Tags: alemanno*

110 bookmark(s) - Sort by: Date ↓ / Title / Voting /

  1. Non solo il potentissimo editore di Libero e Il Tempo, signore delle cliniche e condannato per falso e tentata truffa. Il centrodestra nel Lazio candida anche il "re di Fondi" Fazzone e vari ripescati dalla disastrosa esperienza alla guida della Regione. La Lega si spacca, mentre Meloni sceglie la sorellastra di Alessandra, Isabella Rauti, figlia del dirigente Msi Pino, e il pro-Life Iadicicco
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018...er-fdi-la-nipote-di-mussolini/4125670
    Voting 0
  2. Il dissesto del Comune? Impossibile: danneggerebbe immagine (e rating) di tutto il Paese – La situazione è insomma assai ingarbugliata. Lo era del resto anche prima dell’accordo della Raggi con le banche, come ben sapeva l’ex sindaco Gianni Alemanno che pensò di venir fuori dall’intreccio Campidoglio-Atac girando il credito vantato sulla municipalizzata alla gestione commissariale, la bad bank che si occupa di smaltire i 12 miliardi di debito cumulati negli anni dal Comune di Roma. Uscito dalla porta di Alemanno, il vecchio credito è però rientrato dalla finestra di Ignazio Marino che lo ha chiesto indietro per “sistemare” il bilancio della sua gestione capitolina. Una storia antica che ora rischia di scoppiare nelle mani della Raggi, intenzionata a ristrutturare l’Atac che, secondo l’ex assessore Mazzillo, potrebbe spingere l’amministrazione capitolina verso il dissesto, cioè ad una procedura straordinaria di rientro con un piano che viene vidimato dal Ministero dell’Interno e validato dalla Corte dei Conti. Secondo una fonte interna alla magistratura contabile, si tratta però di un’opzione più teorica che pratica perché avrebbe un impatto sulla credibilità dell’intero Paese che, oltre al danno d’immagine a livello internazionale, pagherebbe lo scotto in termini di maggiori tassi di interesse per il debito pubblico di ogni genere e grado.

    Tutti i salvataggi della Capitale – Non è un caso del resto che in passato la politica abbia optato per risolvere senza grandi clamori le criticità del bilancio di Roma Capitale. Nel 2008, per coprire il buco ereditato da Veltroni, l’allora sindaco Alemanno chiese e ottenne dal governo di Silvio Berlusconi la gestione commissariale straordinaria separando buona parte del vecchio debito della Capitale (22 miliardi, oggi scesi a 12). L’obiettivo era consentire al Campidoglio di ripartire da zero smaltendo intanto la pesante eredità del passato grazie a un contributo pubblico annuo di 500 milioni, poi riconfermato in vario modo da tutti i governi successivi. Purtroppo però la gestione Alemanno non fu così oculata. Secondo quanto riferì poi la relazione sulla verifica amministrativo-contabile a Roma Capitale chiesta da Marino al Mef, nel periodo 2009-2012 Alemanno creò un disavanzo da quasi 500 milioni arrivando a triplicare i trasferimenti alle municipalizzate. La falla venne tappata da Marino con i crediti vantati verso l’Atac restituiti al Campidoglio dalla gestione straordinaria del debito di Massimo Varazzani e con un aumento dell’Irpef nel decreto Salva-Roma siglato dal tandem Renzi-Letta. Tutto questo non fu sufficiente a sistemare i conti della Capitale che richiedono innanzitutto pulizia e trasparenza nei rapporti con le partecipate. Di qui la volontà della Raggi di entrare nel vivo della ristrutturazione Atac attraverso un concordato preventivo in continuità con cifre e tempi d’incasso tutti da definire per i creditori. Ma l’operazione che la Raggi ha affidato al nuovo assessore Gianni Lemmetti rischia di essere decisamente dolorosa per l’amministrazione capitolina senza l’appoggio del governo e della gestione commissariale.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...ra-mai-fallire-il-campidoglio/3838848
    Voting 0
  3. Chi ha votato cinquestelle non chiedeva blande riforme, ma una rivoluzione, un taglio netto col passato, e pazienza se avrebbe comportato tagli di teste dirigenziali, non sarebbe stato spoil system ma nuovo inizio per una città stremata. Bastava dunque guardare il curriculum di Marra per capire che mai e poi mai avrebbe potuto rappresentare tutto questo, al di là delle inchieste che presto lo avrebbero portato agli arresti: nel 2006, come riporta il Corriere di oggi, Marra va all’Unione nazionale incremento razze equine (Unire), a dirigere la sezione galoppo. E chi è segretario dell’Unire? Franco Panzironi, ex braccio destro all’Ama di Alemanno. Nel 2008 entra in Campidoglio: e chi è che lo nomina? Alemanno, a direttore del dipartimento patrimonio e casa, e poi dell’ufficio per le politiche abitative. Luogo delicatissimo, dove vigono corruzione e clientelismi che certo Marra non risolve. Nel 2010 diventa consulente economico del direttore generale della Rai, sotto il governo Berlusconi. Infine nel 2011, ciliegina sulla torta, guida la direzione personale, demanio e patrimonio della Regione Lazio, con la giunta Polverini, per tornare in Comune nel 2013 e avvicinarsi a Virginia Raggi.

