mfioretti: sicilia*

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  1. Situazione analoga a Catania (Giulia Grillo e Simona Suriano hanno vinto nella quota maggioritaria e, visto che i seggi ottenuti al proporzionale sono 3, alle loro spalle resta solo Luciano Cantone), a Siracusa-Ragusa (Marialucia Lorefice e Maria Marzana si trovano alle spalle il solo Filippo Scerra) per Montecitorio e in Sicilia orientale per palazzo Madama (Nunzia Catalfo non può lasciare il seggio a una «riserva» perché M5S ha eletto tutti i candidati).
    https://www.quotidiano.net/politica/movimento-5-stelle-1.3770427
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  2. Marco Alessandrini, 46 anni, avvocato, è sindaco di Pescara dal 2014. Appena insediato ha dovuto chiedere di poter accedere alla "procedura di riequilibrio finanziario pluriennale" che il "Testo unico degli enti locali prevede" per i Comuni in pre default, quelli che stanno andando verso il fallimento, ma possono ancora sperare di salvarsi. Per dare un'idea della drammaticità della situazione cita il titolo di un'opera di Rimbaud, "Il battello ubriaco" ("Le bateau ivre"), ma dice anche che l'ideogramma cinese di crisi è lo stesso di opportunità. E comunque aggiunge, "la ristrutturazione del debito è per i nostri figli" perché le scelte di oggi hanno un orizzonte di 10 anni per certi aspetti e di 30 per altri.

    Sindaco, bisognerà spiegarlo però ai cittadini che pagheranno l’aliquota massina di Imu, Tasi e Tari, che le buche per strada non saranno coperte e che i servizi sociali saranno tagliati...
    "Noi i servizi alla persona non li abbiamo toccati, è stato un impegno preciso. Con la crisi che c'è non potevamo eliminare la nostra funzione nel sociale, abbiamo anche pensato esenzioni per le fasce più deboli. Certo il cittadino che protesta perché c'è una buca per strada, o perché il giardino pubblico è devastato può sentirsi rispondere che le priorità sono altre. Bisogna comunicare bene cosa sta accadendo. Sono andato molto in televisione, sui giornali, alle assemblee, agli incontri. Ma il 'vergogna, vergogna' non me lo ha risparmiato nessuno. Nemmeno in consiglio comunale, dove me lo gridano quelli che fino al 2014 hanno speso senza ritegno e poi non hanno voluto approvare il loro stesso bilancio".

    Aveva un’altra scelta? I sindaci che si trovano con il comune sull'orlo del fallimento che possono fare?
    "Se la situazione è irrecuperabile si va alla procedura di dissesto. Si tira una linea: di qua c’è la nuova amministrazione, senza debiti, con tagli, blocco del turnover, tasse aumentate, zero investimenti. Di là la bad company, il Comune fallito con tutti i suoi debiti e una commissione di nomina ministeriale che la gestisce, come si farebbe in un fallimento, quindi con offerte ai creditori, transazioni".

    Se la situazione è recuperabile, invece?
    "Dal 2012 c'è l'altra possibilità: programma pluriennale di riequilibrio. L'amministrazione cambia strada, aumenta le tasse, taglia la spesa, blocca il turnover, non fa investimenti, ma può rifondere tutti i soldi ai debitori. E dato che questi sono nella maggior parte dei casi imprese del territorio non uccidi l'economia, il tessuto produttivo del tuo Comune. Io ho scelto questa strada per questo motivo, non potevamo tradire le nostre imprese. Alzare Imu, Tasi e Tarsi all’aliquota massima è doloroso, ma permette di accedere subito al fondo di rotazione che dà fino a 300 euro per abitante da restituire in 30 anni, soldi che permettono di pagare i creditori. Noi abbiamo preso 33 milioni e 480mila euro. Poi c'è l’opportunità".

