Tags: grandi opere* + open data*

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  1. In carcere il pm genovese Paola Calleri gli contesta altre intercettazioni con parole pesantissime: «Sta venendo giù la galleria di Cravasco. E anche in quella di Campasso si sono arricciate le centine!». I magistrati, preoccupati, hanno chiesto una serie di perizie sui tre tunnel più importanti della nuova ferrovia Milano-Genova. Una prima consulenza è stata consegnata: gli esperti, per ora, escludono l’ipotesi di forniture tanto scadenti da provocare crolli. Le indagini sulla sicurezza però continuano e l’allarme resta altissimo.
    http://espresso.repubblica.it/inchies...-delle-grandi-opere-1.297123?ref=fbpe
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  2. Dalle carte dell’inchiesta fiorentina è emersa la totale subordinazione dell’ormai ex ministro Maurizio Lupi ai voleri di Incalza, che scriveva di suo pugno addirittura gli emendamenti da fare votare. Ma le grandi opere – per quanto importanti – non sono l’unica partita che si gioca al ministero e giova chiedersi per chi altri – oltre che per Incalza – Lupi abbia fatto da ventriloquo.

    C’è il caso scandaloso del decreto “Sblocca Italia” che è stato convertito in legge lo scorso novembre confermando con l’approvazione dell’articolo 5 un regalo miliardario alle concessionarie autostradali e cioè la possibilità di ottenere automaticamente la proroga delle concessioni presentando un piano finanziario per nuovi investimenti o per la gestione unitaria di tratte autostradali contigue. A nulla sono valsi il parere negativo di tutte le Autorità di controllo (Antitrust, Bankitalia, Anticorruzione, Authority dei Trasporti) e la forte opposizione parlamentare: l’allora ministro Lupi – e con lui il governo – non hanno voluto sentir ragioni e hanno fatto passare la proroga implicita delle concessioni, abolendo di fatto la concorrenza
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...e-concessionarie-autostradali/1524455
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  3. rimane ancora senza risposta un grande punto di domanda: che cosa ne sarà dell’area al termine dell’Expo. Il bando per vendere le aree, infatti, è andato deserto.

    I lavori nei cantiere vanno avanti, tra rischi di infiltrazioni della ‘ndrangheta i cui interessi su Expo sono sempre più evidenti e nuovi ritardi che si aggiungono ai vecchi. E continuano anche gli scontri politici, questa volta sull’asse tra Milano e Roma, sempre meno disposta a erogare i fondi necessari. A marzo 2012, in conseguenza degli scandali dell’era di Guido Bertolaso, vengono tolti alla Protezione civile i poteri di gestione dei ‘grandi eventi’. La decisione va a limitare anche le facoltà di deroga sulle norme per le opere di cui gode il commissario straordinario di Expo, Pisapia. La macchina rischia di incepparsi e a giugno il sindaco rimette le sue deleghe al premier Mario Monti. Qualche giorno dopo Pisapia ritira le dimissioni e riacquisisce il potere di accelerare i lavori, ma da quel momento inizia quel suo disimpegno che secondo quanto dichiarato nel maggio scorso dall’ex assessore Stefano Boeri ha consentito prima a Formigoni (fino a quando è stato governatore e commissario generale di Expo) e poi al nuovo presidente della Lombardia Roberto Maroni di giocare un ruolo di maggior peso nelle scelte su Expo.
    L’allarme per i ritardi nei lavori non si attenua, nonostante la presenza degli operai in cantiere anche di notte. Così ad aprile 2013 il governo Monti, nel suo ultimo consiglio dei ministri prima di passare le consegne a quello di Enrico Letta, approva in tutta fretta una legge speciale per istituire un commissario unico con super poteri, ruolo per cui viene scelto Sala. L’amministratore delegato di Expo spa acquisisce così anche la facoltà di accorciare i tempi delle gare o di sostituirle con l’assegnazione diretta di appalti attraverso procedure negoziate. Una scelta che consentirà di guadagnare giorni preziosi in un cronoprogramma con margini di recupero ormai inesistenti. Ma che porta a continue deroghe alle norme ordinarie, come rilevato di recente dalla Corte dei conti, e non favorisce certo quella trasparenza che la politica, a parole, ha sempre auspicato.