    Mi chiedo: c’era bisogno di altro per scartare il cv di Marra? Come è potuto diventare un dirigente della giunta Raggi e per di più un fedelissimo della sindaca? Chi ha votato il Movimento perché tutto cambiasse è rimasto attonito fin dall’inizio. Perché questa scelta aveva un passato pesante, altro che taglio radicale, altro che rivoluzione. I romani volevano un’amministrazione totalmente nuova, con gente presa dal basso, fuori dai cerchi magici, fuori dalla politica di sempre, specie nera. Forse era una speranza naif, dal momento che la Raggi, totalmente inesperta e nuova, ha compiuto errori gravi, anzi tanto più gravi visto che da Roma passa il futuro del Movimento.

    Per noi cittadini ora la scelta si fa sempre più tragica: tra corrotti, inesperti che assumono accusati di corruzione e la politica al governo, una casta di intoccabili che continuano a varare governi tecnici pur di non farci votare – e soprattutto pur di arrivare al giorno in cui scatterà il vitalizio, che solo quello gli importa – la decisione si fa sempre più ardua.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...mai-dovuto-lavorare-con-raggi/3265976
    Voting 0
  4. Nella richiesta depositata dalla Procura di Roma si leggono anche i nomi di politici della capitale, come il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti e l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. Per l’esponente del Pd cadono le accuse nate da un interrogatorio di Salvatore Buzzi del giugno 2015, che lo aveva indicato come beneficiario di una serie di tangenti destinate a sostenere la campagna elettorale. Per i magistrati della Procura di Roma “il fatto che le erogazioni in campagna elettorale non siano finalizzate ad atti o attività dell’ufficio, già secondo il tenore delle dichiarazioni di Buzzi, sono elementi che impongono l’archiviazione”. Buzzi in un secondo interrogatorio del giugno 2016 aveva poi raccontato di “un accordo a monte” tra Storace e Zingaretti per la spartizione del mega appalto sul Cup, il sistema di prenotazione delle prestazioni sanitarie. Anche in questo caso i magistrati hanno riscontrato “l’assenza di riscontri”, chiedendo l’archiviazione del fascicolo per il presidente della regione Lazio.

    Nel caso di Alemanno viene meno l’ipotesi di reato di aver favorito l’associazione mafiosa Mafia capitale, anche se rimane in piedi il processo per corruzione, tutt’ora in corso
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...ne-sul-gruppo-carminati-buzzi/3080149
    Voting 0
  5. Ventotto milioni all’anno per 30 anni. Sono le rate delle “manovrine correttive” che Roma capitale sarà costretta a pagare, fino al 2044, in seguito all’operazione di riaccertamento straordinario dei residui di bilancio prevista dalla riforma sull'armonizzazione dei sistemi contabili varata dal Governo nel 2009 (e integrata con due decreti nel 2011 e 2014).

    La proposta di delibera sulle modalità di recupero del disavanzo tecnico accertato dalla Ragioneria capitolina è arrivata in commissione Bilancio, dove i conti illustrati durante l’intervento del Ragioniere generale del Campidoglio Stefano Fermante hanno fatto saltare il tappo.
    "E' un'operazione tra le più complesse ed è la prima volta che viene sperimentata nelle amministrazioni italiane. Abbiamo dovuto setacciare il residuo attivo e passivo, verificare la sussistenza dei titoli giuridici, e calcolare un Fondo crediti dubbia esigibilità, che ci permette di operare con consapevolezza rispetto alla nostra capacità di riscuotere, e un fondo rischi, o passività potenziali", ha spiegato Stefano Fermante, ragioniere generale, che ha parlato di "una sorta di anno zero".

