mfioretti: trasporto aereo*

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  1. Come non ricordare come esempio di consociativismo quando l’Alitalia pubblica, senza nessuno scambio contrattuale (solo una tregua degli scioperi), fece entrare tre sindacalisti, cooptati dal cda Alitalia il 16 maggio 1997: un pilota dell’Ampac e due dirigenti sindacali di Cgil e Cisl. I sindacati entrarono nel cda lo stesso giorno in cui veniva approvato il disastroso bilancio 1996, con 1.210 miliardi di lire di perdite (625 milioni di euro). Più che un azionariato dei dipendenti, un azionariato sindacale.

    Poi nel 2007, c’è stata la “privatizzazione” sostenuta economicamente da garanzie dello Stato che ha assorbito tutti i debiti, con la tutela monopolista di alcune rotte come la Roma-Linate e l’adozione di ammortizzatori sociali mai visti nel panorama mondiale (per durata, sino a 7 anni, come l’assegno de-lux mensile fino a 20 mila euro mensili della Cassa integrazione per i naviganti). L’adesione dei sindacati è stata entusiasta visto che gestiscono assieme all’Inps e all’azienda un apposito fondo di solidarietà, un vero e proprio “scippo” ai danni dei consumatori, alimentato da una tassa d’imbarco di euro 6,5 per passeggero.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...fitti-sono-ancora-i-sindacati/3578660
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  2. “Non mi sembra ci sia niente di nuovo in questo piano”, spiega al fattoquotidiano.it il segretario della Cub trasporti, Antonio Amoroso. “Il rischio è che la compagnia venga ridotta a poco più di un vettore locale secondo un disegno politico preciso già definito da tempo per consegnare il nostro ricco mercato alle compagnie straniere”, conclude, annunciando una giornata di sciopero dei lavoratori Alitalia e di tutto il comparto aereo per lunedì 20 marzo. Stando alle richieste dell’azienda, si prospetta un lungo braccio di ferro sul tema degli esuberi e del contratto in scadenza a maggio.

    Una questione di cui con ogni probabilità dovrà occuparsi il presidente in pectore Luigi Gubitosi che, nei desiderata delle banche socie e creditrici Intesa e Unicredit, avrebbe dovuto essere un manager operativo. L’ad di Alitalia, Cramer Ball, dovrebbe mantenere salda la cloche di comando dell’ex compagnia di bandiera con l’obiettivo di far decollare l’azienda nel giro di tre anni. Ma non certo con la compagnia più sexy del mondo. Piuttosto con una società mutilata di segmenti strategici come la manutenzione, settore sono attesi circa 340 esuberi.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/...-per-il-salvataggio-ancora-no/3455161
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  3. Riguardo il decreto Lupi sulla liberalizzazione delle rotte sullo scalo di Linate , come noto, la Commissione Europea ha richiesto all’Italia di notificare formalmente un nuovo decreto, in mancanza del quale sarebbe stata avviata una procedura di infrazione. La notifica è ora in corso di conclusione grazie all’ impegno del MIT e al costruttivo dialogo avviato con la Commissione UE nel rispetto della normativa e delle procedure europee e conservando l’approccio della liberalizzazione. In quanto agli investimenti per il turismo, si evidenzia come “nessun Governo ha mai investito tante risorse come questo, riconoscendo nell’attrattività dell’Italia uno dei primi motori economici e sociali”, afferma il Ministro Delrio. Basti pensare al miliardo e 120 milioni di euro per i cantieri per la cultura, al Programma operativo nazionale “Cultura e Sviluppo” 2014 – 2020 del Mibact cofinanziato dai fondi comunitari (FESR) e nazionali per circa 490 milioni, al Piano strategico per il turismo in Italia cui il Mit sta contribuendo per infrastrutture e trasporti. Il Mit ribadisce quindi la massima correttezza nei rapporti con Alitalia. “Abbiamo sempre lavorato e continueremo a farlo in un’ottica di leale collaborazione nel rispetto dei reciproci ruoli e nella cornice delle norme europee” conclude il Ministro Delrio.
    http://www.huffingtonpost.it/2016/10/...ntervista-james-hogan_n_12370528.html
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  4. Alitalia va male e difficilmente raggiungerà a fine 2017 il pareggio operativo promesso dal piano industriale; ma anche l'altra grande partecipata in Europa, la tedesca Air Berlin (Etihad ha il 29%), è in forte crisi. La compagnia, con perdite di 1,2 miliardi, verrà conferita in una newco aperta al big del turismo Tui, mentre parte consistente della flotta, 40 aerei, è stata affittata a Lufthansa. James Hogan, numero uno della compagnia dell'emirato, ha creato una rete di partecipazioni di minoranza, in Europa rappresentate oltre che da Alitalia e Air Berlin dalle piccole Darwin (Svizzera) e Air Serbia. Con i due principali attori della squadra europea in difficoltà, si stenta a vedere realizzato quel sistema di sinergie.

