Tags: grandi opere* + trasparenza*

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  1. Le modalità di assegnazione dei fondi di Human Technopole dimostrano la necessità di un’Agenzia nazionale della ricerca garante dei meccanismi di valutazione Da anni dirigo un laboratorio di ricerca alla Statale di Milano e coltivo collaborazioni internazionali, partecipando a bandi e portando milioni di euro alla mia università per pagare il personale e le ricerche su una grave malattia neurologica. Questo mi ha insegnato che solo con la libertà, la competizione, la trasparenza e la responsabilità personale, nel mondo civile, si finanzia e si governa la ricerca che alimenta conoscenza di base e innovazione. I miei interventi sull’operazione Human Technopole (HT) sono un invito a far sì che, con l’occasione, in Italia si cambi completamente registro sui fondi pubblici alla ricerca. Non sono contraria a un grande progetto come HT, ma al modo in cui è stato concepito e a come viene varato. È quasi imbarazzante ricordare ai colleghi che progetti di investimento delle dimensioni di HT all’estero prevedono ben altre modalità. Spesso partono da una dettagliata e trasparente consultazione interna alla comunità scientifica per dare forma e contenuti alla ricerca di frontiera su cui il governo decide di puntare. Quasi sempre, poi, segue la creazione di una o più entità, competitive, più spesso consortili (anche pubblico-private), per guidare il progetto, con funzioni, regole d’ingaggio e arruolamenti palesi. Il tutto in competizione per l’assegnazione governativa del finanziamento, distribuito attraverso bandi aperti e valutazioni comparative tra progetti, soggetti partecipanti e curricula per ogni posizione. Questo è l’unico tipo di top-down che ho visto funzionare. Conosco bene alcune operazioni simili, come la BRAIN Initiative statunitense. Mi colpisce l’irragionevolezza di chi si oppone a un metodo che, applicato in Italia, sarebbe già di per sé rivoluzionario. A oggi HT è un accordo frettolosamente e arbitrariamente messo in piedi con un ente “prescelto” dal governo che, privo delle competenze nelle scienze della vita e nutrizione previste come tematiche chiave di HT, con garanzia di “chiavi e soldi pubblici in mano”, ha “reclutato” discrezionalmente persone, enti e gruppi per conoscenze personali-professionali, su aree di ricerca individuate per favorire i soggetti con i quali stabilire l’accordo, senza alcuna integrazione con il resto del Paese.
    http://www.rosariopaone.it/?q=node%2F107
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  2. Al di là dei disastri inconcepibili compiuti dai black bloc e di cui si parlerà ancora a lungo, dei ritardi inspiegabili, dei costi lievitati, dei presunti lavoratori in nero (ma non vogliamo assolutamente crederci per via dell’obbligatorietà delle Leggi e del Durc), delle Certificazioni di Regolare Esecuzione al posto dei collaudi (obbligatori per opere al di sopra di 1 milione di euro), della poca trasparenza sulle gare, rimane aperta la questione del “dopo che fare”.

    Assodato che l’unico padiglione a non essere smantellato, sarà il Palazzo Italia, simbolo della nostra creatività, il cui involucro ricorda molto il simbolo di Beijing 2008, il cosiddetto nido d’uccello, appare del tutto evidente che la futura destinazione d’uso di una, a quel punto unica struttura immobile in un contesto desertificato, sarà un problema non trascurabile.

    Nell’enfasi e nella retorica del non spreco, delle risorse da attivare, dell’equilibrio tra paesi poveri e paesi ricchi, risulta viceversa un’evidente contraddizione: lo spreco di padiglioni costruiti con gran dispendio di mezzi e materiali, il cui smaltimento comporterà tra l’altro anche un alto costo. Ipotesi del riutilizzo in altro loco di queste strutture appare del tutto impraticabile, già
    un’idea del genere emerse dopo le Olimpiadi invernali di Torino 2006
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...-un-problema-etico-o-estetico/1686672
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  3. rimane ancora senza risposta un grande punto di domanda: che cosa ne sarà dell’area al termine dell’Expo. Il bando per vendere le aree, infatti, è andato deserto.

