione al tradimento, all’inciucio, al piccolo golpe.

    E tutti vivranno felici e contenti.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...-e-i-furbetti-del-quartierino/3626380
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  5. Marco ieri ha proposto l’unica alternativa: le frattaglie di sinistra si uniscono, da Bersani a Pisapia a Civati a Fratoianni eccetera; trovano un leader credibile, sperando nell’effetto Melenchon; e raccattano un 5-10%. A quel punto i 5 Stelle, qualora baciati da un largo consenso (e non è affatto detto), dovrebbero bussare alla porta della sinistra, per fare un governo di scopo con pochi punti fondamentali. Per esempio reddito di cittadinanza, seria legge anticorruzione, legge sul conflitto di interessi, lotta all’evasione, recupero del sommerso, abolizioni dei vitalizi e più in generali degli sprechi, interruzione delle cosiddette “grandi opere” (inutili). Eccetera. Non un’alleanza pre-elettorale, ma un accordo programmatico post-elettorale limitato ad alcuni punti. Del resto, nel Parlamento Europeo, il M5S vota quasi sempre con la sinistra (alla faccia dell’alleanza tattica con Ukip) e il Pd quasi sempre col centrodestra: “Renzusconi” esiste già e l’unico a non averlo capito è Zucconi. Tale accordo, per quanto complicato per motivazioni personali ma pure politiche (pensate alla tematica migratoria e a quella europeista), sarebbe possibile. E sarebbe bello. Ma non credo che accadrà. Per questi motivi.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/31/m5s-sinistra-si-puo/3626746
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  6. Il primo obiettivo di questo governo non è tanto la legge elettorale, ma una legge elettorale che saboti il M5S. Doveva esserlo anche l’Italicum, ma essendo stupidi hanno creato un troiaio che non è solo incostituzionale ma pure involontariamente pro-grillino. I 5 Stelle sono attorno al 30%, quindi il male minore per tutto il resto del Parlamento è partorire una fetecchia fortemente proporzionale. In questo modo il M5S sarà alle Camere come il PCI nei Settanta: tanto numeroso quanto sempre all’opposizione. Che poi, magari, è anche il sogno di molti 5 Stelle (governare è complicato).

    Piccolo particolare: così facendo qualsiasi governo nato da un proporzionale più o meno spinto dovrà confrontarsi con una opposizione molto forte. E quindi dovrà vivacchiare. Renzi voleva il combinato disposto Schiforma-Italicum per tiranneggiare. Si ritrova invece odiato e con una legge elettorale che – qualsiasi essa sia – lo renderà bene che vada (per lui) vincente ma non vincentissimo. Senza maggioranze bulgare, drogate da abominevoli premi di maggioranza. Costretto quindi a mercanteggiare, a sopravvivere. Un eterno basso cabotaggio. Come un democristianicchio minore catapultato nella Prima Repubblica. Che è poi quel che è.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...regna-signoreggia-e-soverchia/3251898
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  7. Mai un voto, a mia memoria, è stato sottoposto a pressioni così esagitate, improprie e depistanti: più che una campagna referendaria sembra una nobile gara a chi ci tratta meglio da stupidi
    http://www.internazionale.it/opinione...11/29/referendum-costituzionale-si-no
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  8. I mercati finanziari vedrebbero una conferma di un «trumpismo» che contagia anche l’Italia: sebbene con Donald Trump alla Casa Bianca sia difficile prevedere quali effetti produrrebbe una vittoria del No. È più facile scommettere che in quel caso Matteo Renzi si presenterebbe dimissionario al Quirinale. E non soltanto perché lui stesso l’ha dichiarato o fatto capire più volte, con una miscela di imprudenza e di ingenuità. Il problema è che, se non lo facesse, rimarrebbe a Palazzo Chigi alla guida di un governo finito: non solo non eletto, ma logorato dal voto chiesto da lui. Avere inchiodato per trenta mesi il Paese per approvare riforme bocciate dal popolo lo delegittimerebbe senza appello.

    Le spinte per tornare a un sistema proporzionale, anche se temperato da un qualche premio per la coalizione vincente, sono forti. Ma soprattutto, si va radicando la convinzione che in un Parlamento con partiti rappresentati su base proporzionale, un predominio del Movimento 5 stelle diventerebbe impossibile. Nessuna formazione potrebbe prendere il controllo del Parlamento e del governo avendo appena un terzo o poco più dei voti. La frammentazione e la pluralità dei partiti diventerebbero non solo un handicap ma una garanzia. Dunque, il secondo paradosso è che il No probabilmente finirebbe per ridurre e non accentuare il rischio di un’egemonia di Grillo. Sono scenari, non previsioni. La parola decisiva sarà quella del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Spetterà a lui tirare le conclusioni politiche e istituzionali di un referendum da metabolizzare in fretta.
    http://www.corriere.it/referendum-cos...48c-acfa-11e6-afa8-97993a4ef10f.shtml
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  9. L’asse con il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e con Alleanza popolare di Denis Verdini ne risulterebbe rafforzato. In tempi molto rapidi si registrerebbe un rimpasto nel governo per renderlo meno evanescente e più adatto ad affrontare le elezioni politiche. E all’inizio del 2017 si celebrerebbe il congresso del Pd e si accelererebbero le dinamiche che porterebbero a una scissione ormai in embrione. Sulla carta, l’idea di un rilancio della maggioranza fino al 2018 sarebbe la più naturale.

