mfioretti: veneto*

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  1. I punti del progetto per un Veneto in rete, tecnologico, che valorizza le startup del M5S:
    Oggi In Italia come velocità di download siamo al novantottesimo posto, dopo la Grecia e davanti al Kenya (evviva!).
    In questi anni abbiamo fatto dei passi da gambero, nel 2010 eravamo al settantesimo posto, nel dicembre 2012 ottantaquattresimo, con i nostri 8,51 megabyte al secondo siamo ultimi tra i paesi del G8, penultimo è il Canada, che però ha tre volte la nostra velocità.
    Secondo una ricerca del World Economic Forum, per ogni 10% di incremento della banda larga è stimato che ci sia una crescita dell’1,21% del prodotto interno lordo.
    Per questo la sfida del Veneto del 2020 sono le infrastrutture digitali, integrate a quelle fisiche. Abbiamo racchiuso le nostre proposte nel nostro piano di rilancio: Veneto Valley.
    Privato:
    Non saranno più i cervelli ad andare all'estero, ma solo le loro idee.
    Soluzioni concrete ed innovative per esportare in tutto il mondo le nostre eccellenze.
    1) Banda larga: tutto il Veneto cablato (100Mb in tutte le città, 30Mb in aree rurali)
    2) Strutture di Co-Working gratuite: recuperiamo le strutture inutilizzate pubbliche per dare gratuitamente ai ragazzi un posto dove lavorare e condividere
    3) 25.000€ per ogni imprenditore: togliamo i soldi ai politici e li diamo ai cervelli. Aboliamo i vitalizi, recuperiamo 65mil euro e diamo 25.000 euro a 2600 nuove imprese.
    Pubblico:
    Una società onesta è una società trasparente. Per questo ni vogliamo che tutto ciò che riguardi il pubblico sia on line e disponibile a tutti i veneti.
    Abbiamo già realizzato OpenTG, ora vogliamo che tutto sia disponibile on line.
    Solo così potremmo combattere la corruzione ed il malaffare, sapendo dove come e perchè vengono spesi i nostri soldi.
    Ogni singolo euro sarà monitorato, spiegato, tracciato e pubblicato in modo semplice e fruibile.
    Le nostre proposte per realizzare tutto ciò:
    1) Costituzione Struttura regionale per la Digitalizzazione che gestisca e coordini lo sviluppo digitale di imprese e pubblica amministrazione e la diffusione della cultura digitale, con a capo un manager NON scelto dalla politica. Democrazia diretta e meritocrazia, no alla partitocrazia
    2) Open Data: tutti i bilanci di qualsiasi partecipata e struttura regionale disponibili e reperibili on line con facilità di utilizzo (es. OpenGov.com)
    http://www.vicenzapiu.com/leggi/m5s-e...ata-big-data-e-democrazia-partecipata
    Tags: , , , by M. Fioretti (2015-05-23)
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  2. se bastano rispettivamente 1 anno e 8 mesi per portare sostanzialmente a termine due mission epocali come la spending review e la digitalizzazione occorrerebbe chiedersi per quale motivo il Paese su entrambi i fronti ha accumulato nei decenni ritardi da Guinness dei primati. E con quale fegato Renzi si sia lasciato scappare due problem solver del genere.

