mfioretti: virginia raggi*

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  1. «Non si risolve il problema della mobilità di Roma chiamandola “città in movimento” oppure la burocrazia complicata del Campidoglio con la dicitura “città semplice”».

    L’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari ha detto che quelli dell’Agenzia sono «dati irrilevanti».
    «La Montanari, prima di parlare, dovrebbe rispondere alla serie di richieste che le sono state fatte dall’Agenzia, a cui non ha risposto. Ha detto che il piano industriale di Ama stava sul sito, invece se lo tengono stretto. Il gioco delle tre scimmiette con me non funziona».

    Vuole andare allo scontro.
    «No. O lavorano o la smettono di fare gli struzzi e i giocolieri. D’ora in poi ogni capello sarà messo in evidenza».

    Guardi che se continua a dire queste cose la sindaca la caccia.
    «La sindaca? Non può mandarmi via: io dipendo dal consiglio comunale. L’Agenzia risponde all’assemblea».
    https://www.nextquotidiano.it/carlo-sgandurra-giunta-raggi
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  2. Raggi: “Abbatteremo il lungomuro, 50% spiagge libere. Roma torna ad affacciarsi sul mare”
    02:04
    di Alberto Sofia | 20 novembre 2017
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    Più informazioni su: Ostia, Virginia Raggi

    “Roma torna ad affacciarsi sul mare in maniera pulita e legale. Restituiremo il mare ai cittadini di Ostia e della Capitale: il 50% delle spiagge sarà libero“. Queste le parole del sindaco capitolino Virginia Raggi, nel corso di una conferenza in cui è stato presentato il Pua (piano di utilizzazione degli arenili), alla quale hanno partecipato anche il prefetto Domenico Vulpiani, nominato commissario del X Municipio dopo lo scioglimento per mafia, l’assessore capitolino all’Urbanistica Luca Montuori e il capogruppo M5S Paolo Ferrara. Raggi ha illustrato le linee guida del piano, che intende rimettere ordine a un settore, quello degli stabilimenti balneari, negli anni divenuto il “bottino” per le mafie del litorale capitolino. “Verranno preservati gli edifici storici. È un lavoro imponente, si è trattato di mettere mano a 71 concessioni. È un punto di partenza, un inizio”. ha rivendicato l’esponente M5s, il giorno dopo la vittoria della grillina Giuliana Di Pillo alle elezioni municipali. L’iter dell’approvazione è stato chiarito dallo stesso Vulpiani: prevede una fase preliminare di 105 giorni dal via libera dell’Assemblea capitolina. Affinché il Piano sia efficace serviranno però 550 giorni tra adozione, pubblicazione, fase delle osservazioni dei cittadini, poi l’invio alla Regione, la base, la conferenza dei servizi. Infine, l’approvazione e pubblicazione delle concessioni. Solo al termine di questo percorso potranno essere bandite le gare: “La proposta che abbiamo fatto all’assemblea Capitolina – ha aggiunto – è quella di ripartire da zero. Chi ha rispettato tutte le regole dovrà adeguarsi alle disposizioni dell’assemblea e parteciperà alla gara ed avrà dei vantaggi”, ha concluso Vulpiani
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017...torna-ad-affacciarsi-sul-mare/3990420
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  3. (AGENPARL) – Roma, 20 nov 2017 – “Vogliamo restituire ai cittadini il mare di Ostia, diremo finalmente addio al lungomuro riconsegnando così a Roma diciotto chilometri di bene comune. In questi mesi abbiamo lavorato in sinergia con il Prefetto Vulpiani e la commissione prefettizia composta anche dal viceprefetto Claudio Vaccaro e Maurizio Alicandro. L’obiettivo comune è stato quello di far riappropriare il territorio delle spiagge e del mare, beni dì cui i romani sono stati privati a causa del degrado e dell’abusivismo. Con il Piano di utilizzazione degli Arenili avviamo l’iter che consentirà al litorale di rinascere”. Lo afferma nella presentazione in Campidoglio nella sala della Promoteca la sindaca di Roma, Virginia Raggi
    http://www.agenparl.com/ostia-dal-lun...adini-diciotto-chilometri-bene-comune
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  4. "Qui gli Spada l'hanno sempre fatta da padrone", ha scritto Raggi. "E sapete bene che la destra ha detto che è pronta a fare l'accordo con Casapound. Quindi con chi si allea la destra? Con gli Spada? E allora siamo chiamati a fare una scelta". Ricordando in fondo l'appuntamento di domani con un breve post scriptum: "Ci vediamo sabato a Ostia".