    L’opportunità?
    "Certo, la crisi come momento delle scelte coraggiose, del cambio repentino di strada. I cinesi hanno un ideogramma solo per crisi e opportunità. Le faccio due esempi di cui vado orgoglioso. Abbiamo aumentato la Tari, tariffa rifiuti, ma già il secondo anno è calata dell'8% perché la differenziata è passata dal 30 al 34% (arriveremo al 57% nel 2019) facendo calare i costi di smaltimento, inoltre paghiamo quanto dovuto alla partecipata in anticipo così non chiede soldi in banca e risparmia 1,9 milioni di interessi. Secondo esempio, l'efficienza dell'illuminazione. Nelle scuole abbiamo messo le lampadine intelligenti che non significa solo che si accendono quando entri in classe, tipo le toilette dei ristoranti, ma che a seconda della luce che entra dalla finestra abbassano o alzano l'intensità. Sa quanto si risparmia? Il 75% delle spese di illuminazione. Per me è eccezionale".

    Una bolletta della luce più leggera non può bastare però a risanare il bilancio.
    "No, aiuta, ma i risparmi si fanno altrove. Nelle gare d'appalto unificate per le mense degli asili, con i dieci milioni in meno di spesa corrente: auto blu, cancelleria, pulizia. E poi il personale che diminuisce. Mille dipendenti dieci anni fa che oggi, col blocco del turn over, sono meno di 800. Ah, la telefonia. Non si possono più fare chiamate intercontinentali dall'ufficio, perché succedeva, mi creda".

    Lei il disastro lo ha toccato con mano nel 2014. Il 9 giugno viene eletto, apre la porta del Comune e non c’è il pavimento.
    "Non è che non conoscessi cosa mi aspettava, ma una cosa è immaginarlo, una cosa è vederlo. Ho passato il mio primo pomeriggio a guardare le carte. Non c'è voluto molto per scoprire che la situazione era gravissima. C'erano oltre 32 milioni di fatture da pagare, con mandato già firmato ma niente soldi; 13 milioni e 300mila euro di fondi vincolati agli investimenti erano stati destinati alla spesa corrente, mentre la banca ci aveva già anticipato 26 milioni e 400mila euro su cui pagavamo un interesse annuo del 4%. In cassa c'era un milione, nemmeno i soldi per gli stipendi".

    Come può accadere che un Comune si ritrovi in una situazione del genere?
    "Intanto – mi scusi il francese – i Comuni italiani hanno tutti o quasi le pezze al culo. Dal 2010 al 2015 i trasferimenti dallo Stato sono stati quasi azzerati. A Pescara, per esempio, sono passati da 30 a 3 milioni. Ma il problema è un altro. Vista questa situazione si sarebbero dovute prendere le contromisure, razionalizzare la spesa, pensare a risparmi strutturali. Invece si è continuato a spendere e a far quadrare i conti con una previsione gonfiata di entrate. E qui è arrivata la nuova disciplina di bilancio che prevede che tu debba togliere dalla spesa quei crediti che dubiti di incassare".
    Poiché non sarebbe stato possibile passare da un anno all'altro a un diverso sistema di contabilizzazione, nel 2015 è stata prevista un'operazione ponte. L'anno scorso gli enti pubblici hanno redatto due bilanci, uno secondo le vecchie regole, l'altro secondo quelle riformate per far sì che a partire dal 2016 entrassero in vigore i nuovi bilanci. Nell'anno ponte 2015, dunque, ai Comuni è stato imposto di redigere due contabilità: una autorizzativa (vecchio sistema) e l'altra conoscitiva (nuovo sistema). L'anno seguente la conoscitiva è diventata autorizzativa, e da quel momento è partito il nuovo regime. Ma non tutto è filato liscio.

    Riscrivendo i bilanci secondo le nuove regole (e non considerando più i crediti inesigibili alla stregua di veri e propri attivi), moltissimi Comuni hanno evidenziato un disavanzo che, per l'occasione, è stato chiamato "tecnico". Tecnico in quanto risultato di una nuova normativa. Poiché questo passaggio è stato incentivato dalla circostanza che un eventuale deficit non avrebbe comportato responsabilità di alcun tipo, di fatto da molti la normativa del 2015 è stata considerata una vera e propria sanatoria contabile. Con le nuove regole quasi tutti gli enti hanno dichiarato due bilanci con numeri diversi (uno dei due, in teoria, falso). Una rivisitazione contabile che ha fatto emergere un buco complessivo nazionale compreso tra i 12 e i 15 miliardi di cui per ben 853 milioni è responsabile la sola Roma. A tanto è risultato infatti ammontare il disavanzo tecnico della Capitale dove il bilancio è passato da 6,5 miliardi a 5,7, con una variazone di poco inferiore al 10%, in linea con la media nazionale.


