mfioretti: x municipio*

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  1. Lo studio dell'Istituto Cattaneo di Bologna spiega la vittoria della candidata grillina, Giuliana Di Pillo, al ballottaggio di domenica 19 novembre. Merito di un partito trasversale che, però, non riesce a sconfiggere l'astensionismo

    "Perché il M5s ha vinto a Ostia?". Questo il titolo dell'analisi, pubblicata il 22 novembre, con cui l'Istituto Cattaneo di Bologna ha analizzato il voto del ballottaggio che ha portato Giuliana Di Pillo del Movimento 5 Stelle a conquistare la presidenza del X municipio romano.
    I voti del Pd confluiti al M5s

    La ricerca coordinata da Marco Valbruzzi, Marta Regalia e Michelangelo Gentilini, ha analizzato i flussi di voto nella città laziale fra il primo turno del 5 novembre e il secondo turno del 19 novembre. La lettura dei numeri ha portato a osservare che gli elettori che al primo turno avevano scelto il Pd o i candidati di sinistra alternativa o civica, al ballottaggio hanno poi premiato la candidata del Movimento 5 Stelle, Di Pillo. Secondo l'Istituto Cattaneo, infatti, la maggioranza degli elettori del Pd, pari al 62%, non è andato a votare, ma fra chi non si è astenuto quasi tutti hanno votato il Movimento 5 Stelle. Solo il 3,9% di loro, infatti, ha scelto il centrodestra.
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    Gli elettori di CasaPound

    L'analisi dell'istituto bolognese passa poi in rassegna il comportamento degli elettori di CasaPound, il movimento di estrema destra su cui si sono concentrate le cronache politiche del pre-voto, per la questione legata al presunto appoggio ottenuto dal clan Spada. Secondo i dati pubblicati, CasaPound ha avuto un exploit nelle elezioni ostiensi, ma non pochi dei suoi elettori hanno scelto di appoggiare Di Pillo al secondo turno. L'analisi evidenzia che la metà dei voti di CasaPound, il 48,7%, al ballottaggio sono confluiti sulla candidata del centrodestra, Monica Picca. E se il 31,7% degli elettori di CasaPound si è astenuto al ballottaggio, il dato non trascurabile, secondo gli analisti, è stato quello dei voti confluiti sulla candidata grillina, pari al 19,6% dell'elettorato del partito guidato da Gianluca Iannone.
    Il potere del M5s e l'astensionismo

    Dati alla mano, fanno sapere dal Cattaneo, il M5s si conferma anche in questa tornata elettorale una "perfetta macchina da ballottaggio", capace di attirare consensi in modo trasversale. Ma se la vittoria del movimento di Grillo è un dato chiaro, altrettanto lo è quello riguardante l'astensionismo. Secondo gli statistici, infatti, coloro che non vanno più a votare rappresentano una parte crescente dell'elettorato italiano che risulta ormai irraggiungibile anche dal M5s, che in questi anni più di ogni altro ha incarnato lo spirito di protesta. A dimostrazione di questa tesi ci sarebbero i voti persi, già al primo turno, rispetto al voto amministrativo di un anno fa. "Il M5s - osservano al Cattaneo - prende voti da tutti gli altri partiti, tranne uno: quello, in crescita, dell'astensionismo".
    http://tg24.sky.it/politica/2017/11/2...lisi-voto.html?social=twitter_skytg24
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  2. «NEppure sulla guerra in Iraq ci eravamo divisi, anche se io alle armi di distruzione di massa di Saddam un poco ci credevo, mentre Elisabetta agli americani non concede mai nulla. E però era bello dividersi su argomenti di sinistra. Ora ci dividiamo sul ‘male minore'».

    Entrambi medici, condividono la passione per i paesaggi del Mediterraneo e per i libri di storia. E infatti stanno leggendo "I Romanov" di Sebag Montefiore. Alberto apre il libro e mi recita il racconto della morte di Caterina: «Il Granduca era circondato da gente di tal fatta che il più onesto meriterebbe di essere impiccato. I cortigiani chiesero stupefatti chi fossero quegli ‘ostrogoti' ». E qui Alberto fa un pausa e guarda Elisabetta. Poi riprende: «Gli ‘ostrogoti' erano il futuro».