    Una modalità che ha finito per irritare (quasi) tutti. Così, quando nel pomeriggio la Fnsi, insieme a Libera, ha convocato per giovedì prossimo sempre a Ostia una marcia di popolo, "chiamando in piazza cittadine e cittadini, associazioni e istituzioni che credono nella Costituzione, nella legalità, nella libertà di informazione, nel diritto ad una vita dignitosa liberata da mafie, malaffare, corruzione", in tanti hanno virato su quella che è subito diventata una contro-manifestazione. Ricevendo in poche ore una valanga di adesioni: Cgil, Cisl e Uil, Legambiente, Gay Center, Equality, Usigrai, Articolo 21, Pd, Sinistra italiana e persino i partiti che in campagna elettorale avevano sostenuto il Laboratorio civico di Don De Donno, rimasto invece accanto alla Raggi, ovvero Mdp e Insieme per il Lazio.

    A riprova delle illazioni che vogliono l'ex viceparroco ormai schierato con Di Pillo, su cui potrebbero confluire i suoi voti al secondo turno. "Ma la strumentalizzazione del M5S è evidente", dice la consigliera regionale Marta Bonafoni, "perciò noi domani non andremo: pensiamo che fare campagna elettorale su questi temi sia da irresponsabili".

    Un pressing talmente forte che ha spinto la stessa Raggi a cedere. Dopo essere stata incalzata in mattinata da Matteo Orfini che via Twitter le chiedeva di aderire all'iniziativa, Virginia fa dietrofront e annuncia: "La lotta alla criminalita' unisce tutti. Domani a Ostia con i cittadini e con Laboratorio Civico X; giovedi' 16 novembre con FNSI e Libera. Tutti uniti per dire #FuoriLaMafiaDaRoma".

    Pronti a sfilarsi sono pure i Fratelli d'Italia, infastiditi per l'invettiva lanciata contro di loro sull'house organ online del Movimento: "Ancora non ci sono arrivati né l'invito né le modalità di partecipazione, certo non andremo a una kermesse del M5S", taglia corto Rampelli. Mentre il segretario dem Andrea Casu esorta la sindaca "a rinunciare alla manifestazione convocata sul blog di Grillo e ad aderire a quella davvero civica e unitaria indetta da Fnsi e Libera ". Benedetta pure dal
    governatore Zingaretti.

    Chi invece non sarà né all'una né all'altra è CasaPound. Che ieri ha chiesto al ministro dell'Interno Minniti, alla magistratura e al Parlamento di indagare sulle accuse di voto di scambio tra il movimento neofascista e le organizzazioni criminali del litorale. Rispedendo ogni sospetto al mittente. E invitando i propri elettori, il giorno del ballottaggio, ad "andare al mare anche se è brutto tempo".
    http://roma.repubblica.it/cronaca/201...utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter
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  5. Il dissesto del Comune? Impossibile: danneggerebbe immagine (e rating) di tutto il Paese – La situazione è insomma assai ingarbugliata. Lo era del resto anche prima dell’accordo della Raggi con le banche, come ben sapeva l’ex sindaco Gianni Alemanno che pensò di venir fuori dall’intreccio Campidoglio-Atac girando il credito vantato sulla municipalizzata alla gestione commissariale, la bad bank che si occupa di smaltire i 12 miliardi di debito cumulati negli anni dal Comune di Roma. Uscito dalla porta di Alemanno, il vecchio credito è però rientrato dalla finestra di Ignazio Marino che lo ha chiesto indietro per “sistemare” il bilancio della sua gestione capitolina. Una storia antica che ora rischia di scoppiare nelle mani della Raggi, intenzionata a ristrutturare l’Atac che, secondo l’ex assessore Mazzillo, potrebbe spingere l’amministrazione capitolina verso il dissesto, cioè ad una procedura straordinaria di rientro con un piano che viene vidimato dal Ministero dell’Interno e validato dalla Corte dei Conti. Secondo una fonte interna alla magistratura contabile, si tratta però di un’opzione più teorica che pratica perché avrebbe un impatto sulla credibilità dell’intero Paese che, oltre al danno d’immagine a livello internazionale, pagherebbe lo scotto in termini di maggiori tassi di interesse per il debito pubblico di ogni genere e grado.

