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  1. I mercati finanziari vedrebbero una conferma di un «trumpismo» che contagia anche l’Italia: sebbene con Donald Trump alla Casa Bianca sia difficile prevedere quali effetti produrrebbe una vittoria del No. È più facile scommettere che in quel caso Matteo Renzi si presenterebbe dimissionario al Quirinale. E non soltanto perché lui stesso l’ha dichiarato o fatto capire più volte, con una miscela di imprudenza e di ingenuità. Il problema è che, se non lo facesse, rimarrebbe a Palazzo Chigi alla guida di un governo finito: non solo non eletto, ma logorato dal voto chiesto da lui. Avere inchiodato per trenta mesi il Paese per approvare riforme bocciate dal popolo lo delegittimerebbe senza appello.

    Le spinte per tornare a un sistema proporzionale, anche se temperato da un qualche premio per la coalizione vincente, sono forti. Ma soprattutto, si va radicando la convinzione che in un Parlamento con partiti rappresentati su base proporzionale, un predominio del Movimento 5 stelle diventerebbe impossibile. Nessuna formazione potrebbe prendere il controllo del Parlamento e del governo avendo appena un terzo o poco più dei voti. La frammentazione e la pluralità dei partiti diventerebbero non solo un handicap ma una garanzia. Dunque, il secondo paradosso è che il No probabilmente finirebbe per ridurre e non accentuare il rischio di un’egemonia di Grillo. Sono scenari, non previsioni. La parola decisiva sarà quella del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Spetterà a lui tirare le conclusioni politiche e istituzionali di un referendum da metabolizzare in fretta.
    http://www.corriere.it/referendum-cos...48c-acfa-11e6-afa8-97993a4ef10f.shtml
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  2. Se non fosse che stiamo parlando di Costituzione, cioè della democrazia nel nostro Paese, ci sarebbe perfino da sorridere increduli.

    La notizia che il Partito democratico vota in sostanza da solo fondamentali modifiche costituzionali, in un Parlamento semivuoto con le opposizioni sull’Aventino, dopo una giornata di scontri e perfino di botte, farebbe saltar dalla sedia De Gasperi, Togliatti, Pertini, forse perfino Cossiga.

    Chiunque abbia un po’ di sale in zucca, capisce che questa è una situazione inaccettabile, un metodo di governo da caporioni e non di un partito che dovrebbe essere il baluardo della democrazia parlamentare.

    Come ci si è arrivati, lo sa solo Iddio, che conosce anche i segreti del Nazareno… Stiamo vivendo una delle vicende più oscure della recente storia politica, prima un accordo segreto dai contenuti inconfessabili tra il leader del partito che rappresenta ancora a tutt’oggi (per mancanza di alternative) il centrosinistra, e il capo decaduto ma ancora in piedi di una destra che porta la maggiore responsabilità dello sfascio del paese in questi ultimi vent’anni.
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    Un accordo che si rompe intorno alla scelta del Presidente della Repubblica senza chiarire i termini reali del perché, s’intuisce che quel che era stato stabilito Renzi non l’ha rispettato, una vicende esemplare!

    Una democrazia infettata dalla mancanza di regole e soprattutto di trasparenza, una legge elettorale dichiarata incostituzionale che ha eletto un Parlamento di nominati che pretende di cambiare la Costituzione a colpi di voto, ma siamo impazziti?
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...aso-pandora-politica-italiana/1429248
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  3. Neanche il tempo di smaltire la sbornia per il successo strappato da Matteo Renzi nel match del Quirinale, che il prossimo incontro bussa già alle porte. Il ring della Camera, dove martedì riprenderà l’esame della riforma costituzionale, è già pronto. Se sulla carta i numeri della maggioranza sembrano scontati, per il governo c’è almeno un motivo, anzi due, per non stare del tutto sereno. Ci sarà, del resto, da maneggiare con cautela i due emendamenti presentati dall’ala bersaniana del Pd. Il primo porta la firma di Andrea Giorgis, il secondo quella di Alfredo D’Attorre. Entrambi puntano a modificare la disciplina del giudizio preventivo di legittimità costituzionale in tema di legge elettorale partorita dal Senato. Se uno dei due emendamenti venisse approvato, anche sull’Italicum potrebbe essere richiesto il vaglio della Consulta. Emendamenti sui quali, per altro, Movimento 5 Stelle, Sinistra ecologia e libertà e i fittiani di Forza Italia hanno già annunciato la propria convergenza.