    Quanto a Linate, il governo ha modificato con decreto le regole dell'aeroporto, aprendolo anche a città europee non capitali. Questo ha permesso a Air Berlin di spostare da Malpensa a Linate i propri quattro collegamenti (di cui 2 già chiusi). Anche Alitalia ha trasferito i voli effettuati da Malpensa, ma senza riuscire a mantenere i precedenti 500mila passeggeri all'anno. L'intervista di Hogan cade a due settimane dal vertice tra Matteo Renzi e lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan di Abu Dhabi, alle prese con i minori proventi da petrolio e con il futuro suoi investimenti in Italia, dove possiede anche il 5% di Unicredit (che presto dovrà ricapitalizzare) e Piaggio Aerospace. Resta da capire se Abu Dhabi deciderà di confermare il proprio impegno nel Paese o se invece farà un passo indietro.
    http://www.ilgiornale.it/news/economi...ricchiola-modello-etihad-1315502.html
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  5. L'idea è quella di espropriare a caro prezzo i terreni dei Benetton per fare due piste, alberghi e centri commerciali. Ma un atto presentato al Consiglio di Stato dall'avvocato Federico Sorrentino smonta punto per punto i presupposti invocati dai fautori dell’opera. Tra cui l’Ente nazionale per l’aviazione civile
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/...-inutile-e-fuori-dalle-regole/2371909
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  6. Esplora il significato del termine: Due mesi dopo la Cnn ha denunciato che in generale il personale aeroportuale americano riesce ad accedere agli hangar o alle piste di decollo senza passare attraverso alcun varco di sicurezza. Solo due scali — il Miami International e quello Orlando — hanno installato controlli per gli impiegati. Il punto è proprio questo: in linea generale esisterebbe un regolamento internazionale che stabilisce, per ogni aeroporto, l’installazione di sistemi di verifica per chi ci lavora all’interno. Ma poi ognuno finisce per muoversi su base discrezionale. E, soprattutto, sulla base dei soldi a disposizione: se non sono tanti si appalta il lavoro a ditte private e si risparmia sulla dotazione. L’unico elemento comune è un minimo di lavoro su quello che gli assunti hanno fatto in passato. Soprattutto: se hanno commesso reati e riportato condanne. » Due mesi dopo la Cnn ha denunciato che in generale il personale aeroportuale americano riesce ad accedere agli hangar o alle piste di decollo senza passare attraverso alcun varco di sicurezza. Solo due scali — il Miami International e quello Orlando — hanno installato controlli per gli impiegati. Il punto è proprio questo: in linea generale esisterebbe un regolamento internazionale che stabilisce, per ogni aeroporto, l’installazione di sistemi di verifica per chi ci lavora all’interno. Ma poi ognuno finisce per muoversi su base discrezionale. E, soprattutto, sulla base dei soldi a disposizione: se non sono tanti si appalta il lavoro a ditte private e si risparmia sulla dotazione. L’unico elemento comune è un minimo di lavoro su quello che gli assunti hanno fatto in passato. Soprattutto: se hanno commesso reati e riportato condanne.
    http://www.corriere.it/esteri/15_nove...b94-87f6-11e5-91a7-6795c226a8af.shtml
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  7. ROMA (Public Policy) - L'aeroporto di Roma Fiumicino avrà "il ruolo di primario hub nazionale". È quanto si legge nella bozza di dpr per l'individuazione degli aeroporti di interesse nazionale, che oggi verrà esaminata in Cdm. Il governo avrebbe dunque deciso di accogliere la richiesta contenuta nel parere espresso dalla commissione Lavori pubblici del Senato. Roma Fiumicino insieme a Milano Malpensa e Venezia saranno "aeroporti che rivestono il ruolo di gate intercontinentali per la loro capacità di rispondere alla domanda di ampi bacini di traffico ed il loro elevato grado di connettività con le destinazioni europee ed internazionali", si legge poi nella relazione illustrativa.
    http://www.publicpolicy.it/il-governo...ino-primario-hub-nazionale-50606.html
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  8. Dico ad Alitalia di ripensarci e di tornare a Malpensa visto quello che succede a Fiumicino». La dote dell’esposizione per agli scali cittadini vale infatti un milione di passeggeri. Uno su cinque tra chi è sbarcato a Linate e Malpensa tra maggio e giugno ha visitato il sito. È quanto è emerso da un sondaggio della Sea agli arrivi e alle partenze. Soddisfazione anche per il mese che si chiude. E per agosto si attendono 4 milioni di partenze. Ma idati mostrano anche che per Malpensa il pericolo rappresentato dall’abbandono di Alitalia è scampato. L’aeroporto varesino si posiziona al primo posto tra gli scali europei non hub (cioè senza un vettore proprio) per accessibilità intercontinentale diretta.
    http://milano.corriere.it/notizie/cro...274-377d-11e5-88ac-a32ff5fc69d6.shtml
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  9. Era il 31 marzo 2008 quando Alitalia decise di avviare il processo definito di “de-hubbing” sull’aeroporto di Malpensa, con la cancellazione di 891 voli settimanali su 1.238 totali, oltre il 70% di quelli operati dalla (ormai ex) compagnia di bandiera e oltre il 35% dei voli complessivi dello scalo intercontinentale che sta in provincia di Varese. Questo ha significato sottrarre a Malpensa circa 8 milioni di passeggeri sui 24 milioni serviti nel 2007. E privare l’aeroporto della propria compagnia di riferimento. La quota di mercato di Alitalia a Malpensa, che era del 46,8% nel 2007, è scesa al 4,1% (dato gruppo Clas).