    «Per la verità», mi dice Mauro Zeppili, un economista colto e ironico che lavorò con Vincenzo Visco ai tempi del governo Prodi, «il futuro di Ostia finirà proprio quando dovrebbe cominciare: domenica 19. Sino ad allora sarà come se si votasse per la Casa Bianca». Più in là, nella piazza, vedo con la coda dell'occhio che si è formato un gruppetto di ragazzi. Chissà - mi chiedo - se sono di sinistra: neppure uno.

    Mentre li interrogo, qualcuno su Google raccoglie e metabolizza informazioni su di me. Sono simpaticamente spavaldi, mi chiedono perché non lavoro in tv, come mai ho polemizzato con Sgarbi..: boh. Taglio corto: Francesco (Berardi) e Alessio (Federico) stanno con Salvini; Damiano (Picciau) con il Movimento 5 stelle; gli altri sono minorenni: «Io sono fascista» dice uno dei più giovani. E io: davvero?

    Torno a Zeppilli e alla sinistra, ed è come ritirarsi in un college: «Se ti fermi - riprende questo economista mite che sa usare il pensiero illuminista - ti faccio vedere che nelle case della gente di sinistra, nei circoli culturali e durante le cene, tutti discutiamo di ‘male minore' come ai tempi di Hannah Arendt». Zeppilli previene l'obiezione: «Certo, quella fu una delle più grandi tragedie della storia. E però noi, nel nostro piccolo, abbiamo il fascismo di CasaPound all'8 per cento, e abbiamo la mafia alleata del fascismo ». Secondo Zeppilli c'è un afrore selvatico, arcaico e animalesco «da mafia di suburra che a Palermo non ho mai visto» nella testata con cui Spada ha rotto il naso al giornalista Daniele Piervincenzi. «Pensa a quel manganello che aveva a portata di mano ». Già, avesse avuto un coltellaccio: «Come si chiama in siciliano il lungo serramanico appuntito e tagliente che i macellai usano per sgozzare gli agnellini?». Scannaciarredi, si chiama. La scenografia mafiosa è fatta di botte e minacce, come quelle che costringono la nostra Federica Angeli a vivere sotto scorta. Mi dice Federica: «Attento, a Ostia niente è come sembra».

    Dunque "il male minore" fu la scelta che fecero alcuni ebrei di collaborare con i nazisti per salvare se stessi e altri ebrei. L'idea è che si possa scendere a patti col diavolo senza vendergli l'anima. «Ma Hannah Arendt fece notare che chi sceglie il male minore dimentica facilmente che sta scegliendo il male». E però Zeppilli, nonostante tutto, ci crede all'idea del del voto utile: «Io non ho paura a dirlo: alla fine voterò Cinque stelle, perché voglio votare, e perché sono antifascista sin dalla nascita. E dunque scelgo...».

    Lo contesta Elisa, giovane mamma che arriva in piazza con in braccio la figlia Greta: «La padella o la brace: lo chiami scegliere? Io i Cinque stelle non li voterò mai». Pure Carlo Scarfora dice «mai i Cinque stelle». È pensionato e sta nel Pd: «Anche se a votare Pd oggi ci vuole coraggio». Carlo, che è stato nel Pci ed è «figlio e nipote di comunisti », mi presenta il suo amico per la pelle, Mimmo Barbuto. Sono entrambi ex impiegati dell'aeroporto: «Facciamo volontariato insieme, curiamo i giardini, distribuiamo pacchi di cibo ai poveri, ci vediamo tutti i giorni».

    Mimmo voterà Cinque stelle ma non riesce a convincere Carlo: «Ho intenzione di annullare la scheda. E però, se fossi costretto a scegliere, se un demonio mi costringesse a scegliere, voterei Centrodestra. Certo, Berlusconi sarebbe una iattura, ma almeno sappiamo che genere di iattura è». E ora discutono, i due amici per la pelle. Litigate? «Non succederà mai».