    E’ evidente come i conti non tornino. Passi per Cottarelli, che il Presidente del Consiglio ha ereditato dal Governo Letta e che comunque ha trovato ad aspettarlo un esilio dorato a Washington, ma come la mettiamo con Poggiani? Chi mai scambierebbe un posto certamente stressante ma di alta responsabilità a Roma per quella che oggi appare nei sondaggi una mission impossible (l’elezione della candidata PD a Presidente del Veneto) in un ruolo che in ogni caso sarebbe di secondo livello rispetto a quello attuale? Tra l’altro, sia l’uno che l’altra hanno smentito più volte pubblicamente le proprie dimissioni, salvo poi essere smentiti a loro volta dai fatti. Dimostrando un’erraticità di comportamenti che stride con l’immagine pubblica di entrambi
    http://www.formiche.net/2015/04/08/ag...digitale-poggiani-silurata-cottarelli
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  3. quando i pm hanno cominciato a tirare fuori nuove cartucce, imputato e avvocati hanno capito che il quadro si faceva sempre più compromesso. E a quel punto – complici anche le condizioni di salute di Galan e la prospettiva di altri 6 mesi di carcere (quello vero, visto che i medici di Opera avevano ritenuto che fosse pronto a passare a breve dall’infermeria alla sezione normale) in seguito alla firma del giudizio immediato – hanno deciso di metterci una pietra sopra e mercoledì mattina alle 11.30 hanno depositato in procura un’istanza di patteggiamento a 2 anni e 10 mesi, che prevede anche la confisca di 2 milioni e 600 mila euro. Istanza a cui i pm hanno dato il loro parere favorevole, così come alla richiesta dei difensori di ottenere gli arresti domiciliari per l’ex governatore del Veneto.
    http://corrieredelveneto.corriere.it/...-mesi-multa-26-mln-230303263238.shtml
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  4. -
    http://www.corriere.it/foto-gallery/p...bbe-08d2-11e4-89ec-c067e3a232ce.shtml
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  5. Era il 4 novembre del 1988 quando l’allora vicepresidente del Consiglio Gianni De Michelis presentò il progetto per il Mose e disse: “La scadenza (per la fine dei lavori) resta quella del 1995. Certo potrebbe esserci un piccolo slittamento…”. Uno slittamento che sa di presa per i fondelli perché un’opera considerata urgente dopo 26 anni non è ancora conclusa e i costi si sono gonfiati per via delle tangenti, delle mazzette e degli “stipendi” che nel corso degli anni imprenditori hanno elargito a politici e autorità che avevano il compito di vigilare sui lavori. Tangenti, mazzette e stipendi distribuiti per ottenere in cambio favori o per eludere i controlli come si evince dalle carte della procura di Venezia.
    Come sappiamo, fra gli arrestati e gli indagati oltre all’ex governatore del Veneto ed ex ministro Giancarlo Galan oggi deputato di Forza Italia e al sindaco di Venezia Giorgio Orsoni in quota Pd, compaiono altri politici, imprenditori, magistrati e persino un ex generale della Guardia di Finanza, Emilio Spaziante, il quale, secondo le notizie diffuse nelle ultime ore, avrebbe sotterrato nel giardino di casa sua 200.000 euro in contanti, parte della tangente ricevuta per la sua attività di copertura e controinformazione.

    A rendere ancora più assurda tutta la vicenda ci si mette anche l’avvocato difensore di Galan che, intervistato dalla trasmissione “L’aria che tira”, afferma che il suo assistito possiede “solo” la villa sui colli padovani la cui ristrutturazione costata 450.000 euro non è frutto di favori, una “casetta” in Croazia e una “barchetta” di circa 6 metri e aggiunge: “Nulla di più di quanto possiede la famiglia media italiana”. Beh, al di là del fatto che c’è una richiesta d’arresto in attesa dell’autorizzazione a procedere, forse Galan dovrebbe cambiare totalmente strategia difensiva.

    due sono le cose: o il pool di Mani Pulite arrestò solo i più fessi e lasciò in giro i più furbi oppure, ipotesi molto più probabile, il brodo di coltura della corruzione di questi ultimi 20 anni sono state la depenalizzazione del falso in bilancio, l’abbreviazione dei tempi di prescrizione, l’assenza del reato di autoriciclaggio, la sopravvivenza dei paradisi fiscali complice l’ipocrisia internazionale e la cancellazione delle regole sugli appalti pubblici in nome di un’urgenza proclamata solo a parole ma mai tradotta nei fatti.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...se-italiani-calpesti-e-derisi/1023058
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  6. In un clima surreale, dove l’acqua alta è diventato l’ultimo dei problemi, a Venezia spunta un ministro al giorno e non per un encomio. Dopo il nome di Altero Matteoli che guidava le Infrastrutture e che si trova ora a fare i conti con un’indagine per corruzione del Tribunale dei ministri, e dopo quelli dei suoi ex colleghi Giancarlo Galan, sul quale pende una richiesta di arresto, e Giulio Tremonti, che non è indagato ma è stato chiamato in causa dall’ex segretaria di Galan Claudia Minutillo a proposito di una presunta tangente versata al suo uomo di fiducia Marco Milanese, ecco affacciarsi all’inchiesta sul Mose un altro rappresentante di spicco dei passati governi. Si tratta di Pietro Lunardi, pure lui un ex delle Infrastrutture e dei trasporti, del quale parla diffusamente il supertestimone dell’inchiesta: Piergiorgio Baita, l’ex presidente del gruppo Mantovani, cioè il socio più importante del potente Consorzio Venezia Nuova a cui fanno capo le opere di salvaguardia di Venezia e prima fra tutte il Mose. Concessionario unico del ministero delle Infrastrutture, il Consorzio gestisce i miliardi di euro pubblici destinati a questi interventi (5,4 quelli del Mose)
    http://www.corriere.it/cronache/14_gi...896-ef96-11e3-85b0-60cbb1cdb75e.shtml
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  7. E ora la melma della laguna rischia di risucchiare non solo il “sistema” veneto, con i suoi squali affamati di soldi. È l’onda che arriva a Roma a terrorizzare Silvio Berlusconi. Che con Galan pose la prima pietra del Mose nel 2003 quando uno era premier e l’altro venerato doge. Pure Altero Matteoli, ex ministro dell’Ambiente e poi dei Trasporti, è indagato. Ed è solo l’inizio. Questa è la paura dell’intero quartier berlusconiano: “È peggio dell’inchiesta del G8” dice chi ha dimestichezza con le carte. Ed è peggio perché si va oltre il sistema “gelatinoso”. Le parole del gip suonano come il presagio che siamo solo all’inizio: “Tutti hanno un prezzo e tutti hanno presentato il conto”. La corruzione è “sistema”.

