mfioretti: rutelli*

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  1. Marco Alessandrini, 46 anni, avvocato, è sindaco di Pescara dal 2014. Appena insediato ha dovuto chiedere di poter accedere alla "procedura di riequilibrio finanziario pluriennale" che il "Testo unico degli enti locali prevede" per i Comuni in pre default, quelli che stanno andando verso il fallimento, ma possono ancora sperare di salvarsi. Per dare un'idea della drammaticità della situazione cita il titolo di un'opera di Rimbaud, "Il battello ubriaco" ("Le bateau ivre"), ma dice anche che l'ideogramma cinese di crisi è lo stesso di opportunità. E comunque aggiunge, "la ristrutturazione del debito è per i nostri figli" perché le scelte di oggi hanno un orizzonte di 10 anni per certi aspetti e di 30 per altri.

    Sindaco, bisognerà spiegarlo però ai cittadini che pagheranno l’aliquota massina di Imu, Tasi e Tari, che le buche per strada non saranno coperte e che i servizi sociali saranno tagliati...
    "Noi i servizi alla persona non li abbiamo toccati, è stato un impegno preciso. Con la crisi che c'è non potevamo eliminare la nostra funzione nel sociale, abbiamo anche pensato esenzioni per le fasce più deboli. Certo il cittadino che protesta perché c'è una buca per strada, o perché il giardino pubblico è devastato può sentirsi rispondere che le priorità sono altre. Bisogna comunicare bene cosa sta accadendo. Sono andato molto in televisione, sui giornali, alle assemblee, agli incontri. Ma il 'vergogna, vergogna' non me lo ha risparmiato nessuno. Nemmeno in consiglio comunale, dove me lo gridano quelli che fino al 2014 hanno speso senza ritegno e poi non hanno voluto approvare il loro stesso bilancio".

    Aveva un’altra scelta? I sindaci che si trovano con il comune sull'orlo del fallimento che possono fare?
    "Se la situazione è irrecuperabile si va alla procedura di dissesto. Si tira una linea: di qua c’è la nuova amministrazione, senza debiti, con tagli, blocco del turnover, tasse aumentate, zero investimenti. Di là la bad company, il Comune fallito con tutti i suoi debiti e una commissione di nomina ministeriale che la gestisce, come si farebbe in un fallimento, quindi con offerte ai creditori, transazioni".

    Se la situazione è recuperabile, invece?
    "Dal 2012 c'è l'altra possibilità: programma pluriennale di riequilibrio. L'amministrazione cambia strada, aumenta le tasse, taglia la spesa, blocca il turnover, non fa investimenti, ma può rifondere tutti i soldi ai debitori. E dato che questi sono nella maggior parte dei casi imprese del territorio non uccidi l'economia, il tessuto produttivo del tuo Comune. Io ho scelto questa strada per questo motivo, non potevamo tradire le nostre imprese. Alzare Imu, Tasi e Tarsi all’aliquota massima è doloroso, ma permette di accedere subito al fondo di rotazione che dà fino a 300 euro per abitante da restituire in 30 anni, soldi che permettono di pagare i creditori. Noi abbiamo preso 33 milioni e 480mila euro. Poi c'è l’opportunità".

    L’opportunità?
    "Certo, la crisi come momento delle scelte coraggiose, del cambio repentino di strada. I cinesi hanno un ideogramma solo per crisi e opportunità. Le faccio due esempi di cui vado orgoglioso. Abbiamo aumentato la Tari, tariffa rifiuti, ma già il secondo anno è calata dell'8% perché la differenziata è passata dal 30 al 34% (arriveremo al 57% nel 2019) facendo calare i costi di smaltimento, inoltre paghiamo quanto dovuto alla partecipata in anticipo così non chiede soldi in banca e risparmia 1,9 milioni di interessi. Secondo esempio, l'efficienza dell'illuminazione. Nelle scuole abbiamo messo le lampadine intelligenti che non significa solo che si accendono quando entri in classe, tipo le toilette dei ristoranti, ma che a seconda della luce che entra dalla finestra abbassano o alzano l'intensità. Sa quanto si risparmia? Il 75% delle spese di illuminazione. Per me è eccezionale".

    Una bolletta della luce più leggera non può bastare però a risanare il bilancio.
    "No, aiuta, ma i risparmi si fanno altrove. Nelle gare d'appalto unificate per le mense degli asili, con i dieci milioni in meno di spesa corrente: auto blu, cancelleria, pulizia. E poi il personale che diminuisce. Mille dipendenti dieci anni fa che oggi, col blocco del turn over, sono meno di 800. Ah, la telefonia. Non si possono più fare chiamate intercontinentali dall'ufficio, perché succedeva, mi creda".

    Lei il disastro lo ha toccato con mano nel 2014. Il 9 giugno viene eletto, apre la porta del Comune e non c’è il pavimento.
    "Non è che non conoscessi cosa mi aspettava, ma una cosa è immaginarlo, una cosa è vederlo. Ho passato il mio primo pomeriggio a guardare le carte. Non c'è voluto molto per scoprire che la situazione era gravissima. C'erano oltre 32 milioni di fatture da pagare, con mandato già firmato ma niente soldi; 13 milioni e 300mila euro di fondi vincolati agli investimenti erano stati destinati alla spesa corrente, mentre la banca ci aveva già anticipato 26 milioni e 400mila euro su cui pagavamo un interesse annuo del 4%. In cassa c'era un milione, nemmeno i soldi per gli stipendi".