    Noto che si parla di Raggi e di Grillo, di Berlusconi e di Salvini, ma molto di rado delle due candidate, le due insegnanti che si affrontano al ballottaggio, Monica Picca e Giuliana Di Pillo, come se fossero solo due controfigure, anzi «due controfgurine » mi corregge Bruno Casula, che all'Alitalia era «un capo perché gestiva i comandanti » dicono i suoi amici per dirmi che è un duro: «No, io non voto i fascisti, né io né mia moglie, né i miei figli. Per me il male minore sono i Cinque stelle». Anche se all'antifascismo della Raggi non crede: «Prima non è andata alla cerimonia di commemorazione delle Fosse Ardeatine. Poi, quando ha capito che la partita di Ostia si sarebbe giocata sull'antifascismo, per convincere la sinistra si è messa a cantare in Campidoglio ‘Bella ciao' e ha pure sfrattato quelli di Fratelli d'Italia dalla storica sede di Colle Oppio... In questo modo non esalta, ma sporca un valore».

    Anche l'antimafia è un valore. Ostia ha paura della parola mafia e quello dell'identità rimane il problema di una città che rifiutò di essere Comune perché voleva restare Roma fuori Roma. I tantissimi ostiensi per bene, che hanno un grande bisogno di farsi accettare, esibiscono spesso la furia del marginale e non vogliono essere ridotti a popolo di mafia. Dico: «negare la mafia è tipico della mafia» e subito la piazza si accende: «Non siamo mafiosi, qui ci sono persone per bene. La vera mafia sta altrove». Sempre la giusta difesa del territorio produce zone di ambiguità. Sicuramente la famiglia Spada ha organizzato feste e befane con i fascisti di CasaPound, ha accarezzato i Cinquestelle, ma ha anche cercato di frequentare la Caritas di don De Donno, il prete di strada che alle elezioni ha superato l'8 per cento, ed è un leader naturale della sinistra, quella più a sinistra del Pd. E infatti i Cinque stelle lo corteggiano, gli promettono commissioni e consulenze. Lui replica dicendo che farà «l'opposizione anche dell'opposizione ». I Rom lo aiutavano durante la campagna elettorale. Don De Donno gestisce lo sportello antiusura. E' un religioso di 71 anni, semplice, appassionato, carismatico ma ingenuo. E infatti partecipò alla manifestazione contro il commissariamento per mafia.

    Il luogo che sicuramente la mafia non frequenta è il Divine, il locale associato all'Arcigay, dedicato alla drag queen americana: «Siamo di sinistra, ma non diamo indicazioni di voto», dicono i proprietari Valerio e Massimo. Il Divine ha ospitato il primo confronto tra i candidati: «Sono venuti tutti tranne i due della destra, la candidata di Fratelli d'Italia e quello di CasaPound». C'era anche il candidato della lista di Beatrice Lorenzin, ministra della Sanità, che è nata e cresciuta ad Ostia, anche lei nel villaggio Alitalia, ragazza berlusconiana. A Ostia si impara a combattere? «È il Municipio che è stato sciolto per mafia. E' il luogo dove Pasolini è stato ucciso da uno dei suoi ragazzi di vita. Ed è una città abusiva per due terzi. Quella orribile aggressione ai giornalisti è purtroppo molto ostiense». Ostia è la protagonista di ‘Non essere cattivo' e di ‘Amore tossico'. Ho chiesto a Beatrice Lorenzin: si è mai drogata? «Mai. Ne ho visti morire troppi ». I drogati della sua giovinezza erano tutti di sinistra? «No, ma a sinistra erano più vulnerabili, e nei centri sociali ne circolava tanta». I famosi centri sociali di Ostia sono stati i grandi nemici della Lorenzin che, ora mi dice, non darà indicazioni di voto, anche se, per le stramberie della legge elettorale, il suo candidato, che si chiama Andrea Bozzi, sarebbe ripescato solo con la vittoria dei Cinque stelle. Ma insiste la ministra: «Ognuno farà come vuole, ma se dipendesse da me nessun voto andrebbe mai ai Cinque stelle».