    I lavori nei cantiere vanno avanti, tra rischi di infiltrazioni della ‘ndrangheta i cui interessi su Expo sono sempre più evidenti e nuovi ritardi che si aggiungono ai vecchi. E continuano anche gli scontri politici, questa volta sull’asse tra Milano e Roma, sempre meno disposta a erogare i fondi necessari. A marzo 2012, in conseguenza degli scandali dell’era di Guido Bertolaso, vengono tolti alla Protezione civile i poteri di gestione dei ‘grandi eventi’. La decisione va a limitare anche le facoltà di deroga sulle norme per le opere di cui gode il commissario straordinario di Expo, Pisapia. La macchina rischia di incepparsi e a giugno il sindaco rimette le sue deleghe al premier Mario Monti. Qualche giorno dopo Pisapia ritira le dimissioni e riacquisisce il potere di accelerare i lavori, ma da quel momento inizia quel suo disimpegno che secondo quanto dichiarato nel maggio scorso dall’ex assessore Stefano Boeri ha consentito prima a Formigoni (fino a quando è stato governatore e commissario generale di Expo) e poi al nuovo presidente della Lombardia Roberto Maroni di giocare un ruolo di maggior peso nelle scelte su Expo.
    L’allarme per i ritardi nei lavori non si attenua, nonostante la presenza degli operai in cantiere anche di notte. Così ad aprile 2013 il governo Monti, nel suo ultimo consiglio dei ministri prima di passare le consegne a quello di Enrico Letta, approva in tutta fretta una legge speciale per istituire un commissario unico con super poteri, ruolo per cui viene scelto Sala. L’amministratore delegato di Expo spa acquisisce così anche la facoltà di accorciare i tempi delle gare o di sostituirle con l’assegnazione diretta di appalti attraverso procedure negoziate. Una scelta che consentirà di guadagnare giorni preziosi in un cronoprogramma con margini di recupero ormai inesistenti. Ma che porta a continue deroghe alle norme ordinarie, come rilevato di recente dalla Corte dei conti, e non favorisce certo quella trasparenza che la politica, a parole, ha sempre auspicato.

    Ultime inchieste. E zero risposte sul post Expo
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...contri-ritardi-soldi-sprecati/1303653
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  4. I verbali di Venezia gettano ombre sulla grande opera da 10 miliardi con cui il costruttore e politico Vito Bonsignore, condannato a due anni durante Mani Pulite e tra i co-fondatori di Ncd, ha messo d'accordo destra e sinistra. Prevedendo lavoro per tutti: la Mantovani nelle tratte venete, le coop rosse in Emilia e via spartendo. Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan, ha raccontato ai pm che Bonsignore e l'ex ministro Pietro Lunardi "furono bravissimi, misero d'accordo cinque presidenti di Regione"
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...so-daccordo-destra-e-sinistra/1056390
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  5. Orsoni ha escluso di dimettersi dall’incarico: “Ho operato per il bene della città. Mi sono fatto molti nemici e forse questo è lo scotto che ho pagato”. L’avvocato riversa di fatto la colpa su altri: “La mia campagna elettorale è stata gestita dai partiti che mi hanno sostenuto in varie misure. È evidente, questo non posso negarlo, che il maggior organizzatore della campagna è stato il Pd e con loro ho interloquito per le iniziative che mi proponevano. Ma non ho mai saputo come le iniziative elettorali venivano pagate“.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...o-a-4-mesi-scarcerato-dal-gip/1024381
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  6. Il segno del cambiamento», ricordava, «si ebbe nel 1964. Prima mi avevano lasciato tranquillo, forse perché non credevano nelle autostrade, forse perché non si erano neppure accorti di quello che stava accadendo. Ma, nel ‘64, con la fine dell’Autosole, cominciarono gli appetiti, le interferenze...».

