mfioretti: turismo*

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  1. “Lo scorso inverno, dopo le nevicate di gennaio, la strada della Vetica è stata chiusa senza motivo per due mesi” commenta Paolo Baldi, titolare del Rifugio della Rocca di Calascio. “Nella nostra zona il turismo invernale, fatto da ciaspole, sci di fondo e scialpinismo esisteva, e invece oggi non c’è più. Lo hanno ammazzato gli amministratori”.

    Sulle Alpi, secondo le ultime ricerche, il 50% dei turisti dell’inverno non scia in pista, e oggi regioni e Province autonome investe su ciaspole, passeggiate e fondo, e naturalmente sulla gastronomia e sulla wellness. In Abruzzo, la Regione e i Comuni sembrano avere in mente soltanto lo sci di pista, come sulle Dolomiti di trent’anni fa.

    E poi c’è il silenzio assordante del Parco. Certo le strade e la loro pulizia dalla neve non competono all’ente guidato da Tommaso Navarra. Ma se l’area protetta si battesse per la loro apertura, e per garantire ai visitatori la possibilità di arrivare in montagna, forse qualcuno ascolterebbe.

    I nuovi Parchi italiani, 26 anni fa, sono nati grazie a una legge che aveva come valore fondante l’ecoturismo. Sul Gran Sasso, come sulla Majella o sulla Laga, per sei mesi all’anno l’ecoturismo si fa con le ciaspole, i ramponi, le pelli di foca, le gite fotografiche in cerca di camosci e di lupi. Senza strade aperte tutto questo non si fa, o si fa poco e male.

    Negli altri comprensori abruzzesi, dall’Altopiano delle Rocche al Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise, in questi giorni non si trova una camera, e il merito non è solo dello sci da pista.
    http://www.montagna.tv/cms/117178/gra...a-montagna-sprecata-di-stefano-ardito
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  2. turismo di massa qui non arriva. Via via si arriva al centro storico: municipio, di lato le poste aperte a giorni alterni e poco via vai. Ci sono pure tre negozi alimentari, un bed & breakfast, l’edicola-tabacchi. E una scuola nuova, ma chiusa.

    È uno dei tanti paradossi dello spopolamento e della vita di questi paesi: perché, per esempio, Goni non è a rischio “estinzione”. Ma i 28 alunni (tra elementari e medie) non bastano per tenere aperto – nemmeno in modalità pluriclasse – secondo i criteri regionali del dimensionamento scolastico. Quindi, dopo una lunga battaglia, e addirittura l’occupazione in autogestione con i genitori che facevano da bidelli e insegnanti, è arrivata la resa. Dopo un mese di assenza dalle lezioni “ufficiali” i ragazzi sono stati sparpagliati nelle scuole dei paesi vicini. E fanno la spola, ormai pendolari. Nelle aule chiuse ci sono finestre nuove di zecca: montate a fine settembre, e a disposizione c’è una palestra con parquet e campo di calcio esterno. Tutto nuovo, finanziato con soldi pubblici – della Regione – e consegnati nemmeno un anno fa. Ma le lezioni e le partite si fanno altrove: alcuni vanno ogni mattina a Ballao: 14 chilometri verso la valle del Flumendosa. Qui le scuole sono aperte, ma è uno dei paesi a rischio con 831 abitanti. Risalendo la collina, ancora tornanti e curve ecco Armungia, secondo paese che secondo gli statistici non dovrebbe più esistere tra sessant’anni. Sarà così?

    Tentativi di resistenza e le case a un euro
    La via principale – e tutte le strade laterali – sono dedicate a Emilio Lussu, nato in questo paese che ora ha 481 abitanti. Storico fondatore del Partito sardo d’Azione, comandante della Brigata Sassari durante la prima guerra mondiale poi antifascista, intellettuale, deputato, ministro. Da qualche anno suo nipote Tommaso si è trasferito qui da Roma, ha aperto un b&b nella storica casa del nonno e tenta di resistere, invertire il trend, far conoscere e animare questo angolo di Sardegna. Passo passo tenta l’innesto tra tradizione, innovazione con iniziative culturali e laboratori, come quello tessile, col telaio a mano. (Your) revolution is here con una freccia che indica il punto geografico: così recita un murales su un muraglione di cemento sulla strada ed è anche l’immagine profilo scelta da Tommaso su Facebook.