    Pescara avrebbe dovuto gestire il bilancio con i nuovi criteri fin dal 2013, era un’amministrazione pilota.
    "Il teatro dell'assurdo. Non solo non lo ha fatto, ma sa quando ha approvato il bilancio preventivo del 2013? A dicembre, ovvero quando il preventivo era di fatto un consuntivo".
    http://inchieste.repubblica.it/it/rep...io_dei_comuni_italiani-147748161/?rss
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  3. ripeto, occorrerà ricominciare tutto da capo con un nuovo progetto. Questo è un punto fondamentale”.

    Ma un nuovo progetto non allungherebbe ulteriormente i tempi?

    “Per rifare un progetto di questo tipo occorreranno tra i 3 e i 5 anni”.

    Insomma, un’opera complicata…

    “Un’opera faraonica estremamente complicata. Tra l’altro in Italia, ormai da tanti anni, non facciamo più cose difficili. Non so se saremmo ancora in grado”.

    Anche se, come sembra, la nuova versione del Ponte dovrebbe servire solo al transito dei treni?

    “Ovviamente, in questo caso, sarebbe una semplificazione enorme. Ci sarebbe un alleggerimento di tutta la struttura che, in linea di principio, ne faciliterebbe la realizzazione. Fermo restando che i parametri di sicurezza sarebbero sempre gli stessi”.

    Insomma, se dipendesse da lei questo ponte non lo costruirebbe…

    “Assolutamente no.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...terremoto-io-non-lo-farei-mai/2197225
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  4. quest’anno scolastico vedrà insegnanti meno precari in classe grazie al piano straordinario di assunzioni previsto dalla legge 107 (102.734 immissioni), ma anche molte materie senza il prof giusto a insegnarle. Perché le assunzioni sono previste solo per i docenti iscritti nelle Graduatorie a esaurimento (Gae) e in quelle del concorso 2012. Ma in quelle liste, per certe materie, non ci sono abbastanza insegnanti. Mancano ad esempio nelle regioni del Nord insegnanti di matematica. O quelli per i laboratori (insegnamento che invece la «Buona scuola» intende rafforzare e ampliare sempre di più). Nel Lazio e a Brescia non ci sono professori di spagnolo. Non solo. Per le assunzioni conterà l’ambito disciplinare e non la singola materia.

    Ancora supplenti

    Le scuole dunque dovranno ricorrere anche questa volta ai supplenti annuali, cioè a quell’organico di istituto dal quale da anni pescano per coprire i buchi. Dovranno essere nominati entro l’8 settembre: chi vorrà, potrà scegliere il posto fisso o aspettare il prossimo anno e quindi trascorrere questo nella scuola di sempre, vicino a casa.
    Perché, proprio a causa dello squilibrio tra domanda e offerta, molti neoassunti dovranno spostarsi di regione: troppi insegnanti per pochi posti. Succede in Sicilia, dove il 14% dei prof ha solo il 4% delle cattedre disponibili.
    http://www.corriere.it/scuola/seconda...f0a-4661-11e5-979c-557f4d93ec30.shtml
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  5. siccome notoriamente i prof sono concentrati al Sud ma le cattedre al Nord c’è il rischio concretissimo che un’insegnante 40-50enne, sposata e con figli (identikit abbastanza tipico nella scuola italiana) debba lasciare la famiglia per andare a lavorare a centinaia di chilometri da casa. È il caso, per esempio, della professoressa Savina Calice, «donna del Sud, madre di due figli adolescenti e un marito con un lavoro in crisi che sta per essere deportata al Nord come insegnante di sostegno», che ha scritto una lettera-appello a Fiorella Mannoia pubblicata sulla sua pagina Facebook .