    Una parte è già documentata da prove bancarie, riscontri, documenti raccolti dagli inquirenti. Ma è appunto una parte. Ce n’è tutta un’altra tenuta “coperta”. Per chi conosce la materia sono molti, troppi, gli “omissis” negli interrogatori che lasciano pensare a nuovi filoni di indagine. Che l’inchiesta sia peggio dell’Expo non è un giudizio solo di Cantone. Ma anche degli azzurri che contano. Per questo tacciono, non dichiarano, evitano frontali con una procura che vivono come credibile grazie a Nordio e non politicizzata. La vivono come la madre di tutte le inchieste. E allora eccola la grande paura: “Siamo solo all’inizio - trapela dal bunker - e non si sa dove va a finire”. Si sa che arriva a Roma, nei palazzi del potere berlusconiano. Basta seguire i soldi, da una parte all’altra dell’Italia. Mezzo milione, secondo i magistrati, è finito a Marco Milanese. È lui il pulsante che gli imprenditori del Consorzio Venezia Nuova hanno spinto nel 2010 per sboccare i finanziamenti del Cipe, quando il ministero era contrario. È questo uno snodo cruciale. Perché, di fronte al primo no del Tesoro, il presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati si attiva per trovare qualcuno che faccia cambiare idea. Secondo le carte è Galan a portarlo da Gianni Letta, definito, nel corso di un interrogatorio del luglio 2013, “un riferimento molto importante per i nostri progetti”. Nello stesso interrogatorio Mazzacurati rivela che alcune volte Letta lo portò da Berlusconi che voleva sapere a che punto erano i progetti.
    http://www.huffingtonpost.it/2014/06/05/mose-galan-matteoli_n_5453660.html
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  8. Ci hanno pensato le denunce dei redditi a confermare che qualcosa non quadrava a Venezia, dove mercoledì è esplosa l’inchiesta legata al Mose con 35 arresti fra politici e imprenditori. Per esempio, la famiglia Galan, composta dall’ex governatore del Veneto Giancarlo, dalla moglie e dai loro due figli, ha dichiarato dal 2000 al 2011 entrate di poco superiori a 1,4 milioni di euro, valore decisamente inferiore a quello delle spese fatte dai quattro nello stesso periodo e scovate dagli uomini della Guardia di Finanza: oltre 2,6 milioni. Cioè, nei dieci anni, il bilancio dei Galan risulta in rosso per 1,2 milioni. «Sproporzione evidente»,
    http://www.corriere.it/cronache/14_gi...63e-ed3b-11e3-8271-5284bdbf132d.shtml
    Tags: , , , , by M. Fioretti (2014-06-06)
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  9. Il gigantesco affare delle dighe mobili sottratto alle normali procedure d'appalto grazie alle deroghe perviste dalla legge "salva Venezia" del 1984. La denuncia messa nera su bianco - senza troppa enfasi, a dire il vero - nel 2007 dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici nella relazione al Parlamento. Intanto i costi sono passati dai 4,191 miliardi di euro del 2001 ai 5,496 del 2011
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...-in-piu-e-allarmi-inascoltati/1015136
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  10. «Quello che sta emergendo in questa vicenda, che ovviamente deve essere vagliata dalla magistratura, è un sistema molto inquietante, ancora più di quello già grave venuto alla luce per Expo». Lo ha detto, riferendosi al caso-Mose, Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, ai microfoni di Prima di tutto, su Radio 1. Per Cantone «è innegabile che il sistema degli appalti deve essere ripensato» ma cambiare le regole non basta, occorre «discontinuità politica e culturale». Secondo il premier Renzi, che ieri non ha nascosto l'ira nei confronti del sistema—Mose, dare maggiori poteri all'Autorità di cui Cantone è presidente potrebbe essere un modo per scongiurare altri episodi di questo genere.
    http://www.corriere.it/cronache/14_gi...4c4-ec96-11e3-9d13-7cdece27bf31.shtml
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