    Tutti i salvataggi della Capitale – Non è un caso del resto che in passato la politica abbia optato per risolvere senza grandi clamori le criticità del bilancio di Roma Capitale. Nel 2008, per coprire il buco ereditato da Veltroni, l’allora sindaco Alemanno chiese e ottenne dal governo di Silvio Berlusconi la gestione commissariale straordinaria separando buona parte del vecchio debito della Capitale (22 miliardi, oggi scesi a 12). L’obiettivo era consentire al Campidoglio di ripartire da zero smaltendo intanto la pesante eredità del passato grazie a un contributo pubblico annuo di 500 milioni, poi riconfermato in vario modo da tutti i governi successivi. Purtroppo però la gestione Alemanno non fu così oculata. Secondo quanto riferì poi la relazione sulla verifica amministrativo-contabile a Roma Capitale chiesta da Marino al Mef, nel periodo 2009-2012 Alemanno creò un disavanzo da quasi 500 milioni arrivando a triplicare i trasferimenti alle municipalizzate. La falla venne tappata da Marino con i crediti vantati verso l’Atac restituiti al Campidoglio dalla gestione straordinaria del debito di Massimo Varazzani e con un aumento dell’Irpef nel decreto Salva-Roma siglato dal tandem Renzi-Letta. Tutto questo non fu sufficiente a sistemare i conti della Capitale che richiedono innanzitutto pulizia e trasparenza nei rapporti con le partecipate. Di qui la volontà della Raggi di entrare nel vivo della ristrutturazione Atac attraverso un concordato preventivo in continuità con cifre e tempi d’incasso tutti da definire per i creditori. Ma l’operazione che la Raggi ha affidato al nuovo assessore Gianni Lemmetti rischia di essere decisamente dolorosa per l’amministrazione capitolina senza l’appoggio del governo e della gestione commissariale.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...ra-mai-fallire-il-campidoglio/3838848
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  6. Dalla delibera emerge che i 120 milioni di opere pubbliche non saranno tutti a carico della società giallorossa e dell’Eurnova. Sospesa dal Movimento la consigliera Grancio per i «dubbi di legittimità» espressi sull’impianto
    http://roma.corriere.it/notizie/crona...c20-4d53-11e7-a0c3-52aebd58a53d.shtml
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  7. Da un lato, l’amministrazione Zingaretti vorrebbe individuare un sito fra i 50 a disposizione nell’intera provincia, dall’altro c’e’ il Campidoglio a 5 Stelle che preferirebbe continuare ad appoggiarsi agli impianti all’estero e in Nord Italia nella speranza di applicare il “piano dei materiali post-consumo": ridurre la produzione di rifiuti e aumentare la differenziata, senza aprire altre discariche



    Altro che “discarica di servizio”. La Regione Lazio e la Città Metropolitana di Roma, rispettivamente governate da Nicola Zingaretti e Virginia Raggi, stanno cercando un sito adatto per una sorta di “Malagrotta 2” da almeno 4,8 milioni di metri cubi totali e un nuovo sito più piccolo da aggiungere a quelli esistenti. Non solo. Con la riforma degli ambiti territoriali in discussione a La Pisana, i rifiuti della Capitale e del suo hinterland potrebbero anche essere portati nelle altre province del Lazio, già sul piede di guerra da giorni. Le dimensioni del sito sono rintracciabili nelle pieghe del documento di “Determinazione del fabbisogno”, approvato nell’agosto 2016, delibera che serve da linee guida per il nuovo piano rifiuti non ancora varato dalla Giunta Zingaretti.