    La demografia non fa sconti

    Di fronte alle proteste di docenti e sindacati, il ministro Stefania Giannini ha fatto presente che la mobilità è ineliminabile. La demografia non fa sconti. Basti pensare al caso limite della Sicilia: il 14 per cento dei precari italiani viene da lì ma i posti liberi in tutta la regione sono solo il 4 per cento del totale. Verissimo. Ma alla crudeltà dei numeri, si aggiunge un’ingiustizia creata dal complesso meccanismo di assunzioni in più fasi. I più «sfortunati» infatti sono i precari interessati dalla fase B, quelli che dovrebbero accettare le cattedre rimaste vacanti anche a centinaia di chilometri da casa (soprattutto in quelle classi di concorso, come matematica alle medie, che al Nord sono semi vuote quando non esaurite).

    Mentre i colleghi con un punteggio più basso che saranno interessati dalla fase C, quella per i 55 mila posti di potenziamento che partirà a settembre-ottobre dopo che le scuole avranno espresso il loro fabbisogno di docenti «in più», hanno molte più chance di restare vicino a casa proprio perché quelli sono posti aggiuntivi.
    http://www.corriere.it/scuola/medie/1...ca2-3b62-11e5-b627-a24a3fa96566.shtml
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  6. La novità è venuta dal M5S che ha deciso di fare qualcosa senza passare per le istituzioni competenti: attrezzare la "Regia Trazzera", una mulattiera, un antico sentiero agricolo di origine medievale che collega Caltavuturo con il fondovalle del fiume Imera Settentrionale. L'unica istituzione pubblica con cui il partito ha collaborato è stato il comune di Caltavuturo. Il costo di 360mila euro è stato coperto all'83% da 300mila euro “restituiti” — secondo l'ideologia grillina — dagli stipendi degli eletti M5S in Sicilia.

    Come molte situazioni in Italia, sembra che ogni cosa concorra a negare l'oggettività. Al netto delle considerazioni ideologiche — personalmente non considero un furto gli stipendi dei politici per principio, a patto che lo onorino, come ogni lavoratore —, il M5S ha fatto bene o ha fatto male? Ha detto e ha fatto, ma la Regia Trazzera è o non è una valida alternativa alla deviazione per Polizzi Generosa? La Regione e l'Anas — nel frattempo immobili — hanno criticato l'operazione: la strada non ha i permessi né li avrà. Dunque, probabilmente, significa che il privato percorre la strada sotto la propria responsabilità. Per meglio capire, ieri sera ho deciso di percorrere la Regia Trazzera, ribattezzata Via dell'Onestà o Trazzera a Cinque Stelle. Questo è il risultato del mio test drive amatoriale.
    http://stradeonline.it/istituzioni-ed...-stelle-anche-l-onesta-puo-fare-danni
    Tags: , , , by M. Fioretti (2015-08-05)
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  7. sfiduciare o no Rosario Crocetta, per il Pd è un ben dilemma. Ma al di là del caso di Lucia Borsellino, dell’antimafia di facciata, dei valori richiamati in questi giorni, ai piani alti del Pd palermitano è un altro il ragionamento che conta. Innanzitutto, se si va a votare, i deputati regionali eletti saranno 70 (risparmio per i cittadini: sei milioni di euro l’anno) e non più 90. Per la casta politica siciliana, l’unica che attribuisce al consigliere regionale il titolo di “onorevole”, è un colpo al cuore. Ma, soprattutto, c’è un foglietto che gira in questi giorni. Un sondaggio commissariato in fretta e furia dal Pd nazionale: se si votasse a Ottobre, il Pd siciliano prenderebbe intorno al 17%. E il Movimento Cinque Stelle avrebbe il 34%. Andare al voto significherebbe dunque consegnare la Sicilia ai grillini, dicono quelli del Pd, che però sono divisi in due fazioni, tanto per cambiare: perché se da un lato c’è chi sostiene che è meglio non andare a votare per non perdere la Sicilia, dalla segreteria di Matteo Renzi si fa un altro ragionamento: meglio andare a votare subito, perché il Pd può ancora vincere con una coalizione larga, che metta dentro anche il Nuovo Centro Destra di Alfano, insieme allo stesso Megafono di Crocetta (ecco perchè bisogna evitare il gioco a massacro con il governatore, la sua lista civica è sempre data al 4 – 6% nell’isola), e che riesca a prendere anche il 38 – 40% dei voti, contando sull’isolamento dei grillini, che non fanno alleanze, e su frane varie a destra in Forza Italia e nei piccoli partiti di sinistra. Se vi va invece ancora avanti, e magari a Settembre c’è un altro scandalo, o i conti della Sicilia vanno davvero in malora, la distanza con i grillini potrebbe essere incolmabile.
    http://ilmattinodisicilia.it/13701-el...d-al-17-movimento-cinque-stelle-al-34
    Tags: , , , , , by M. Fioretti (2015-08-03)
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  8. 2) Il 19 marzo 1992 l’agenzia di stampa romana Repubblica, legata agli andreottiani e ai servizi, rivelò che il delitto Lima era solo l’inizio di una strategia della tensione con obiettivi e ispiratori politici: altra prova di un piano a più teste e a più mani. Il 21 e 22 maggio la stessa agenzia preannunciò “un bel botto esterno” per influenzare l’elezione del nuovo capo dello Stato. Infatti il 23 fu ucciso Falcone a Capaci e la candidatura di Andreotti (nel mirino di Cosa Nostra per aver tradito gli impegni sull’annullamento in Cassazione del maxiprocesso) sfumò a vantaggio di Scalfaro. Chi aveva suggerito a Riina & C. le modalità e la tempistica di Capaci? E chi gli mise fretta per eliminare subito dopo Borsellino, costringendo il Parlamento a convertire in legge il durissimo decreto Scotti-Martelli sul 41-bis, che dopo Capaci i partiti avevano insabbiato?
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...o-strage-di-stato-senza-stato/1888526
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  9. Il trasporto su ferro è al collasso: causa il ridimensionamento di Trenitalia, con la soppressione di alcuni treni a lunga percorrenza; binari obsoleti e sporcizia delle carrozze a parte.