    Stessi propositi un po’ più a nord, nel Nuorese, con l’iniziativa più istituzionale della vendita della case a un euro. Esperienza sperimentata in altre zone d’Italia e che qui muove i primi passi. A Ollollai, per esempio, e a Nule il passaggio simbolico – e poi il restauro concordato – ha portato soprattutto stranieri del tutto slegati dal contesto.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...sa-anche-dalle-case-a-un-euro/3529126
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  3. Il punto è molto semplice: una legge (non fascista: novellata nel 2001) dice che i posti della dirigenza pubblica sono riservati a chi ha la cittadinanza italiana. Si potrà discutere sulla sua bontà. Io non la trovo insensata: dai dirigenti dipendono molti posti di lavoro, sistemi complessi. In molti casi ci sono in gioco settori strategici. Ed è così in tutti i paesi. Franceschini grida che la National Gallery è diretta da un italiano: ma si dimentica di dire che quell’italiano è cittadino britannico.

    Non sarà il caso di cominciare a dire che non basta fare le cose, ma bisogna anche farle bene? La riforma Madia è stata massacrata dal Consiglio di Stato e dalla Corte Costituzionale, la riforma costituzionale è stata respinta dal popolo italiano: ma non sarebbe stato meglio farle bene, quelle riforme, invece che gridare contro chi ha dovuto constatarne il fallimento? Non è che la figuraccia dell’Italia l’ha causata un ministro incompetente circondato da incapaci?

    E poi c’è un punto di merito. Il Tar dice che i colloqui per selezionare i direttori sono stati troppo frettolosi, e sono stati celebrati a porte chiuse. E che dunque i diritti dei concorrenti non sono stati rispettati. Se è vero è una cosa grave. E io so che è vero.

    Quel concorso è stato condotto malissimo, ai limiti della farsa, per la stessa ragione per cui Franceschini non ha cambiato la legge: per la maledetta fretta mediatica di poter dire che aveva fatto qualcosa.

    La commissione ha avuto (nella migliore delle ipotesi) nove minuti per leggere e valutare ogni curriculum e quindici minuti (questo è un dato ufficiale) per il colloquio che ha deciso la sorte degli Uffizi, o di Capodimonte.

    Un elemento di comparazione: per scegliere l’ex direttore della Galleria Estense Davide Gasparotto come curatore della collezione di dipinti, il Getty Museum di Los Angeles ha ritenuto necessari un’intervista preliminare di 2 ore, un colloquio privato col direttore di 2 ore, due visite di tre giorni durante le quali il candidato ha trascorso molto tempo col direttore e il vicedirettore, e poi un lungo colloquio col presidente dei Trustee.

    E in questo caso era un direttore di museo che diventava curatore di sezione: mentre noi abbiamo fatto il contrario (abbiamo preso direttori che in quasi tutti i casi non erano mai stati tali, ma al massimo conservatori di sezioni di musei secondari) in un quarto d’ora. La commissione contava solo due tecnici (un archeologo e uno storico dell’arte, entrambi professionalmente non italiani), accanto a una manager museale, a un rappresentante diretto del ministro stesso (l’autore materiale della riforma e consigliere giuridico principale del ministro) e a un presidente non proprio terzo rispetto alle volontà ministeriali (perché contestualmente confermato alla guida della Biennale di Venezia con una deroga alla legislazione vigente decisa dal governo).
    https://emergenzacultura.org/2017/05/...a-del-tar-e-larroganza-della-politica
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  4. A soggiornare in un paese della costa sarda — che non sia la Costa Smeralda — sembra di tornare indietro agli anni 80–90 del secolo scorso. Tutto è fermo ad allora: prendi la casa del cugino del cognato, entri in un bar a prenderti un caffè al volo, vai in spiagge bellissime e piene di ambulanti che passano ogni quarto d’ora, e il giorno di Ferragosto il menù dei ristoranti è fisso — e se sei vegetariano, vegano, celiaco, allergico ai crostacei, devi discutere per farti fare un’insalata. Ci è successo anche questo, e non è stato piacevole.