    Ultime inchieste. E zero risposte sul post Expo
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...contri-ritardi-soldi-sprecati/1303653
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  4. Il sindaco di Roma Ignazio Marino riesce a scontentare tutti anche quando fa la cosa giusta. Il provvedimento che azzera il consiglio di amministrazione di Roma metropolitane preso nella giornata di ieri è un fatto positivo e molto atteso da chi conosce i problemi della capitale. Il consiglio fu nominato nel febbraio 2013 dal precedente sindaco Gianni Alemanno che era da tempo nell’occhio del ciclone per una serie inaudita di scandali e malversazioni che hanno coinvolto le municipalizzate capitoline. A dimostrazione dell’impunità e dell’arroganza che contraddistingue la politica, mise uomini fidati (per poi ripensarci quasi subito) a guardia di una vera cassaforte di denaro pubblico a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato amministrativo.

    Ma ciò che stupisce di più è che Marino non riesce a parlare alla città, a far vedere che dietro questo o quel provvedimento c’è un pensiero complessivo, un disegno, un’idea di speranza per una città in profondo declino.

    E il caso della metropolitana ‘C’ di Roma che dopo il Mose di Venezia e il Tav è fra le opere pubbliche più costose in Italia, si prestava magnificamente per inviare segnali chiari. L’opera che dall’estrema periferia est della città (Pantano Borghese) avrebbe dovuto arrivare nei quartieri centrali intorno al Vaticano è infatti un caso da manuale di sperpero di denaro pubblico. Il suo cammino inizia nel 1990, in un periodo appena precedente a Tangentopoli e -come ci ha insegnato la vicenda del Mose- si è partiti con un importo approssimato, inizialmente erano poco più di 3 miliardi, e poi strada facendo tra infinite varianti progettuali e ritardi di consegna si arriva a raddoppiare la cifra. Consulenze d’oro; progetti rifatti molte volte; ritardi nelle decisioni che spettano all’amministrazione pubblica porteranno a sei miliardi il costo definitivo dell’opera.

    In questi stessi giorni, ad esempio, Marino sta chiedendo alla città un sacrificio economico immenso: 440 milioni di tagli alla spesa pubblica in tre anni. Contemporaneamente vengono aumentate tutte le aliquote della tassazione locale. Marino, in buona sostanza si sta chiedendo a tutti i romani di contribuire a colmare la voragine del debito causata dall’arroganza della politica e non apre la discussione su come sono stati e come saranno spesi i soldi pubblici.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...l-debito-pagato-dai-cittadini/1065289
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  5. Era il 4 novembre del 1988 quando l’allora vicepresidente del Consiglio Gianni De Michelis presentò il progetto per il Mose e disse: “La scadenza (per la fine dei lavori) resta quella del 1995. Certo potrebbe esserci un piccolo slittamento…”. Uno slittamento che sa di presa per i fondelli perché un’opera considerata urgente dopo 26 anni non è ancora conclusa e i costi si sono gonfiati per via delle tangenti, delle mazzette e degli “stipendi” che nel corso degli anni imprenditori hanno elargito a politici e autorità che avevano il compito di vigilare sui lavori. Tangenti, mazzette e stipendi distribuiti per ottenere in cambio favori o per eludere i controlli come si evince dalle carte della procura di Venezia.
    Come sappiamo, fra gli arrestati e gli indagati oltre all’ex governatore del Veneto ed ex ministro Giancarlo Galan oggi deputato di Forza Italia e al sindaco di Venezia Giorgio Orsoni in quota Pd, compaiono altri politici, imprenditori, magistrati e persino un ex generale della Guardia di Finanza, Emilio Spaziante, il quale, secondo le notizie diffuse nelle ultime ore, avrebbe sotterrato nel giardino di casa sua 200.000 euro in contanti, parte della tangente ricevuta per la sua attività di copertura e controinformazione.

    A rendere ancora più assurda tutta la vicenda ci si mette anche l’avvocato difensore di Galan che, intervistato dalla trasmissione “L’aria che tira”, afferma che il suo assistito possiede “solo” la villa sui colli padovani la cui ristrutturazione costata 450.000 euro non è frutto di favori, una “casetta” in Croazia e una “barchetta” di circa 6 metri e aggiunge: “Nulla di più di quanto possiede la famiglia media italiana”. Beh, al di là del fatto che c’è una richiesta d’arresto in attesa dell’autorizzazione a procedere, forse Galan dovrebbe cambiare totalmente strategia difensiva.