    ci sono i battitori liberi di Forza Italia che fanno capo all’ex governare della Puglia, Raffaele Fitto (18 deputati). “Assolutamente favorevoli, tanto prima o poi la Corte Costituzionale sarà comunque chiamata a pronunciarsi sull’Italicum – assicura a ilfattoquotidiano.it il dissidente azzurro Maurizio Bianconi – ovviamente parlo per me e per i fittiani perché di quello che fanno i ‘Nazareni’ un giorno sì e un giorno no proprio non ho idea”. Insomma, la partita è aperta, e il risultato incerto. Di sicuro c’è che un’eventuale bocciatura ‘preventiva’ della nuova legge elettorale innescherebbe un effetto domino anche sulle riforme. E per il governo sarebbero guai seri.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...ro-mandare-litalicum-consulta/1406187
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  4. PrevNext

    Le altre opzioni

    Oltre a Mattarella, che lo soddisfa appieno, Bersani aveva in mente altri nomi. «Anche Amato era un candidato di altissimo livello. Renzi ne temeva l’impopolarità. Gli ho detto che metà degli schizzi di fango li avrei presi volentieri io; ma lui non intendeva prendersi l’altra metà». Prodi? «Ho avvertito Renzi che se cedeva su Mattarella avrei rilanciato Romano. Non ha ceduto». Quanto agli ex segretari Pd e Ds, «ho avvisato Matteo che c’erano rivalità e beghe interne al partito precedenti alla sua gestione, e pure alla mia. Quel che potevo fare era semplicemente chiamarmi fuori io dal novero dei candidati».
    Mattarella, sostiene Bersani, «se tutto va come deve andare sarà un ottimo presidente. È un giurista. Non è uno che fa passare qualsiasi cosa. Certe sciocchezze incostituzionali non le farà passare».

    Il discorso cade sull’Italicum. «Io non faccio il giudice della Consulta, non entro nel merito della costituzionalità. Ma questa legge elettorale non ci sta bene. Chiediamo di essere ascoltati. Chiediamo di cambiare, ora che tornano alla Camera, le norme sui capilista bloccati. Altro che riconoscibilità dei candidati, qui avremo collegi enormi: ad esempio Piacenza e Parma, 600 mila elettori; solo la lista che prende il premio di maggioranza eleggerà parlamentari con le preferenze. Gli altri sono tutti nominati.
    http://www.corriere.it/politica/15_ge...f6e-a917-11e4-96d4-6a68544c2eeb.shtml
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  5. Sulla questione dei 101 si è più volte espresso anche Pippo Civati. Che almeno fino alla fine del governo Letta, non aveva dubbi: per scoprire chi erano i 101, diceva, bastava scorrere l’elenco di ministri, viceministri, sottosegretari e presidenti di commissione scelti alla nascita del primo governo di larghe intese. Insomma, quelli che avevano tratto vantaggio immediato e diretto dal siluramento di Prodi, che aveva portato all’accordo con Berlusconi e alla successiva spartizione. Non so se Civati la pensa ancora così, ma credo di sì. Sono certo che non si fa influenzare dal fatto che alcuni di coloro che stavano con il governo Letta, oggi gli sono a fianco nelle critiche verso Renzi.