    E non è un peccato, cara Sardegna?
    https://medium.com/italia/cara-sardegna-71ace0d8f490#.yv9i5uayb
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  5. l’intero processo di liquidazione della società in house del Mibact e di trasformazione di Enit si sta rivelando un vero disastro.

    le cattive notizie per il nuovo Cda e per gli stessi contribuenti italiani non finiscono qui. Il vecchio Enit, pur considerato da più parti un carrozzone ingovernabile, aveva 80 addetti. Mentre nella nuova organizzazione, delineata da Radaelli con il placet di Mibact e Presidenza del Consiglio e il definitivo sigillo della Corte dei Conti, gli addetti saliranno a quota 160 unità, di cui addirittura 8 dirigenti e 31 quadri direttivi. E il conto, per lo Stato, rischia dunque di essere salatissimo, perché l’ente, non avendo più dipendenti, dovrà a questo punto reclutare il personale occorrente sul mercato. Risultato? Pagheremo gli 80 addetti che hanno deciso di non operare più per Enit, pur rimanendo nella Pubblica amministrazione, e i 160 che verranno selezionati nei prossimi mesi!
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...aca-di-un-disastro-annunciato/2127635
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  6. Il fatto che entrino in vigore alle porte del Giubileo pone però una serie di problemi, rischi e polemiche. Primo tra tutti, quello di limitare fortemente l’offerta di ospitalità a buon mercato per i quasi 100mila pellegrini al giorno attesi nella Capitale, a tutto vantaggio degli albergatori tradizionali.
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    Non a caso c’è chi sostiene che, dietro le quinte, si sia mossa la lobby degli hotel di Confindustria e Confcommercio, le stesse che hanno poi generosamente messo a disposizione dell’Agenzia Regionale del Turismo un pacchetto software che consentirà di setacciare il web e verificare in tempo reale se le stanze private proposte sui portali tipo Airbnb siano autorizzate o meno. In caso contrario, scatta il deferimento alle autorità competenti con multe salate e sigilli. Scelte che, a detta di alcuni, penalizzerebbero i b&b a carattere familiare (massimo tre stanze) e le case vacanza, cioè proprio le forme di ricettività più economiche e diffuse nel tessuto sociale.

    Teme effetti nefasti, ad esempio, l’associazione di categoria dei b&b e degli Affittacamere
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...ore-alla-lobby-degli-alberghi/2001356
    Tags: , , , by M. Fioretti (2015-09-03)
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  7. Ognuno degli ultimi tre ministri del Turismo ha elaborato un suo piano di promozione e valorizzazione dei giacimenti culturali della Penisola: piani pensati ma mai realizzati. Dal famoso progetto di rilancio del ministro Piero Gnudi con le sue 62 azioni guida (e una decina sul digitale) a quello del ministro Massimo Bray, fino al Laboratorio Digitale del Turismo voluto da Dario Franceschini, non si è riusciti a dare la scossa necessaria al turismo italiano. In aggiunta nei ministeri sono state progressivamente stravolte le strutture di promozione turistica, cambiati i dirigenti e bloccati gli enti che lo dovevano gestire.

    Alle "sfortune" di Fiumicino, alle difficoltà dei collegamenti aerei e marittimi soprattutto con isole, ai costi non certo competitivi con Croazia, Spagna, Grecia e Tunisia, si aggiunge al quadro dei problemi una comunicazione povera e sbagliata: ricordate la debacle di Italia.it e VeryBello? Se a questo si somma lo strapotere delle Ota, le "online travel agencies" che promuovono in regime di oligopolio la "destinazione Italia" con commissioni usuraie, il quadro è completo.

    Per capirci su questo punto, basti pensare che i siti turistici nazionali, regionali, locali, che neanche "si parlano" tra di loro, non permettono l'acquisto diretto on line delle camere d'albergo e dei servizi associati, un compito che viene comunque svolto dalle agenzie di turismo internazionali con margini di intermediazione che arrivano al 35% e che finiscono puntualmente oltreoceano, dirottati da Bookings, Expedia, Trivago, TripAdvisor, riducendo di parecchio i guadagni dei nostri albergatori. Inoltre non esiste un modo per identificare attraverso standard pubblici e verificabili la presenza degli alberghi italiani in rete per renderli rintracciabili in maniera univoca su Internet. Unico punto di forza sono le app turistiche regionali, belle, ben fatte, ma poco scaricate dagli stranieri in visita.
    http://inchieste.repubblica.it/it/rep...erduta_del_turismo_italiano-118994824
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  8. Roberto Maroni, governatore celodurista della Lombardia, sognava di creare una Enit in salsa padana per vendere al mondo ed in particolare agli oltre 7 milioni di turisti stranieri attesi per Expo, il territorio lombardo-piemontese-veneto-friulano. A questo avrebbe dovuto servire Explora, “la prima Destination Management Organization a servizio del territorio e delle imprese per lo sviluppo turistico delle Destinazioni di Expo 2015 da Milano, alla Lombardia, il Piemonte, la Liguria e il Friuli Venezia Giulia, nata per cogliere tutte le opportunità offerte da Expo”.