    due sono le cose: o il pool di Mani Pulite arrestò solo i più fessi e lasciò in giro i più furbi oppure, ipotesi molto più probabile, il brodo di coltura della corruzione di questi ultimi 20 anni sono state la depenalizzazione del falso in bilancio, l’abbreviazione dei tempi di prescrizione, l’assenza del reato di autoriciclaggio, la sopravvivenza dei paradisi fiscali complice l’ipocrisia internazionale e la cancellazione delle regole sugli appalti pubblici in nome di un’urgenza proclamata solo a parole ma mai tradotta nei fatti.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...se-italiani-calpesti-e-derisi/1023058
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  6. Si sentivano sicuri, gli uomini di Giovanni Mazzacurati, il "doge" degli appalti in Laguna. Al limite della sfacciataggine. Talmente certi di farla franca che erano arrivati al punto di riscrivere le relazioni della Corte dei Conti al computer di casa, cancellando interi passaggi, sfumando le critiche, aggiungendo postille, con il più banale dei copia e incolla...

    LE DUE VERSIONI NEL SERVER
    I finanzieri del nucleo tributario di Venezia se ne accorgono quando guardano dentro i server del Consorzio Venezia Nuova, di cui Mazzacurati è stato presidente per otto anni. Trovano due file word, denominati "delibera finita pulita" e "delibera ing. neri con correzioni", uno di 51 e uno di 57 pagine. Si riferiscono alla relazione della Corte dei Conti, datata dicembre 2008, sullo stato di avanzamento del Mose. Un testo che è stato modificato, limato, corretto dall'ingegner Luciano Neri, funzionario del Consorzio, prima della pubblicazione definitiva.

    "Una vicenda assolutamente anomala - scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare - non solo quella relazione doveva rimanere segreta, tra la seduta e la data del deposito, ma l'ente controllato vi apporta addirittura della modifiche, poi recepite dall'organo di controllo"...

    Come è stato possibile? Mazzacurati sapeva di avere una carta da giocare: il sodale Vittorio Giuseppone, "a libro paga fin dagli anni 90", si era trasferito alla Sezione centrale di controllo di Roma. Sarà lui a coprire e far approvare le correzioni al testo fatte dall'ingegner Luciano Neri...
    http://www.repubblica.it/cronaca/2014...a_relazione_corte_conti-88176596/?rss
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  7. Il gigantesco affare delle dighe mobili sottratto alle normali procedure d'appalto grazie alle deroghe perviste dalla legge "salva Venezia" del 1984. La denuncia messa nera su bianco - senza troppa enfasi, a dire il vero - nel 2007 dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici nella relazione al Parlamento. Intanto i costi sono passati dai 4,191 miliardi di euro del 2001 ai 5,496 del 2011
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...-in-piu-e-allarmi-inascoltati/1015136
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  8. «Quello che sta emergendo in questa vicenda, che ovviamente deve essere vagliata dalla magistratura, è un sistema molto inquietante, ancora più di quello già grave venuto alla luce per Expo». Lo ha detto, riferendosi al caso-Mose, Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, ai microfoni di Prima di tutto, su Radio 1. Per Cantone «è innegabile che il sistema degli appalti deve essere ripensato» ma cambiare le regole non basta, occorre «discontinuità politica e culturale». Secondo il premier Renzi, che ieri non ha nascosto l'ira nei confronti del sistema—Mose, dare maggiori poteri all'Autorità di cui Cantone è presidente potrebbe essere un modo per scongiurare altri episodi di questo genere.
    http://www.corriere.it/cronache/14_gi...4c4-ec96-11e3-9d13-7cdece27bf31.shtml
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  9. Un milione all’anno all’ex presidente della Regione, 500mila euro
    al generale della Finanza che passava informazioni sulle indagini,
    400 mila al magistrato della Corte dei Conti che ammorbidiva i controlli
    http://www.lastampa.it/2014/06/04/ita...ci-B2PFfQjwn6a7DkcR5mXo4K/pagina.html
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  10. Tre giorni fa a Milano Renzi ha lanciato l'idea di una piattaforma per rendere trasparenti tutti i dati come antidoto alla corruzione. Ma nel 2012 era stato creato dal Miur, in pompa magna, un super comitato per realizzarla. In due anni però non si è mai riunito e i massimi esperti italiani convocati hanno abbandonato uno dopo l'altro
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...-e-stato-affossato-due-anni-fa/987351
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