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  1. Il sistema tedesco regala ai Cinquestelle, incaprettati dall’esperienza piuttosto sconfortante della giunta Raggi, il premio di minoranza. Felici e contenti occuperanno di sicuro i seggi all’opposizione. Quella sanno fare e, visti i risultati, quella vogliono continuare a fare. Al Pd di Renzi il proporzionale tedesco regala in governo in condominio con Forza Italia, senza neanche l’obbligo di svelare agli italiani la vergogna. Sarà un patto del Nazareno bis. Un patto con Silvio Berlusconi, la mummia politica, il leader espulso per indegnità dal Parlamento che vede il suo potere parassitario e statico consolidarsi ancora di più.

    Si andrà al voto in autunno, e non già perché gli italiani lo chiedano a gran voce. A Renzi conviene, e si capisce, coprire con la propaganda i tagli della manovra e spostarli più in là, quando tutto sarà deciso. E quando tutto sarà deciso lui sarà al governo con Berlusconi, perché – si dirà – un governo si deve pur fare, e Grillo, felicissimo, griderà dall’opposizione al tradimento, all’inciucio, al piccolo golpe.

    E tutti vivranno felici e contenti.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...-e-i-furbetti-del-quartierino/3626380
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  2. Marco ieri ha proposto l’unica alternativa: le frattaglie di sinistra si uniscono, da Bersani a Pisapia a Civati a Fratoianni eccetera; trovano un leader credibile, sperando nell’effetto Melenchon; e raccattano un 5-10%. A quel punto i 5 Stelle, qualora baciati da un largo consenso (e non è affatto detto), dovrebbero bussare alla porta della sinistra, per fare un governo di scopo con pochi punti fondamentali. Per esempio reddito di cittadinanza, seria legge anticorruzione, legge sul conflitto di interessi, lotta all’evasione, recupero del sommerso, abolizioni dei vitalizi e più in generali degli sprechi, interruzione delle cosiddette “grandi opere” (inutili). Eccetera. Non un’alleanza pre-elettorale, ma un accordo programmatico post-elettorale limitato ad alcuni punti. Del resto, nel Parlamento Europeo, il M5S vota quasi sempre con la sinistra (alla faccia dell’alleanza tattica con Ukip) e il Pd quasi sempre col centrodestra: “Renzusconi” esiste già e l’unico a non averlo capito è Zucconi. Tale accordo, per quanto complicato per motivazioni personali ma pure politiche (pensate alla tematica migratoria e a quella europeista), sarebbe possibile. E sarebbe bello. Ma non credo che accadrà. Per questi motivi.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/31/m5s-sinistra-si-puo/3626746
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  3. La posizione definitiva dell’amministrazione comunale, successiva al blitz romano di Beppe Grillo, non è ancora ufficiale. Ma quello che trapela da fonti vicine alla sindaca Raggi sembra proprio essere ciò che i vertici di Palazzo Senatorio porteranno questo pomeriggio all’incontro con il costruttore Luca Parnasi, numero uno della Eurnova Spa, e il direttore generale della Roma, Mauro Baldissoni. In sostanza, Raggi e gli avvocati capitolini chiederanno al proponente di spostare gli impianti sportivi (stadio compreso) in modo da salvaguardare la struttura dell’ex Ippodromo di Tor di Valle che potrebbe essere vincolata dal Mibact e di ridurre “sensibilmente” le cubature per la parte relativa al business park, dunque alle torri di Libeskind. Il problema è che nel progetto originario proprio quelle cubature dovevano giustificare la realizzazione di opere pubbliche come il potenziamento della Roma-Lido e il ponte sul Tevere, indispensabili per la fruizione del futuro stadio. L’arma in mano ai vertici capitolini è quella della “illegittimità” della delibera prodotta dalla Giunta guidata dall’ex sindaco Ignazio Marino; la carta della Roma, invece, è la minaccia di una richiesto di risarcimento monstre insostenibile per le flebili casse del Comune di Roma.