    Il giovane Matteo Moi, che è l'anima del Divine, studia Scienze Politiche e lavora anche nel ristorante del padre, il Soul Kitchen River, ma progetta di emigrare a Parigi perché «di Ostia non ne posso più». Orfano di madre, ha una zia che sta nel movimento "Il Popolo della Famiglia" di Adinolfi, la nonna gli vuol bene ma non lo approva, il fratello è a Londra a studiare fotografia: «Già lunedì 20 nessuno si occuperà più di Ostia e torneremo irrilevanti, nonostante le nostre mafie, i muri che nascondono il mare, la sporcizia e... persino i Krapfen con la crema, che non sono quelli austriaci». Questo dolce, che è un' esclusività del bar Paglia in piazza Anco Marzio è davvero buonissimo «e la ricetta è un segreto che Alessandro ha ricevuto in eredità dal padre e ora custodisce insieme con la moglie».

    Alessandro, elegante e magro, non somiglia al pasticciere tipo: ha sempre votato Pd e forse voterà Cinque stelle: «il male minore », dice anche lui. Matteo con i suoi jeans bucati e il sorriso pulito rifiuta l'immagine dell' Ercole al bivio, il famoso dipinto di Annibale Carracci che è l'icona dell'indecisione, e pensa di annullare la scheda. No dunque al male minore che Eyal Weizman considera una tentazione diabolica: «Meglio fare niente, perché fare niente è l'ultima forma effettiva di resistenza e le conseguenze concrete del rifiuto, e dunque del caos, sono quasi sempre migliori, se sono abbastanza le persone che rifiutano»
    http://ricerca.repubblica.it/repubbli...a/2017/11/10/dilemmaa-sinistra08.html
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  3. “Non direi che il voto di Ostia premia il buon governo di Roma perché al primo turno il Movimento Cinque Stelle ha dimezzato i voti rispetto alle elezioni amministrative. Non credo che ci sia stato un voto particolarmente organizzato dagli Spada e da Casa Pound in questa fase. Il fatto è che ora la Presidente del Municipio avrà da gestire un territorio complicatissimo in una situazione gravissima, con quartieri interi sotto il controllo di famiglie criminali che si comportano come vere e proprie mafie. Ostia, dunque, è un luogo molto compromesso e forse questo non era ancora il tempo per terminare il commissariamento. Il commissario stava facendo un lavoro serio di pulizia e affrancamento di alcuni processi amministrativi dalle infiltrazioni, ora invece sarà più difficile. Ci dovrà essere una collaborazione di tutti ma probabilmente si è accelerato un po’ troppo il momento elettorale. Lo dimostra anche l’astensionismo così alto dei cittadini: forse non c’era ancora una credibilità forte della politica e un affrancamento da alcune logiche evidenti da consentire un processo democratico”. Lo ha affermato il senatore Franco Mirabelli, Capogruppo PD in Commissione Parlamentare Antimafia, intervenendo in Tv a 7Gold.
    http://www.areadem.info/adon.pl?act=d...utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter
    Tags: , by M. Fioretti (2017-11-20)
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  4. Occhio ai piccoli segnali maligni, quando si parla di clan malavitosi. E allora, parlando di Ostia, gli addetti ai lavori hanno notato un fenomeno davvero inquietante: è da un mese che viene incendiato un cassonetto al giorno, sempre attorno alla sede del X Municipio, quella specie di Fort Apache della legalità dove è insediato (ancora per poco) il commissario straordinario Domenico Vulpiani, un poliziotto tosto che è stato capo della Digos di Roma. «I clan - dice - ci vogliono far capire che sono pronti a tornare». Forse non si sono mai allontanati di molto. Si sono semplicemente nascosti, come pare sia la strategia del clan Triassi, organici a Cosa Nostra, vedi la cosca agrigentana Cornera-Cuntrera, che se ne stanno zitti e buoni, evitando le sparate e le pacchianerie che piacciono tanto agli altri.