    Seppur con stime prudenziali e tenendo conto del progressivo aumento della raccolta differenziata fino a quota 65% nel 2021 – le previsioni del Comune di Roma sono di arrivare al 70% – si tiene conto che nel giro di 10 anni si possa arrivare a riempire la nuova discarica al servizio di Roma città per 4.801.028 metri cubi; a questo “fabbisogno” bisogna aggiungere quello del resto della provincia capitolina, calcolato in 2.316.575 metri cubi, troppo perché possa essere sostenuto dalle tre discariche di Albano Laziale (257.348 mc residui), Civitavecchia (182.400 mc non realizzati) e Colleferro (33.000 mc residui più 600.000 da realizzare). Un iter – e questa è l’altra novità importante – a cui si è adeguata anche l’ex Provincia di Roma oggi a guida pentastellata: nei giorni scorsi la dirigente del Dipartimento Tutela e Valorizzazione Ambientale di Palazzo Valentini, Paola Camuccio, ha inviato a tutti i sindaci del territorio una lettera (di cui ilfattoquotidiano.it è in possesso) la richiesta di individuare “delle aree idonee alla localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti”, con determinati criteri.

    Allegata alla lettera anche una cartografia, piuttosto dettagliata, in cui sono indicati una cinquantina di cave già opzionate dall’Ente. Una conversione dei grillini alle discariche? In realtà, questi documenti sembrano essere frutto dell’inerzia di un lavoro iniziato negli anni passati proprio quando l’attuale governatore, Nicola Zingaretti, era presidente della Provincia, iter burocratico mai interrotto dall’attuale amministrazione metropolitana. “Dai puntini rossi posizionati sulla mappa – attacca il deputato Pd, Emiliano Minnucci -, si evince che i grillini vogliono trasformare la provincia nella discarica di Roma come se il Gra fosse un vero e proprio spartiacque tra due mondi diversi”

    IL COLPO DI SCENA DELL’ATO UNICO
    Dove collocare questa nuova discarica? Lo staff guidato dal super consulente regionale, Daniele Fortini, sembra orientato a riprendere in considerazione la mappatura realizzata dall’ex commissario e ex prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, che all’inizio del decennio individuò 8 siti idonei, di cui 7 di proprietà della Colari di Manlio Cerroni e uno su terreno pubblico, a Falcognana sulla via Ardeatina. Proprio nel 2013, quest’ultima ipotesi tramontò a causa delle forti proteste dei residenti della zona – fra cui l’ex ministro Renato Brunetta – Attualmente, sulla scrivania di Zingaretti sono ferme due richieste di autorizzazione per altrettante cave di proprietà di Cerroni, una a Pian dell’Olmo e l’altra a Quadro Alto, entrambi nel comune di Riano (a nord di Roma). Il colpo di scena potrebbe arrivare dall’approvazione, nei prossimi giorni, della riforma sugli Ambiti territoriali ottimali (Ato) voluta dall’assessore regionale Mario Buschini, che prevede la creazione di un Ato unico: la nuova legge, all’esame del Consiglio regionale, permetterebbe alla Regione Lazio di autorizzare – come spera anche Virginia Raggi – il conferimento presso impianti situati in altre province. Questa nuova eventualità potrebbe far tornare di moda il sito di Aprilia (cittadina non lontana da Roma ma formalmente in provincia di Latina) di proprietà della Rida srl, dove c’e’ già un tmb che accoglie 400.000 tonnellate l’anno. “A Malagrotta – sostiene Donato Robilotta, consigliere regionale dei Socialisti Riformisti – è già costruita una linea del gassificatore, che brucia cdr, previsto e autorizzato dal piano regionale dei rifiuti, e dal dpcm del Governo Renzi dell’Agosto 2016. I tmb di Roma producono circa 500 mila tonnellate di Cdr all’anno che finiscono in inceneritori all’estero, arricchendo per esempio gli austriaci. Perché la Regione non autorizza l’esercizio in funzione del gassificatore?”.