    Esplora il significato del termine: La tentazione del voto Eppure, la tentazione di capitalizzare in fretta il risultato potrebbe rivelarsi prepotente. Un Renzi vincente difficilmente rinuncerebbe a intestarsi i consensi referendari; e a tradurli in voti che gli darebbero finalmente una legittimazione anche popolare. C’è da chiedersi se il Sì vincente attenuerebbe le tensioni di queste settimane con l’Europa. Dipenderà molto dall’atteggiamento europeo, e insieme dal tipo di campagna elettorale per la quale il governo opterà. In questo scenario, l’Italicum al massimo sarebbe ritoccato: quanto basta per non trovarsi al ballottaggio con uno schieramento trasversale ostile. Il paradosso di Renzi è che una vittoria il 4 dicembre non annienta il Movimento 5 stelle: più forte è il Sì, più è verosimile la prospettiva di elezioni politiche nelle quali lo scontro finale sarebbe proprio con Beppe Grillo. Il ritorno al bipolarismo Considerate le divisioni del centrodestra, alla fine i tre poli si ridurrebbero a due: il partito di Renzi e il M5S. E la probabilità che alla fine possa prevalere una forza antisistema e antieuropea crescerebbe. Renzi è convinto che di fronte a un’opzione così drammatica, l’elettorato convergerebbe sul suo schieramento. Ma l’operazione sfiora l’azzardo, visto il contorno culturale, prima ancora che politico nel quale è immerso l’Occidente. » La tentazione del voto

    Eppure, la tentazione di capitalizzare in fretta il risultato potrebbe rivelarsi prepotente. Un Renzi vincente difficilmente rinuncerebbe a intestarsi i consensi referendari; e a tradurli in voti che gli darebbero finalmente una legittimazione anche popolare. C’è da chiedersi se il Sì vincente attenuerebbe le tensioni di queste settimane con l’Europa. Dipenderà molto dall’atteggiamento europeo, e insieme dal tipo di campagna elettorale per la quale il governo opterà. In questo scenario, l’Italicum al massimo sarebbe ritoccato: quanto basta per non trovarsi al ballottaggio con uno schieramento trasversale ostile. Il paradosso di Renzi è che una vittoria il 4 dicembre non annienta il Movimento 5 stelle: più forte è il Sì, più è verosimile la prospettiva di elezioni politiche nelle quali lo scontro finale sarebbe proprio con Beppe Grillo.

    Il ritorno al bipolarismo

    Considerate le divisioni del centrodestra, alla fine i tre poli si ridurrebbero a due: il partito di Renzi e il M5S. E la probabilità che alla fine possa prevalere una forza antisistema e antieuropea crescerebbe. Renzi è convinto che di fronte a un’opzione così drammatica, l’elettorato convergerebbe sul suo schieramento. Ma l’operazione sfiora l’azzardo, visto il contorno culturale, prima ancora che politico nel quale è immerso l’Occidente.
    http://www.corriere.it/referendum-cos...2ea-acf9-11e6-afa8-97993a4ef10f.shtml
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  10. L’alternativa ovviamente esiste ed è in fondo quella più naturale. Consiste nel battere politicamente il M5S. Entro settembre bisognerà aver fatto una valutazione su questo punto, avendo presente tutte le variabili dello scenario: l’azione del governo (banche, legge di stabilità, popolarità di Renzi ecc.), l’azione del centro destra (riuscirà Parisi a ridare una prospettiva al centro destra e recuperare i voti che a Roma e Torino sono andati al M5S?), lo scenario internazionale (migrazioni, terrorismo, guerre ecc.). Conterà anche capire come si schiererà la grande stampa che al momento sembra più attratta da un insulso tran-tran antirenziano che dalla sostanza dei problemi che incombono.

    Anche le controindicazioni sono evidenti. Se si cambia l’Italicum, la sera delle elezioni non si saprà chi ha vinto e si dovrà formare un governo di coalizione. Verosimilmente si tratterà di una grande coalizione alla tedesca, dal momento il M5S, anche se arrivasse primo, non vorrà allearsi con nessuno. In Germania la grande coalizione ha funzionato piuttosto bene. In Italia funzionerebbe male, perché le forze politiche si sono combattute selvaggiamente nel corso degli anni, rischierebbe di divenire un bersaglio fisso per il M5S e di durare pochi mesi. Si tornerebbe dunque ben presto alle urne con un M5S ulteriormente rafforzato.
    http://www.firstonline.info/Blog/giam...talicum-/NTVfMjAxNi0wOC0wNF9GT0x8Mzk4
    Tags: , , , by M. Fioretti (2016-08-08)
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