    In sintesi, ovviamente, io non so chi sono i 101. Ma temo che nel Pd quasi nessuno sia innocente, come appartenenza di corrente.
    http://gilioli.blogautore.espresso.re...ella-vecchia-storia-dei-101/?ref=twhe
    Tags: , , , , , , by M. Fioretti (2015-01-24)
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  6. C’è uno sbaglio nel modo in cui i tassisti affrontano la questione delle licenze. Le licenze sono limitate e assegnate dai comuni gratuitamente, successivamente si apre quello che può essere considerato un mercato nero“, dice Arese Lucini. “I tassisti attribuiscono un valore alle licenze e le vendono a chi vuole entrare; in questo modo le licenze non vengono comprate dai Comuni ma tramite un mercato nero dagli altri tassisti. L’errore è stato accettare una prassi illegale. La liberalizzazione ci dovrebbe essere da anni e farebbe bene al mercato: Bersani ci ha provato, Monti ci ha provato, recentemente l’Agcm, ossia il garante per la competizione, ha fatto una segnalazione dicendo che i taxi e i noleggi con conducente devono essere pienamente comparabili e competitivi”.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...onisti-uberpop-rimborso-spese/1182293
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  7. Per anni il Partito democratico – prima con Walter Veltroni, poi per un breve lasso di tempo con Dario Franceschini, e, infine, con la segreteria di Pier Luigi Bersani – ha ripetuto fino allo sfinimento che una volta giunto al governo avrebbe reintrodotto le preferenze perché “ai cittadini deve essere garantito il diritto di scegliere i parlamentari”. E oggi, si lascia andare più di un deputato in Transatlantico, “non esiste che dall’opposizione Berlusconi debba decidere se introdurre le preferenze o meno”.

    Ecco perché i mugugni delle ultime settimane si sono trasformati in vere e proprie prese di posizioni. Così all’indomani dell’incontro tra Renzi e Berlusconi – incontro che avrebbe sancito il rispetto del Patto del Nazareno senza, però, le preferenze – la minoranza uscita dal congresso tiene a precisare che la discussione sull’Italicum, e, per l’appunto, sul diritto di scelta dei cittadini è “aperta, apertissima”. “Quando il gioco si fa duro le partite politiche sono aperte”, dice a ilfattoquotidiano.it il senatore bersaniano, Miguel Gotor. Il quale, assicura, che “non è possibile ridurre la democrazia italiana a un Senato di secondo grado (come è giusto che sia un Senato delle autonomie) e a una Camera di nominati. A questo punto bisogna restituire il diritto di scelta ai cittadini per evitare una chiusura oligarchica della democrazia italiana. E i modi sono due: o i collegi uninominali, o l’introduzione della doppia preferenza di genere.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...e-non-puo-decidere-berlusconi/1050575
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  8. Superato il trauma da retata invocano tutti l'emergenza cantieri. La grande paura è che l'indignazione provocata dall'inchiesta li colpisca nelle urne il 25 maggio. Imperativo è accelerare i lavori per evitare ritardi, dicono tanti politici a margine dei loro comizi elettorali. Renzi in testa. A Milano atteso anche Grillo che pur di soffiare sul fuoco fa saltare il restitution-day: "L'Expo dei corrotti si deve fermare". La difesa di Forza Italia: "Su tangenti esagerazioni, non ci riguarda”. Garantisce il condannato Silvio

    L’imperativo categorico ora è uno solo, “non fermare l’Expo”. Dopo l’iniziale choc da retata, la politica sta reagendo all’inchiesta milanese che ha portato in carcere gli affiliati della “cupola” degli appalti: chi nega, chi minimizza. E chi con surreale impeto accusa i magistrati di esagerare. E lo fa da condannato in via definitiva. Ma una linea generale si sta imponendo rapidamente, forse per tamponare il rischio che – a una manciata di giorni dalle elezioni europee – l’ombra di una nuova Tangentopoli colpisca nelle urne i partiti lambiti e citati nelle carte. Del resto, in manette sono finiti due ex parlamentari di Forza Italia, il compagno G che risulta ancora iscritto al Pd, l’ex segretario Udc in Liguria Sergio Cattozzo. Poi quel contorno di “aderenze” con esponenti politici d’ogni grado e colore, che la cricca sperava di utilizzare come sponda per continuare a dirottare gli appalti, premiando l’avanzamento di carriera di chi, dentro la macchina Expo, sapeva aggiustarli.