    Non solo. Nel luglio del 2007 venne presentata da Sea, gestore degli aeroporti di Milano, un’ipotesi di piano industriale che prevedeva un forte sviluppo dello scalo e del sistema aeroportuale milanese nel suo complesso, definendo ruoli precisi. “Soltanto 15 giorni dopo, quel piano fu stravolto da Alitalia”, ricorda Antonio Albrizio, segretario regionale Uil Lombardia, all’epoca segretario della Uiltrasporti Varese. “Non si erano fatti i conti con la volontà del governo e di Alitalia (che non si era mai davvero attrezzata per fare di Malpensa un proprio hub) di ridurre, inizialmente, la presenza sullo scalo per poi quasi azzerarla. Quasi mille voli alla settimana in meno, con conseguenze che si possono facilmente immaginare in termini economici e di occupazione”.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...-addio-alitalia-lha-affossata/1921967
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  10. non ha nemmeno senso provare a spacciare questa prassi come forma nobile di conoscenza: quasi sempre questi spostamenti non sono il frutto di un reale bisogno, né di un episodico desiderio, ma rappresentano solo l’ennesimo e frequentissimo pretesto per poter esibire ai colleghi, rientrando al lunedì mattina in ufficio, foto e racconti delle proprie “eroiche” gesta. E’ un delirio di arrivismo sociale (consentito e incentivato dalla tecnologia), specularmente traslato dal fronte lavorativo a quello turistico. L’obiettivo è infatti sempre lo stesso: infrangere ogni limite, non accontentarsi, andare oltre e sperimentare ogni cosa. Per raggiungere, ottenere e possedere tutto: avere insomma tutto per non essere spesso niente, al di fuori di una nostra effimera rappresentazione digitale mediante qualche jpg ostentata su Instagram.

    Certo, non c’è tempo. Siamo sempre di corsa. Quindi ben vangano i low-cost, i last-minute, gli all-I-can-eat. Formule magiche per soddisfare il nostro bisogno compulsivo di sfogare il più rapidamente possibile i mesi di stress accumulato stando inchiodati a una scrivania. Come racconto meticolosamente nel mio libro Vivere basso, Pensare alto… o sarà Crisi vera, è tutto perfettamente codificato, nella ruota di quel criceto: lavorare per guadagnare per consumare per produrre. Sempre di più. Senza soluzione di continuità. Ad ogni costo.

    Poi, quando questo patologico fabbisogno di liberare i cavalli trova un po’ di fumo sulle piste, ecco che quella ruota improvvisamente s’inceppa: turisti che sbraitano e si azzannano fra loro, carabinieri che tentano di sedarli, ostentati isterismi telefonici tra un primo ministro e un ministro degli Interni. Tutto per garantire un’illusoria parvenza di funzionalità dell’intero meccanismo: ho diritto a volare perché ho comprato il biglietto; posso placare gli animi perché indosso una divisa; ho il dovere di tutelare l’immagine dell’hub perché sono stato eletto dal popolo (anzi: in questo caso neanche…). Pièce teatrali in un precario e risibile equilibrio tra l’insostenibile e il cafone, su un palcoscenico di insopportabile indifferenza.

    La verità è che questa Italia fragile e presuntuosa sta finalmente pagando il prezzo dell’adesione a un modello che, né qui né altrove, è ulteriormente applicabile.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...fiumicino-ve-la-siete-cercata/1922834
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