    IL BRACCIO DI FERRO
    Mercoledì 17 in Regione Lazio si terrà un incontro molto importante, al quale parteciperanno emissari del Comune di Roma, non è chiaro se anche l’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, o addirittura Virginia Raggi in persona. Da un lato, l’amministrazione Zingaretti vorrebbe individuare un sito fra i 50 a disposizione nell’intera provincia e chiudere il dossier entro il mese di giugno, così da consegnare l’incartamento al ministro Gian Luca Galletti, il quale avrebbe poi solo il compito di spedire tutto a Bruxelles e ottenere le proroghe per continuare a mandare navi e treni all’estero, specie in Portogallo e in Austria; dall’altro c’e’ il Campidoglio a 5 Stelle che fa ostruzionismo e preferirebbe continuare ad appoggiarsi agli impianti all’estero e in Nord Italia (Emilia Romagna e Friuli) nella speranza di applicare il “piano dei materiali post-consumo”, ridurre la produzione di rifiuti e aumentare la differenziata (invariata negli ultimi 12 mesi), senza aprire altre discariche. In mezzo ci sono 54 Comuni della Provincia che vanno al voto il prossimo mese e, nel 2018, le elezioni regionali (senza scordare le politiche), motivo per il quale diventa difficile in questo frangente prendere decisioni poco popolari per la cittadinanza. Resta la carta commissariamento – attesa in caso di mancato accordo – che permetterebbe sia alla sindaca sia al governatore di scaricare la patata bollente sul Governo attraverso l’azione prefettizia. Ma a quale costo?

    L’EQUIVOCO DEGLI IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO
    Molta confusione – anche fra gli stessi politici – è stata fatta negli ultimi giorni sui tre impianti di compostaggio allo studio del Campidoglio, di cui ha parlato anche Virginia Raggi in una recente puntata di Porta a Porta. In quel caso, il tema si sposta sui rifiuti differenziati e in particolare sull’umido. La necessità è quella di sostituire (e integrare) l’impianto di Maccarese che, come rivelato da ilfattoquotidiano.it il 21 marzo scorso, deve essere chiuso a breve per via dell’intenso traffico veicolare. A quanto si apprende, i nuovi impianti dovrebbero sorgere nelle aree agricole di Castel di Guido (ovest), Decima (sud) e Marcigliana (nord-est), ma va specificato che questi siti non sono paragonabili a delle discariche e perfettamente compatibili con l’ambiente. Molte polemiche, poi, sono state suscitate dalla decisione del Dipartimento capitolino di spostare il tritovagliatore mobile di Rocca Cencia ad Ostia Antica: la mossa del Campidoglio permetterà al Municipio X di smaltire autonomamente i propri rifiuti indifferenziati, che altrimenti dal litorale romano avrebbero dovuto continuare a viaggiare per oltre 40 km in direzione Roma est.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...-con-rischio-commissariamento/3581303
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  8. la Conferenza dei Servizi decisoria che doveva dare il via libero al progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle si è chiusa ieri con esito negativo. Tutto il lavoro fin qui svolto è praticamente carta straccia. Tutto da rifare, tutto da riscrivere. E di certezze, nemmeno l’ombra.

    Sarà quindi necessario adottare una nuova delibera che confermi l’interesse pubblico, rimodulare completamente il progetto e successivamente avviare da capo tutto l’iter amministrativo. Nella più rosea delle ipotesi, forse tra un anno potremmo vedere qualche risultato, sempre che non ci siano ulteriori inciampi e non ci si ritrovi, da qui a qualche mese, con un nuovo assessore all’Urbanistica.