    PRESSING DI TIFOSI E CONI
    L’ipotesi rottura ovviamente non piace ai tifosi giallorossi, che al grido di #FamoStoStadio si stanno dando appuntamento, su Twitter, per stamattina in Campidoglio, mentre il presidente Pallotta ha già parlato di “catastrofe per il futuro dell’As Roma e del calcio italiano”, lasciando intendere che potrebbe anche decidere di mettere in vendita il club giallorosso. “Si può dire sì o no allo stadio. Dire facciamolo ma facciamolo da un’altra parte mi sembra poco serio”, è il giudizio del presidente Coni, Giovanni Malagò. “L’unica cosa che so è che se non si farà lo stadio sarà un disastro non solo per la Roma ma anche per il calcio italiano”, avverte il presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, a margine dell’incontro con Carlo Tavecchio. Parole come “catastrofi” e “disastro” non piacciono però all’ex vicesindaco e assessore allo Sport, Daniele Frongia: “Lavoriamo proprio per evitarle”, ha dichiarato.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...ice-no-pronte-tre-alternative/3412122
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  4. Una posizione netta, che schiera i dem a favore del progetto: "Tutti noi nella scorsa consigliatura abbiamo votato la delibera che sancisce la pubblica utilità. Vale a dire: sì allo stadio ma con annesse opere pubbliche fondamentali per l'opera e per la bonifica e fruibilità di
    un intero quadrante della città. Le opere pubbliche sono per noi fondamentali e valgono 440 milioni di euro. Raggi si assuma la sua responsabilità, noi continueremo a sostenere il progetto Stadio con le opere pubbliche connesse e speriamo che a nessuno venga in mente di limare oltre alle cubature commerciali, che per noi possono essere tranquillamente riviste, anche le opere pubbliche votate in Aula. Questo si sarebbe un cedimento al privato contro l'interesse pubblico"
    http://roma.repubblica.it/cronaca/201...vertice_in_campidoglio-158906319/?rss
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  5. Da anni si è radicalizzata una tendenza: meglio pasticcioni che disonesti. O se preferite: meglio il nuovo autentico, benché spesso fantozziano, del gattopardismo untuoso di Renzi. Un esempio: ieri le due notizie che più rimbalzavano in Rete erano i congiuntivi disattesi di Di Maio e la conferma di Del Sette al vertice dell’Arma dei Carabinieri. Ora: capite bene che c’è una sperequazione evidente di “dolo”. Di Maio non ne indovina una da mesi tra Pinochet, lobby, mail, Muraro e congiuntivi devastanti, però di lui puoi dire al massimo che ultimamente pare un mix tra Filini e il robot Zed della Carrà: un imbranato, non un disonesto. Dall’altra parte c’è un militare sotto inchiesta (con Lotti), tenuto lì come nulla fosse dal governo Gentiloni. Giusta o sbagliata che sia, la sensazione di molti è la seguente: meglio un nuovo imbranato ma un onesto di un (finto) nuovo smaliziato ma falso. E magari pure disonesto.

    9. I 5 Stelle hanno un enorme problema di classe dirigente. Enorme. Se però dall’altra parte hai i Carbone e le Picierno, puoi permetterti di tutto. Persino un Sibilia.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...dono-nei-consensi-ecco-perche/3317459
    Tags: , , , by M. Fioretti (2017-01-16)
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  6. Chi ha votato cinquestelle non chiedeva blande riforme, ma una rivoluzione, un taglio netto col passato, e pazienza se avrebbe comportato tagli di teste dirigenziali, non sarebbe stato spoil system ma nuovo inizio per una città stremata. Bastava dunque guardare il curriculum di Marra per capire che mai e poi mai avrebbe potuto rappresentare tutto questo, al di là delle inchieste che presto lo avrebbero portato agli arresti: nel 2006, come riporta il Corriere di oggi, Marra va all’Unione nazionale incremento razze equine (Unire), a dirigere la sezione galoppo. E chi è segretario dell’Unire? Franco Panzironi, ex braccio destro all’Ama di Alemanno. Nel 2008 entra in Campidoglio: e chi è che lo nomina? Alemanno, a direttore del dipartimento patrimonio e casa, e poi dell’ufficio per le politiche abitative. Luogo delicatissimo, dove vigono corruzione e clientelismi che certo Marra non risolve. Nel 2010 diventa consulente economico del direttore generale della Rai, sotto il governo Berlusconi. Infine nel 2011, ciliegina sulla torta, guida la direzione personale, demanio e patrimonio della Regione Lazio, con la giunta Polverini, per tornare in Comune nel 2013 e avvicinarsi a Virginia Raggi.

    Mi chiedo: c’era bisogno di altro per scartare il cv di Marra? Come è potuto diventare un dirigente della giunta Raggi e per di più un fedelissimo della sindaca? Chi ha votato il Movimento perché tutto cambiasse è rimasto attonito fin dall’inizio. Perché questa scelta aveva un passato pesante, altro che taglio radicale, altro che rivoluzione. I romani volevano un’amministrazione totalmente nuova, con gente presa dal basso, fuori dai cerchi magici, fuori dalla politica di sempre, specie nera. Forse era una speranza naif, dal momento che la Raggi, totalmente inesperta e nuova, ha compiuto errori gravi, anzi tanto più gravi visto che da Roma passa il futuro del Movimento.