    Fu lì che si perse l’innocenza del dopoguerra. E che le opere pubbliche cominciarono a diventare la greppia per politici e affaristi. Più che la loro utilità, interessavano i soldi che potevano far girare. Oppure il ritorno in termini di consenso politico. Memorabile la vicenda del tracciato dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, i cui lavori iniziarono nel 1963, che con scarso rispetto della logica fu fatto inerpicare nel collegio elettorale del ministro dei Lavori pubblici, il socialista Giacomo Mancini.
    http://www.corriere.it/cronache/14_gi...baa-ef95-11e3-85b0-60cbb1cdb75e.shtml
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  7. “Larghe intese in manette”, attacca l’M5S con Luigi Di Maio. “Un passato che non passa”, commenta a caldo il Partito democratico con Sandro Gozi, mentre il presidente del Senato Pietro Grasso chiede: “Un’etica della responsabilità”. Nuovo terremoto per la politica di destra e sinistra. Almeno 2o milioni di tangenti e 35 arresti: l’inchiesta Mose porta all’arresto del sindaco di Venezia del Partito democratico Giorgio Orsoni e dell’assessore regionale alle infrastrutture di Forza Italia Renato Chisso. Un centinaio gli indagati, chiesto l’arresto anche per l’ex ministro Galan. Nessun commento ancora dal presidente del Consiglio Matteo Renzi che però, secondo quanto appreso dall’agenzia Adnkronos, ha fatto colazione stamattina presto con il presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, che sta seguendo anche la questione dei lavori dell’Expo. In questi giorni palazzo Chigi sta stringendo sugli altri componenti dell’Autorità anti corruzione e sui poteri dello stesso Cantone, da definire probabilmente con un decreto. Mentre i neo renziani, da Alessandra Moretti a Sandro Gozi, invocano un cambio della classe dirigente, chi smorza i toni è il sindaco di Firenze Dario Nardella: “Non posso dire nulla sulla vicenda del Mose, sul mio collega Orsoni, perché non conosco in dettaglio la questione; posso dire solo che certamente i sindaci sono continuamente esposti, per un lavoro quotidiano difficile, in prima linea, che spesso comporta anche pesanti responsabilità. Siamo, immagino, nell’ambito di un iter appena iniziato e spero che la giustizia faccia il suo corso”.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...gozi-pd-passato-che-non-passa/1012423
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  8. Tre giorni fa a Milano Renzi ha lanciato l'idea di una piattaforma per rendere trasparenti tutti i dati come antidoto alla corruzione. Ma nel 2012 era stato creato dal Miur, in pompa magna, un super comitato per realizzarla. In due anni però non si è mai riunito e i massimi esperti italiani convocati hanno abbandonato uno dopo l'altro
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...-e-stato-affossato-due-anni-fa/987351
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  9. Il rischio è che il pool di esperti chiamati a “vigilare sugli atti della struttura organizzativa”, ancora una volta composta “non da tecnici in senso stretto ma da avvocati, magistrati contabili, esperti di contratti” – tutti specialisti preparati a riscontrare essenzialmente la regolarità formale dei documenti analizzati – sia impotente di fronte alle sofisticate tecniche di distorsione e predeterminazione delle gare, che passano abbondantemente a monte e a valle di quegli atti, di norma privi di vizi riscontrabili dai soliti esperti di diritto: processi di influenza politica nelle nomine, informazioni riservate trasmesse alle poche orecchie in ascolto, controlli annacquati, deroghe emergenziali. Senza contare che ormai gli arresti hanno fatto squillano assordanti campanelli d’allarme per corrotti e corruttori, che moltiplicheranno di qui in avanti le cautele per dissimulare per vie traverse le loro relazioni occulte di scambio.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...e-non-passa-per-timbri-e-bolli/987485
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  10. L’imprenditore vicentino assistito dagli avvocati Giovanni Dedola e Paolo Grasso premette di essere al replay di un’esperienza vissuta in Mani Pulite: all’epoca collaborò quasi subito e, dopo poche ore di carcere, peregrinò poi per mesi in tutta Italia facendo con i pm delle varie Procure la lista della spesa delle tangenti che i manager della sua impresa di famiglia dicevano di essere stati costretti a pagare per quietare la fame di soldi dei partiti. Maltauro si descrive disgustato da quegli eventi e spiega che essi l’avevano indotto ad allontanarsi dalla gestione operativa dell’impresa per un decennio. Quando però le dinamiche familiari lo inducono a rioccuparsi dell’azienda, Maltauro afferma di essere rimasto allibito da come tutto non fosse cambiato, se non per un aspetto ancora peggiore: e cioè che, al posto dei grandi partiti, dove almeno si sapeva con chi dover parlare, un’impresa come la sua si trova a dover invece subìre il potere d’interdizione di una pluralità di centri di potere parcellizzati, rispetto ai quali sarebbe (a suo avviso) inevitabile e indispensabile dotarsi di una chiave di interpretazione, di una sorta di traduttore di esigenze, insomma di un lobbista capace di capire chi avvicinare e come conquistarne il via libera. Maltauro afferma che il suo lobbista era Cattozzo, persona che gli era stata indicata dal senatore Grillo, e che a sua volta gli aveva poi presentato Frigerio.
    L’imprenditore non nega dunque la materialità dei fatti contestatigli (anche perché in alcuni casi sarebbe difficile tra intercettazioni e filmati), e a memoria calcola di aver già stanziato complessivamente 350/400 mila euro a Cattozzo (tra fatturazioni e contanti) e in parte e Frigerio; ma si impegna con i pm a mettere a fuoco i dettagli in prossimi interrogatori, anticipando solo di escludere invece la propria partecipazione a una associazione a delinquere, e asserendo di aver ignorato le modalità eventualmente illecite del lobbismo di Cattozzo.
    http://milano.corriere.it/notizie/14_...f14-da5c-11e3-87dc-12e8f7025c68.shtml
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