    Non restano che le vie di terra. Oggi la Calabria è isolata. La causa? Il crollo il 2 marzo in A3 di una campata del Viadotto Italia (255 metri, la più alta infrastruttura del Paese, la seconda d’Europa) che si porterà via un operaio rumeno, Adrian Miholca, 25 anni, dipendente della Nitrex (ditta che effettuava lavori in subappalto). Era su una ruspa quando il piano stradale si è sgretolato facendolo cadere nel vuoto da 80 metri d’altezza. L’ennesima morte bianca. L’autostrada spezzata in due, conseguente sequestro della magistratura, blocco del cantiere e tempi di riapertura incerti.
    Oggi, il tempo impiegato nel percorso alternativo (un tratto di 11 Km) è di un’ora circa e l’intero flusso alternativo è spostato sulla SS Tirrenica. Eppure le produzioni di qualità della piana di Sibari (riso, clementine, vino del Pollino, pesche…) in mancanza di mezzi alternativi viaggiano su gommato e le vacanze estive (con relativo aumento del traffico) sono alle porte. L’ultima perla, qualche giorno fa: la Procura rispedisce al mittente (Italsarc e nostra signora ANAS) il progetto per i lavori di riapertura. La ragione? Non convince la messa in sicurezza. Quando la tragedia si trasforma in farsa. Un capitolo a parte meriterebbe la Ionica, la SS106, la strada della morte.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...calabria-periferia-dellimpero/1697388
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  10. La stretta l’annuncia il viceministro dell’Interno, Filippo Bubbico, Pd: «A questo punto non va dato nulla per scontato. Anche gli atteggiamenti benevoli alle frontiere, nei controlli, vanno superati. No, vanno eseguiti in modo efficace». È ovvio a che cosa si riferisca il vice di Alfano: a chi arriva con i barconi. Tra tanti profughi veri, ci può essere qualche infiltrato. Qualcuno che non scappa dal conflitto siriano o iracheno, ma al contrario, lì si è formato e ora magari vorrebbe esportare la jihad in Italia. L’incubo del reducismo islamico, insomma.
    http://www.lastampa.it/2014/08/23/est...li-CVxamVXL1Cs4ppdBcRkYYK/pagina.html
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