    Vulpiani in questi 26 mesi da commissario prefettizio ha spacchettato il business principale dei clan sul litorale, ovvero gli stabilimenti balneari, che erano suddivisi in 71 lotti ma in pratica facevano capo alla famiglia Fasciani grazie a una serie di teste di legno. Eppure tutto è in bilico e potrebbe tornare all’antico. E poi il Municipio è anche lo snodo fondamentale dove girano le licenze commerciali (primo business della zona), le licenze edilizie (secondo business), le case popolari (terzo business).

    Altri segnali: nel giro di tre settimane, tre sparatorie. Si è visto che c’entra lo spaccio. Gli investigatori non pensano che sia iniziata una guerra, quanto un «aggiustamento» sul territorio. Risistemazione forse inevitabile dopo che gli Spada, cugini dei potenti Casamonica, avevano estromesso dallo spaccio il clan precedente, i Baficchio-Galleoni, che erano gli epigoni della Banda della Magliana, ma poi sugli stessi Spada sono piovute pesanti condanne (a ottobre: 50 anni per tredici imputati, reato riconosciuto è «estorsione con l’aggravante del metodo mafioso») e così sugli alleati dei Fasciani (a giugno li hanno condannati in appello, ma per associazione a delinquere semplice e non mafiosa; poi è arrivata la Cassazione e ha rimesso dentro la mafiosità).

    I processi parlano di un clan Spada che ha messo le mani sulle case popolari di Ostia con violenza inaudita. In pratica si sono sostituiti al Comune: eseguono sfratti e poi assegnano le case agli amici o a chi li paga. Per essere chiari: su 6400 appartamenti popolari di Ostia, sono 2800 quelli occupati abusivamente. Qui gli Spada impongono un pizzo generalizzato. Chi non può pagare, è costretto ad andare via. Se è una donna, è spinta a prostituirsi. In un caso pretendevano di farsi cedere la corrente elettrica per l’appartamento vicino.

    E ancora. Palestre che sorgono come funghi, senza autorizzazioni, che mai potrebbero avere. Sale scommesse quantomai equivoche. E droga, usura, estorsioni, attentati, controllo del territorio, omertà, intimidazione dei poteri pubblici e della politica locale. Questo è il lato oscuro degli Spada e degli altri clan. «Il convincimento che quello romano sia un territorio risparmiato dai mafiosi - scriveva qualche giorno fa il procuratore capo Giuseppe Pignatone in una lettera al Messaggero - è tuttora molto diffuso e dopo la sentenza di primo grado nel processo a carico di Carminati, Buzzi e altri, alcuni commentatori hanno affermato che la Capitale si era liberata definitivamente dal problema mafia. Non credo che le cose, purtroppo, stiano così».

    Mentre il dibattito pubblico si avvitava sulla questione della «mafiosità» o meno di Carminati, infatti, la cruda realtà di Roma è venuta fuori prepotentemente. Si moltiplicano gli arresti e fioccano le condanne. Troppo grande e troppo estesa la città per un solo clan, è evidente che le periferie sono sotto attacco di tanti piccoli clan. Così accade a Ostia con gli Spada. «Famiglie - concludeva Pignatone - senza alcuna derivazione dalle tradizionali mafie meridionali, ma ugualmente in grado di controllare il loro territorio anche con il ricorso alla violenza... La Procura della Repubblica continua a non accettare l’idea, purtroppo molto diffusa, che la corruzione a Roma sia un fatto normale se non addirittura utile allo sviluppo. Né, tantomeno, quella che la mafia non esista se tra gli imputati non vi sono siciliani, calabresi o campani».
    http://www.lastampa.it/2017/11/10/ita...ia-sSvHCt8QKWcdQyzA44CKWN/pagina.html
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  5. Da un lato, l’amministrazione Zingaretti vorrebbe individuare un sito fra i 50 a disposizione nell’intera provincia, dall’altro c’e’ il Campidoglio a 5 Stelle che preferirebbe continuare ad appoggiarsi agli impianti all’estero e in Nord Italia nella speranza di applicare il “piano dei materiali post-consumo": ridurre la produzione di rifiuti e aumentare la differenziata, senza aprire altre discariche