    Fino a qualche giorno fa, la sindaca Virginia Raggi prometteva che entro l’estate sarebbe stata posata la prima pietra. Oggi invece abbiamo la certezza che la città di Roma, ancora una volta, sia la vittima predestinata della manifesta incapacità del Movimento 5 stelle.

    Sette mesi di iter amministrativo ed energie andati persi
    Alla Regione, promotrice della Conferenza dei Servizi, ieri non è restato altro che prendere atto del fatto che, tra pareri negativi, atti insufficienti e la mancata adozione della variante urbanistica da parte di Roma Capitale, il progetto, così come previsto dalla delibera 132/2014, non potesse essere approvato. Sette mesi di iter amministrativo, di risorse e di energie andati persi.

    Sette mesi di contraddizioni e di confusione allo stato puro.  Sette mesi di promesse, di spot e di slogan. E la città continua a vedersi sfumare davanti agli occhi ogni speranza di rinascita e qualsiasi prospettiva per il proprio futuro.

    Perché ad oggi, quale sia l’eccezionale novità e il cambio di rotta rispetto al progetto originario, non è dato sapersi. Lo scorso 30 marzo infatti, la Giunta capitolina ha adottato una delibera che si limita a dettare alcune linee guida. Di fatto, manca una delibera sostitutiva, con i dettagli sul nuovo progetto, sulla sua reale fattibilità.

    Lo stadio strumento per realizzare opere pubbliche
    Serve un nuovo atto che sancisca la pubblica utilità e il pubblico interesse del progetto, condizione necessaria perché l’iter possa essere ripreso. Purtroppo, la triste verità è che non ci sono né garanzie, né coperture.

    Il vecchio progetto si basava su un’idea molto semplice: l’intervento prevalente doveva essere rappresentato  dalle opere pubbliche. Ribaltare questa prospettiva non solo significa semplicemente stravolgere tutto ciò che finora, in maniera responsabile e ragionata, è stato fatto, ma vuol dire soprattutto rinunciare a tutta una serie di azioni che avevano come obiettivo quello di risanare e rigenerare un intero quadrante della città che da troppo tempo reclama di essere preso in considerazione.

    Il neo assessore Montuori ha dichiarato  invece che nei loro piani l’intervento prevalente sarà lo stadio. Bene, anzi male. Perché quello che ho provato a spiegargli è che lo stadio rappresenta solo uno strumento per realizzare tutte quelle opere pubbliche che altrimenti il Comune non sarebbe in grado di realizzare.

    È fondamentale, oltre che un preciso dovere di chi amministra, stabilire in maniera chiara quali siano le opere pubbliche e in che modo e in che tempi debbano essere portate a termine perché da questo dipendono i metri cubi aggiuntivi che verranno concessi ai privati. Nella delibera di indirizzo della giunta Raggi si parla di un taglio drastico delle cubature, raggiunto con l’eliminazione delle famigerate torri del business park.

    Una “colata di cemento”
    L’alternativa proposta consiste in 18 palazzine di sette piani che, a detta degli esperti urbanisti pentastellati, avranno un minor impatto ambientale e soprattutto non altereranno lo skyline della città. Valutate voi se siano più ecosostenibili  decine di anonimi palazzi o 34 ettari di parco che il privato avrebbe dovuto realizzare con il vecchio progetto e di cui ora, invece, non c’è più traccia.

    Ecco la vera “colata di cemento” tanto paventata in questi mesi. Le uniche cubature tagliate, purtroppo, sono quelle relative alle opere infrastrutturali. E oggi, questo, viene messo nero su bianco.

    Inoltre, nelle nuove linee guida stilate dalla Giunta, non c’è alcun riferimento all’obbligo (previsto invece nella vecchia delibera) per il proponente di assicurare la contestualità delle opere pubbliche con l’apertura dello stadio. Un regalo, questo sì, ai costruttori, a danno dei cittadini.