    Il Fondo crediti di dubbia esigibilità è dato dal fatto che la Ragioneria ha riscontrato un certo numero di residui attivi giacenti da anni e non riscossi o non riscuotibili. "Abbiamo fatto una storicizzazione degli ultimi anni di ogni risorsa - ha detto Fermante - ed elaborato un rapporto tra quanto incassato e quanto si sarebbe potuto incassare". Dalla Cosap, alla tassa di soggiorno, ai crediti di Ama. Il fondo rischi, invece, contiene i potenziali "rischi sulla tenuta del bilancio", ossia "alcune poste non ancora trasformate in spesa che costituiscono rischi potenziali e quindi sono state accantonate dall'amministrazione", comprese anche cifre di "potenziale soccombenza nei contenziosi che ha il Comune".
    http://www.affaritaliani.it/roma/cred...une-ko-tecnico-370656.html?refresh_ce
    Voting 0
  6. Viene sottolineata una differenza di approccio fra l’amministrazione guidata da Gianni Alemanno e quella di Ignazio Marino. Con l’ex ministro il clan usava come «strumento principe l’intimidazione mafiosa». Con l’ex chirurgo Dem il metodo utilizzato è «la disponibilità di amministratori e dipendenti pubblici acquisiti con la corruzione agevolata in specifici casi dalla vicinanza di alcuni ambienti politici a Buzzi (la sinistra ndr) in virtù del suo ruolo di rilievo nel mondo della cooperazione sociale».

    Se il dossier del prefetto Magno dovesse venire desecretato, così come ha chiesto il procuratore Giuseppe Pignatone, si trasformerebbe in una nuova spinta per le indagini della procura. Inoltre sarebbe acquisito agli atti del processo ai 46 imputati di mafia Capitale, con in testa Massimo carminati e Salvatore Buzzi che si aprirà il 5 novembre.

    Ma anche limitandosi all’aspetto amministrativo, il quadro è devastante. Perché è già difficile adesso far ruotare i capi dei dipartimenti, spostare le persone da un ufficio all’altro o allontanare i dirigenti sui quali gli amministratori nutrono dubbi di affidabilità. In molti casi, come hanno già spiegato esponenti della giunta Marino, intervenire «diventa un’impresa titanica, se non impossibile». Non si riesce neppure a far partire i procedimenti disciplinari per punire gli impiegati citati nelle intercettazioni.

    Anche per questo, il metodo della commissione è andato oltre le singole anomalie, puntando a definire i confini di un sistema perverso: «La verifica non è stata volta alla ricerca fine a se stessa di profili di irregolarità o illegittimità amministrativa, bensì a comprendere il rapporto esistente fra l’influenza di mafia Capitale
    http://espresso.repubblica.it/attuali...ro-magno-del-marcio-capitale-1.236970
    Voting 0
  7. Si discuterà molto negli anni a venire sul perché Alemanno e molti altri reduci del Movimento sociale appena giunti al Potere si siano trasformati in un’orda di fameliche cavallette. E perché abbiano rinunciato fin da subito a tentare di trasformarsi in una normale destra europea. O persino in una destra come quella lepenista. Probabilmente ci sarà chi sosterrà che il problema è stato il contagio rappresentato da Silvio Berlusconi, il politico che nel 1994 li ha sdoganati e che certamente in fatto di moralità pubblica non ha mai rappresentato un esempio. Altri ricorderanno invece come per i missini fosse semplice avere le mani pulite. Il loro partito prima non governava, non amministrava, non decideva. Insomma non aveva occasioni per rubare.

    Chi scrive questo articolo coltiva però una terza ipotesi. Non in antitesi con le precedenti, ma complementare. Alemanno e i suoi sodali una volta andati al potere non sapevano più che farsene: non avevano più nessuna ideologia di riferimento e non avevano il tempo per elaborarne un’altra. Piazzati al fianco di Berlusconi e Umberto Bossi, non potevano nemmeno seriamente gridare “legge e ordine” o fare del nazionalismo una bandiera. Senza ideali, senza idee (giuste o sbagliate che fossero) si sono accomodati a tavola. Seduti a destra solo perché tutti gli altri posti erano già occupati.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...orabile-della-destra-italiana/2318998
    Tags: , by M. Fioretti (2015-12-19)
    Voting 0
  8. L’ex vice capo di gabinetto del sindaco Veltroni tira in ballo il capitano della Roma: i vigili «facevano vigilanza ai figli del calciatore perché era giunta una voce di un progetto di rapimento del figlio di Totti». L’accusa a Caltagirone che querela
    http://roma.corriere.it/notizie/crona...10e-86f8-11e5-858b-c98d4f30b0b8.shtml
    Voting 0
  9. in quest’aula ci sono molti imputati accusati di vari reati, ma secondo me manca il principale».