    Altro che “discarica di servizio”. La Regione Lazio e la Città Metropolitana di Roma, rispettivamente governate da Nicola Zingaretti e Virginia Raggi, stanno cercando un sito adatto per una sorta di “Malagrotta 2” da almeno 4,8 milioni di metri cubi totali e un nuovo sito più piccolo da aggiungere a quelli esistenti. Non solo. Con la riforma degli ambiti territoriali in discussione a La Pisana, i rifiuti della Capitale e del suo hinterland potrebbero anche essere portati nelle altre province del Lazio, già sul piede di guerra da giorni. Le dimensioni del sito sono rintracciabili nelle pieghe del documento di “Determinazione del fabbisogno”, approvato nell’agosto 2016, delibera che serve da linee guida per il nuovo piano rifiuti non ancora varato dalla Giunta Zingaretti.

    Seppur con stime prudenziali e tenendo conto del progressivo aumento della raccolta differenziata fino a quota 65% nel 2021 – le previsioni del Comune di Roma sono di arrivare al 70% – si tiene conto che nel giro di 10 anni si possa arrivare a riempire la nuova discarica al servizio di Roma città per 4.801.028 metri cubi; a questo “fabbisogno” bisogna aggiungere quello del resto della provincia capitolina, calcolato in 2.316.575 metri cubi, troppo perché possa essere sostenuto dalle tre discariche di Albano Laziale (257.348 mc residui), Civitavecchia (182.400 mc non realizzati) e Colleferro (33.000 mc residui più 600.000 da realizzare). Un iter – e questa è l’altra novità importante – a cui si è adeguata anche l’ex Provincia di Roma oggi a guida pentastellata: nei giorni scorsi la dirigente del Dipartimento Tutela e Valorizzazione Ambientale di Palazzo Valentini, Paola Camuccio, ha inviato a tutti i sindaci del territorio una lettera (di cui ilfattoquotidiano.it è in possesso) la richiesta di individuare “delle aree idonee alla localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti”, con determinati criteri.

    Allegata alla lettera anche una cartografia, piuttosto dettagliata, in cui sono indicati una cinquantina di cave già opzionate dall’Ente. Una conversione dei grillini alle discariche? In realtà, questi documenti sembrano essere frutto dell’inerzia di un lavoro iniziato negli anni passati proprio quando l’attuale governatore, Nicola Zingaretti, era presidente della Provincia, iter burocratico mai interrotto dall’attuale amministrazione metropolitana. “Dai puntini rossi posizionati sulla mappa – attacca il deputato Pd, Emiliano Minnucci -, si evince che i grillini vogliono trasformare la provincia nella discarica di Roma come se il Gra fosse un vero e proprio spartiacque tra due mondi diversi”