    Per noi cittadini ora la scelta si fa sempre più tragica: tra corrotti, inesperti che assumono accusati di corruzione e la politica al governo, una casta di intoccabili che continuano a varare governi tecnici pur di non farci votare – e soprattutto pur di arrivare al giorno in cui scatterà il vitalizio, che solo quello gli importa – la decisione si fa sempre più ardua.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...mai-dovuto-lavorare-con-raggi/3265976
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  7. La classe politica attraversa una fase di suicidio collettivo, questo perché il modello di società a servizio dell’1% che difende, sta collassando. Beppe Grillo ha ragione quando afferma che senza il M5S in Italia ci sarebbe una nuova deriva fascista. Nell’inconsapevolezza generale si stanno intersecando più crisi che nel giro di pochi anni si manifesteranno nella loro complessità. Penso al dramma ambientale, alla fine del lavoro salariato, alla finanza che è destinata a collassare, al depauperamento delle risorse idriche e alimentari che innescheranno importanti ondate migratorie e nuove guerre tra poveri. Il nostro Paese deve liberarsi dalla sudditanza militare ed economica degli Usa, deve subito ripristinare una sovranità monetaria e sviluppare un’economia locale libera dal giogo delle multinazionali. Una forza politica con uno sguardo lungimirante deve imporre nei talk show questi argomenti, rendere consapevoli i cittadini di questi scenari e non impantanarsi nel teatrino della politica autoreferenziale.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...-ragione-del-terremoto-romano/3266330
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  8. Lakoff indica una strada al Partito Democratico americano per rispondere efficacemente alla retorica di Trump. Queste quattro indicazioni sono a mio avviso valide anche per la sinistra italiana ed europea.

    1) Non ripetere gli slogan falsi del proprio avversario, anche se si usano per dimostrarne la loro falsità.

    2) Rinunciare all'idea per la quale se si hanno i dati e si hanno le prove che si sta dicendo la verità, allora basterà dirla in modo razionale e puntuale per vincere le elezioni. Potrà funzionare qualche volta, ma il sistema 1, quello nel quale i processi di elaborazione del pensiero non sono consci, decide nel 98% dei casi. Bisognerà dunque imparare a dire la verità: usando le stesse tecniche di Trump, ma per far arrivare un altro tipo di messaggio. Usare le stesse tecniche di Trump non significa però comunicare "come lui": la semplificazione dei nessi causali non funziona su un elettorato democratico. Significa, piuttosto, accettare l'idea che non basta essere razionali nell'argomentazione per convincere qualcuno.

    3) Rifiutare la discesa nell'inferno dell'insulto. Trump sarà sempre migliore in questa disciplina. Perdere dignitosamente in una disciplina che esalta i repubblicani e non convince i democratici non serve a nulla.

    4) Comunicare valori, non solo numeri. Principi, non solo risultati. Comunicare per qualcosa, non contro qualcuno.
    http://www.valigiablu.it/perche-la-co...zione-di-trump-puo-funzionare-ovunque
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  9. Considerando quanto abbiamo visto fin qui, il candidato Sindaco di Roma con più probabilità di successo ha sottoscritto e condivide un codice di comportamento che prevede violazioni di norme costituzionali, aggiramento di leggi ordinarie e delega funzioni-chiave dell’amministrazione a un misterioso staff esterno di cui nessuno sa nulla, a cominciare dalle competenze.

    Il partito della democrazia diretta finisce per andare oltre la democrazia delegata: votiamo per qualcuno, ma decide qualcun altro.
    http://www.glistatigenerali.com/parti...litici_roma/il-codice-eretico-del-m5s
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  10. In caso di vittoria del M5s a Roma "avremo, e i romani devono saperlo, scioperi, gente che verrà in Comune a chiedere perché, persone che perderanno il lavoro. Non abbiamo il reddito di cittadinanza - ha sottolineato Beppe Grillo - se lo avessimo andremmo alla grandissima. Ma devono capire i romani che miracoli qui non li fa nessuno. Se azzeriamo tutte le amministrazioni, quello che intendiamo fare, ci saranno nell'immediato effetti collaterali abbastanza pesanti. Ma poi nel medio-lungo termine questa città veramente potrà cambiare".
    http://roma.repubblica.it/cronaca/201...o_esterno_al_m5s_-126702955/?ref=fbpr
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