    E come in altre occasioni, è toccato alla Regione metterci una pezza, ribadendo che  il rispetto di tale condizione sia assolutamente necessario  affinché possa essere avviata una nuova conferenza di servizi.

    Qual è la visione futura del M5s?
    Ma al di là degli aspetti tecnici, che possono appassionare solo gli esperti della materia, la questione di fondo resta una: qual è la visione futura che ha il Movimento 5 stelle di Roma?

    Dopo il no alle Olimpiadi, lo smantellamento e la contestuale lottizzazione delle partecipate (con la conseguente situazione disastrosa di trasporti pubblici e gestione della raccolta dei rifiuti), i tentennamenti sulla prosecuzione di opere infrastrutturali ormai in cantiere da anni, come ad esempio la metro C, appare lecito domandarsi in che modo questa Amministrazione intenda far fronte a tutti i proclami e a tutte  le promesse proferite in campagna elettorale; ci chiediamo quando sarà possibile iniziare a parlare delle problematiche reali della città e delle soluzioni di cui essa necessita.
    http://www.italiaincammino.it/roma-no-stadio-citta-abbandonata
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  9. Di Maio fa una gaffe dietro all'altra, ma qui fa quasi tenerezza o forse proprio pena. Non si capisce come si permetta un politico che ha ambizioni come lui ad andare in televisione così assurdamente impreparato: è una mancanza di rispetto verso chi ascolta. Le Torri dell'Eur avevano i lavori in corso quando Virginia Raggi è arrivata al Campidoglio, per fare - ancora una volta - un favore a dei palazzinari che non gradivano quell'operazione che avrebbe visto la TIM trovare sede nelle torri, la Giunta Raggi con una operazione spregiudicata che speriamo sarà oggetto di approfondimento da parte della magistratura, ha consentito alla TIM (che nel frattempo aveva cambiato management) di sfilarsi dall'affare addirittura senza pagare neppure le penali. Una operazione inqualificabile che lascerà questi ruderi per altri anni in mezzo all'Eur e pregiudicherà anche lo sviluppo della Nuvola di Fuksas e del relativo albergo. Se le Torri dell'Eur sono vuote, come giustamente dice Di Maio, è dunque esclusivamente colpa del Movimento 5 Stelle. Una colpa che secondo noi prefigura reati peraltro. Purtroppo nessuno, anche qui, ha fatto notare a Di Maio la contraddizione patetica nella quale è caduto.

    12. "...costruire quando non serve..."
    Totalmente falso per quanto riguarda l'offerta di direzionale. A Roma praticamente non c'è direzionale di qualità (aziende serie, come BNL, sono costrette a costruirsi le proprie sedi da sole - vedi il bell'edificio dei 5+1AA a fianco alla Tiburtina - perché l'offerta di direzionale è profondamente scadente) e c'è un enorme tema di spostamento di funzioni direzionali dal centro, congestionato, alla periferia. Dunque c'è una enorme necessità di edificazioni di palazzi e grattacieli per uffici e per terziario avanzato. Ostacolare questo processo significa, come esattamente sta succedendo, invitare le aziende e le grandi società internazionali a prendere delle sedi fuori dalla città (a Milano o all'estero) danneggiando l'occupazione e le opportunità dei cittadini e condannando la città ad un inarrestabile declino economico.
    http://www.romafaschifo.com/2017/02/v...le-12-cazzate-sullo-stadio-della.html
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  10. il documento in mano alla prima cittadina ricalca in larga parte quello già firmato dal presidente onorario della Corte di Cassazione Ferdinando Imposimato: senza correre alcun rischio, senza esporsi a pericolosi (e costosi) contenziosi con l'As Roma e il costruttore Luca Parnasi, il Comune può ancora rimodulare o annullare la delibera con cui l'amministrazione Marino nel 2014 ha dichiarato di interesse pubblico il progetto di Tor di Valle passando per il consiglio comunale. Vietata, invece, la revoca con un atto di giunta.
    http://roma.repubblica.it/cronaca/201...li_ok_delibera_annullabile_-159081657
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