    Nelle ultime 24 ore ha preso corpo l’orientamento di tamponare risolutamente la falla mentre dal carcere arrivano le prime confessioni degli arrestati. Prima di tutto in difesa del buon nome della “ditta”, perché tocca sempre “distinguere le reponsabilità personali”, poi in nome di quell’Expo che “non si può fermare”. Perché, dicono quasi all’unisono leader e comprimari, “quello è il vero interesse del Paese”.

    Renzi , il Pd e il governo: parola d’ordine, guardare avanti

    E’ la linea annunciata dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, oggi a Milano, epicentro della bufera giudiziaria: “Fermiamo i delinquenti, non i lavori. L’Expo è una grandissima opportunità per gli italiani“. E’ poi la stessa del Pd che vive giorni di grande imbarazzo, a partire dalla ribalta di Primo Greganti, l’ufficiale di collegamento tra la nuova inchiesta e la vecchia Tangentopoli. Ieri si è appreso che il “compagno G”, tornato dopo 21 anni al centro delle cronache giudiziarie, non ha mai reciso gli antichi legami. Tanto da essere iscritto al circolo Pd di San Donato-Parella (Torino). E sospeso, solo ieri, dal partito. Le carte lambiscono anche il sistema delle Coop, che proprio in Greganti aveva il suo “curatore d’interessi”. E’ qui che spunta anche il nome di Bersani, in una conversazione tra Frigerio e Rognoni in cui il primo sostiene che l’ex segretario del Pd avrebbe chiesto se nelle gare c’era da guadagnare anche per le cooperative.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...a-tangentopoli-calano-le-ruspe/983026
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  9. Bersani si indigna per le conversazioni intercettate nelle quali l’ex parlamentare di Forza Italia Gianstefano Frigerio lo tira in ballo più volte: “È tutto falso” dice al Fatto Quotidiano. L’ex segretario del Pd è molto meno deciso quando gli si chiede di stigmatizzare il comportamento di Claudio Levorato, presidente di Manutencoop, un colosso da un miliardo di fatturato e 15 mila dipendenti. Per Bersani “le indagini vanno fatte, ma questo polverone rischia di danneggiare il Pd alle elezioni”.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...millantano-la-coop-non-sono-io/980595
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  10. Niente quote rosa, niente preferenze. Le liste resteranno bloccate, decise a monte dalle segreterie dei partiti. Dopo il flop degli emendamenti sulla parità di genere che hanno scatenato le proteste di deputate di diversi schieramenti , non è riuscito il tentativo di un fronte trasversale di opposizione di fare rientrare la possibilità di scelta del candidato preferito da parte degli elettori. E’ passato invece, come da previsione, il secondo turno di ballottaggio che consentirà di determinare sempre una maggioranza, anche nel caso in cui nessuna forza politica o nessuna coalizione riesca a superare la soglia del 37%. E passano anche le altre soglie di sbarramento per evitare la frammentazione dell’assemblea. Alla Camera prosegue la lunga maratona dedicata alla nuova legge elettorale, l’«Italicum, che salvo imprevisti dovrebbe essere licenziata in giornata. Il provvedimento passerà poi al Senato per la ratifica: un passaggio tutt’altro che scontato dopo la presa di posizione di Pier Luigi Bersani, che ha sottolineato la necessità di apportare modifiche al testo nonostante l’accordo blindato sottoscritto da Matteo Renzi e Silvio Berlusconi dopo l’incontro al Nazareno. Il dibattito è dunque destinato a proseguire.
    http://www.corriere.it/politica/14_ma...e08-a8f6-11e3-a393-9f8a3f4bf9ce.shtml
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