    E chi sarebbe?
    «Lo Stato. Perché se contrae debiti e non paga gli imprenditori per anni, è evidente che poi gli imprenditori sono costretti a rivolgersi a chi può in qualche modo risolvere i loro problemi attraverso altre strade, con le conoscenze che ha».

    Cioè i «facilitatori», come lei stesso s’è definito?
    «Esattamente. Al Cara di Meno c’erano 46 milioni di debiti non pagati, è naturale che chi li doveva incassare cercasse il modo di farlo»



    Lei ci crede alla storia della mafia di Roma?
    «Sinceramente no, perché se la mafia è affiliazione, violenza di sottobosco, io non l’ho vista. Non credo a un sistema mafioso che gestiva la città. C’era un sistema politico talmente debole, che ha favorito fenomeni di corruzione».

    Ma questo sistema era debole, e quindi corrotto, anche quando lei lavorava in Campidoglio con l’ex sindaco Veltroni, o comandava la polizia provinciale?
    «No, e le spiego perché. La corruzione che ho conosciuto io è legata al mondo delle cooperative, che quando governava il centrosinistra lavoravano tranquillamente senza dover pagare niente. Anche perché svolgevano un ruolo positivo; io che ne sono appena uscito le garantisco che il carcere è un posto che non rieduca affatto, mentre molte di queste cooperative sono servite al reinserimento di tanti ex detenuti. Quando è arrivato il centrodestra, invece, i suoi rappresentanti hanno preteso di essere pagati per continuare a far lavorare le cooperative. E quelle si sono adeguate».
    http://roma.corriere.it/notizie/crona...c9e-83f6-11e5-8754-dc886b8dbd7a.shtml
    Voting 0
  10. I conti di Roma Capitale, cioè del Comune, sono in disavanzo strutturale annuo per 1,2 miliardi, cioè: produce un deficit di 100 milioni al mese. I conti necessitano continuamente di assestamenti a causa della discrasia tra previsioni e consuntivi e, nonostante questo, i soldi per aumentare gli stipendi dei dipendenti pubblici si trovano sempre, come è stato fatto anche nell’ultima manovra correttiva approvata dal Comune. Peraltro nel 2012 la Ragioneria generale dello Stato ha detto che c’è stato un “indebito incremento dei fondi per la contrattazione collettiva” a favore dei dipendenti comunali. Marino, insensibile agli allarmi, prosegue su questa strada. I voti di 27mila dipendenti fanno gola a tutti. Per non parlare dei buchi prodotti dall’Atac sui quali è più dignitoso stendere un velo pietoso.

    Ma com’è possibile, come lei scrive su Panorama.it, che l”ex sindaco Gianni Alemanno abbia potuto aumentare la spesa visti i deficit e i debiti?

    Gli è stato consentito. Nel 2008, dopo 15 anni di Rutelli prima e Veltroni poi al Campidoglio, il Comune aveva 22,4 miliardi di debiti, 5,7 di crediti e 70mila cause civili. Queste tre voci sono state trasferite in un nuovo soggetto pubblico che si chiama “Gestione Commissariale”. Ripulendo il Comune di Roma da tutte le sue passività (i crediti inesigibili o inesistenti si scoprì, in seguito, erano pari a 3 miliardi) si è data la possibilità al sindaco di ricominciare a produrre deficit e debito. E lui non si è lasciato scappare l’occasione.

    Mi faccia capire, quindi l’intervento del governo Berlusconi ha consentito di occultare – o di mettere in un sarcofago – i disavanzi delle amministrazioni Rutelli e Veltroni?

    Esattamente. Fu una scelta sbagliata sotto il profilo economico anche se comprensibile dal punto di vista politico: se l’immagina Berlusconi che commissaria Roma dando la colpa a due sindaci di sinistra? Ma è stata una scelta disastrosa dal punto di vista del cosiddetto “moral hazard”. Alemanno e Marino, insomma, sono autorizzati a pensare che “Roma is too big to fail” e quindi continuano a spendere perché tanto qualcuno che pagherà, alla fine, si troverà.
    http://formiche.net/2014/12/26/ecco-il-vero-scandalo-roma
    Voting 0

Top of the page

First / Previous / Next / Last / Page 1 of 11 Online Bookmarks of M. Fioretti: tagged with "alemanno"

About - Propulsed by SemanticScuttle