    Ma il sogno di Bobo, per il cui perseguimento nel 2014 è stata stipulata tra Regione ed Explora una convenzione ad hoc costata ai conti regionali la bellezza di 700 mila euro, ha dovuto fare i conti con la cruda realtà. Perché Explora, società nata all’ombra di Expo, partecipata da Camera di Commercio di Milano, Unioncamere Lombardia, Expo spa e naturalmente da Regione Lombardia ha per ora prodotto poche ricadute turistiche, tanti costi, buchi di bilancio e clamorosi abbandoni.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...ento-dellenit-in-salsa-padana/1922792
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  9. il carrozzone che dovrebbe promuovere il turismo italiano - attualmente commissariato - non sarà soppresso. Anzi, a guidarlo sarà nominata Evelina Christillin, già presidente della Fondazione Museo Egizio e del Teatro Stabile di Torino.

    Da Dubai a San Paolo, 23 sedi sparse nel mondo, un intero cda indagato insieme al direttore generale Andrea Babbi, dimessosi con due mesi di anticipo

    Un nome forte, di quelli che collezionano poltrone, dalla presidenza del Comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 al cda del gruppo Carige. E soprattutto amica degli Agnelli. Figlia di Emilio, scomparso nel 2007, presidente dell’Aci Torino nonché collega all’università dell’Avvocato. A lei, che è anche moglie di Gabriele Galateri di Genola, presidente di Generali, il governo affida il difficile rilancio di un ente che da anni macina scandali e sprechi (come quello di Promuovitalia, controllata da Enit, finita in liquidazione per gli enormi buchi in bilancio). Con 23 sedi sparse nel mondo, da Dubai a San Paolo, un intero consiglio di amministrazione indagato e un direttore generale, Andrea Babbi, anche lui indagato per presunti illeciti sulla sua nomina, che si è dimesso con due mesi di anticipo.
    http://www.linkiesta.it/evelina-christillin-enit
    Tags: , , , by M. Fioretti (2015-08-04)
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  10. Cari Bsev&Tex, la differenza tra una guida Michelin e TripAdvisor è l’oggettività delle recensioni, e, da bravi pecoroni gli albergatori e i ristoratori non si sono opposti subito a un sistema sbagliato. Solo adesso si rendono conto di essere costantemente nel mirino del primo imbecille che giudica in modo erroneo una struttura perché non ne ha le capacità intrinseche, dell’estorsore che minaccia una recensione sfavorevole se non avrà un congruo sconto e del collega disonesto che paga il gruppetto di nerd che rilasceranno recensioni false e incontrollabili a pagamento. Sa quanti ce ne sono?

    E lei sostiene che se l’hotellerie va male è colpa di chi non si affida a questo sito cialtrone con algoritmi corrotti e recensioni scorrette?

    Adesso parliamo di BK (Booking.com?), con commissioni che variano dal 18 al 25% sull’incasso lordo, prelevate direttamente dal conto in banca dell’hotel, con camere non rimborsabili delle quali si pretende la restituzione del denaro, di prenotazioni annullate senza addebiti nell’ottica che il cliente ha sempre ragione soprattutto quando ha torto. Con questi ampi margini di guadagno, superiori a quelli delle strutture che si sono messe nelle loro mani senza valutarne il costo reale, BK si può permettere una posizione dominante su qualsiasi motore di ricerca. Poco importa se l’hotel non fornirà servizi o upgrade che si avrebbero prenotando direttamente, i clienti li pretenderanno lo stesso minacciando recensioni negative. Se l’hotellerie e la ristorazione sono in rosso è anche grazie a questi due giganti del turismo online.
    Anna Maria Nan, teagatta@hotmail.com

    Ho capito, Anna Maria: TripAdvisor & Booking.com non ti piacciono.



    Farò l’avvocato del diavolo: la media delle recensioni online non garantisce, comunque, un buon giudizio? E quindi un buon servizio? Almeno quanto un ispettore (talvolta sciatto e potenzialmente condizionabile). Confesso di aver trovato quasi sempre una corrispondenza tra giudizio dei clienti e quanto ho trovato online su TA o BK. Il pubblico, in certe faccende, è più onesto di quanto s’immagina.



    E’ vero, però: le commissioni sono pesanti. E siamo di fronte a un oligopolio. Non sono del mestiere, è vero: ma non capisco perché
    http://italians.corriere.it/2015/05/0...sioni-scorrette/#.VUm3bVKqhzo.twitter
    Tags: , , by M. Fioretti (2015-05-17)
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