    IL COLPO DI SCENA DELL’ATO UNICO
    Dove collocare questa nuova discarica? Lo staff guidato dal super consulente regionale, Daniele Fortini, sembra orientato a riprendere in considerazione la mappatura realizzata dall’ex commissario e ex prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, che all’inizio del decennio individuò 8 siti idonei, di cui 7 di proprietà della Colari di Manlio Cerroni e uno su terreno pubblico, a Falcognana sulla via Ardeatina. Proprio nel 2013, quest’ultima ipotesi tramontò a causa delle forti proteste dei residenti della zona – fra cui l’ex ministro Renato Brunetta – Attualmente, sulla scrivania di Zingaretti sono ferme due richieste di autorizzazione per altrettante cave di proprietà di Cerroni, una a Pian dell’Olmo e l’altra a Quadro Alto, entrambi nel comune di Riano (a nord di Roma). Il colpo di scena potrebbe arrivare dall’approvazione, nei prossimi giorni, della riforma sugli Ambiti territoriali ottimali (Ato) voluta dall’assessore regionale Mario Buschini, che prevede la creazione di un Ato unico: la nuova legge, all’esame del Consiglio regionale, permetterebbe alla Regione Lazio di autorizzare – come spera anche Virginia Raggi – il conferimento presso impianti situati in altre province. Questa nuova eventualità potrebbe far tornare di moda il sito di Aprilia (cittadina non lontana da Roma ma formalmente in provincia di Latina) di proprietà della Rida srl, dove c’e’ già un tmb che accoglie 400.000 tonnellate l’anno. “A Malagrotta – sostiene Donato Robilotta, consigliere regionale dei Socialisti Riformisti – è già costruita una linea del gassificatore, che brucia cdr, previsto e autorizzato dal piano regionale dei rifiuti, e dal dpcm del Governo Renzi dell’Agosto 2016. I tmb di Roma producono circa 500 mila tonnellate di Cdr all’anno che finiscono in inceneritori all’estero, arricchendo per esempio gli austriaci. Perché la Regione non autorizza l’esercizio in funzione del gassificatore?”.

    IL BRACCIO DI FERRO
    Mercoledì 17 in Regione Lazio si terrà un incontro molto importante, al quale parteciperanno emissari del Comune di Roma, non è chiaro se anche l’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, o addirittura Virginia Raggi in persona. Da un lato, l’amministrazione Zingaretti vorrebbe individuare un sito fra i 50 a disposizione nell’intera provincia e chiudere il dossier entro il mese di giugno, così da consegnare l’incartamento al ministro Gian Luca Galletti, il quale avrebbe poi solo il compito di spedire tutto a Bruxelles e ottenere le proroghe per continuare a mandare navi e treni all’estero, specie in Portogallo e in Austria; dall’altro c’e’ il Campidoglio a 5 Stelle che fa ostruzionismo e preferirebbe continuare ad appoggiarsi agli impianti all’estero e in Nord Italia (Emilia Romagna e Friuli) nella speranza di applicare il “piano dei materiali post-consumo”, ridurre la produzione di rifiuti e aumentare la differenziata (invariata negli ultimi 12 mesi), senza aprire altre discariche. In mezzo ci sono 54 Comuni della Provincia che vanno al voto il prossimo mese e, nel 2018, le elezioni regionali (senza scordare le politiche), motivo per il quale diventa difficile in questo frangente prendere decisioni poco popolari per la cittadinanza. Resta la carta commissariamento – attesa in caso di mancato accordo – che permetterebbe sia alla sindaca sia al governatore di scaricare la patata bollente sul Governo attraverso l’azione prefettizia. Ma a quale costo?

    L’EQUIVOCO DEGLI IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO
    Molta confusione – anche fra gli stessi politici – è stata fatta negli ultimi giorni sui tre impianti di compostaggio allo studio del Campidoglio, di cui ha parlato anche Virginia Raggi in una recente puntata di Porta a Porta. In quel caso, il tema si sposta sui rifiuti differenziati e in particolare sull’umido. La necessità è quella di sostituire (e integrare) l’impianto di Maccarese che, come rivelato da ilfattoquotidiano.it il 21 marzo scorso, deve essere chiuso a breve per via dell’intenso traffico veicolare. A quanto si apprende, i nuovi impianti dovrebbero sorgere nelle aree agricole di Castel di Guido (ovest), Decima (sud) e Marcigliana (nord-est), ma va specificato che questi siti non sono paragonabili a delle discariche e perfettamente compatibili con l’ambiente. Molte polemiche, poi, sono state suscitate dalla decisione del Dipartimento capitolino di spostare il tritovagliatore mobile di Rocca Cencia ad Ostia Antica: la mossa del Campidoglio permetterà al Municipio X di smaltire autonomamente i propri rifiuti indifferenziati, che altrimenti dal litorale romano avrebbero dovuto continuare a viaggiare per oltre 40 km in direzione Roma est.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...-con-rischio-commissariamento/3581303
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