    Come può accadere che un Comune si ritrovi in una situazione del genere?
    "Intanto – mi scusi il francese – i Comuni italiani hanno tutti o quasi le pezze al culo. Dal 2010 al 2015 i trasferimenti dallo Stato sono stati quasi azzerati. A Pescara, per esempio, sono passati da 30 a 3 milioni. Ma il problema è un altro. Vista questa situazione si sarebbero dovute prendere le contromisure, razionalizzare la spesa, pensare a risparmi strutturali. Invece si è continuato a spendere e a far quadrare i conti con una previsione gonfiata di entrate. E qui è arrivata la nuova disciplina di bilancio che prevede che tu debba togliere dalla spesa quei crediti che dubiti di incassare".
    Poiché non sarebbe stato possibile passare da un anno all'altro a un diverso sistema di contabilizzazione, nel 2015 è stata prevista un'operazione ponte. L'anno scorso gli enti pubblici hanno redatto due bilanci, uno secondo le vecchie regole, l'altro secondo quelle riformate per far sì che a partire dal 2016 entrassero in vigore i nuovi bilanci. Nell'anno ponte 2015, dunque, ai Comuni è stato imposto di redigere due contabilità: una autorizzativa (vecchio sistema) e l'altra conoscitiva (nuovo sistema). L'anno seguente la conoscitiva è diventata autorizzativa, e da quel momento è partito il nuovo regime. Ma non tutto è filato liscio.

    Riscrivendo i bilanci secondo le nuove regole (e non considerando più i crediti inesigibili alla stregua di veri e propri attivi), moltissimi Comuni hanno evidenziato un disavanzo che, per l'occasione, è stato chiamato "tecnico". Tecnico in quanto risultato di una nuova normativa. Poiché questo passaggio è stato incentivato dalla circostanza che un eventuale deficit non avrebbe comportato responsabilità di alcun tipo, di fatto da molti la normativa del 2015 è stata considerata una vera e propria sanatoria contabile. Con le nuove regole quasi tutti gli enti hanno dichiarato due bilanci con numeri diversi (uno dei due, in teoria, falso). Una rivisitazione contabile che ha fatto emergere un buco complessivo nazionale compreso tra i 12 e i 15 miliardi di cui per ben 853 milioni è responsabile la sola Roma. A tanto è risultato infatti ammontare il disavanzo tecnico della Capitale dove il bilancio è passato da 6,5 miliardi a 5,7, con una variazone di poco inferiore al 10%, in linea con la media nazionale.


    Pescara avrebbe dovuto gestire il bilancio con i nuovi criteri fin dal 2013, era un’amministrazione pilota.
    "Il teatro dell'assurdo. Non solo non lo ha fatto, ma sa quando ha approvato il bilancio preventivo del 2013? A dicembre, ovvero quando il preventivo era di fatto un consuntivo".
    http://inchieste.repubblica.it/it/rep...io_dei_comuni_italiani-147748161/?rss
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  2. quella che in una grammatica naturale sarebbe una semplice considerazione di buon senso, soprattutto pensando alla storia personale, senza aloni, di Giachetti, nell’attuale realtà romana si trasforma in un’arma a doppio taglio, capace, a meno di sorprese, di aprire le porte del Campidoglio al Movimento 5 Stelle.

    Perchè se il frutto di quella esperienza comprende anche le tasse più alte d’Italia, un sistema dei rifiuti fallimentare, le municipalizzate gestite in maniera clientelare e per questo sull’orlo del crac, i nuovi quartieri privi di servizi o quelli senza fogne da oltre 30 anni, le scuole insufficienti, le strade piene di buche o le decine di opere incompiute che hanno fagocitato centinia di milioni di euro, come la Nuvola di Fuksas o le vele di Calatrava a Tor Vergata, a quel punto, la decantata esperienza, più che un vanto da esibire, diventa quasi un affronto per un elettore indeciso, che si trova a scegliere fra le mille incognite del “nuovo” e un partito commissariato da quasi due anni, dopo un’inchiesta giudiziaria che ha scoperchiato una cupola mafiosa in seno all’amministrazione.
    http://www.glistatigenerali.com/parti...le-patenti-di-politica-ma-che-davvero
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  3. I conti di Roma Capitale, cioè del Comune, sono in disavanzo strutturale annuo per 1,2 miliardi, cioè: produce un deficit di 100 milioni al mese. I conti necessitano continuamente di assestamenti a causa della discrasia tra previsioni e consuntivi e, nonostante questo, i soldi per aumentare gli stipendi dei dipendenti pubblici si trovano sempre, come è stato fatto anche nell’ultima manovra correttiva approvata dal Comune. Peraltro nel 2012 la Ragioneria generale dello Stato ha detto che c’è stato un “indebito incremento dei fondi per la contrattazione collettiva” a favore dei dipendenti comunali. Marino, insensibile agli allarmi, prosegue su questa strada. I voti di 27mila dipendenti fanno gola a tutti. Per non parlare dei buchi prodotti dall’Atac sui quali è più dignitoso stendere un velo pietoso.

    Ma com’è possibile, come lei scrive su Panorama.it, che l”ex sindaco Gianni Alemanno abbia potuto aumentare la spesa visti i deficit e i debiti?

    Gli è stato consentito. Nel 2008, dopo 15 anni di Rutelli prima e Veltroni poi al Campidoglio, il Comune aveva 22,4 miliardi di debiti, 5,7 di crediti e 70mila cause civili. Queste tre voci sono state trasferite in un nuovo soggetto pubblico che si chiama “Gestione Commissariale”. Ripulendo il Comune di Roma da tutte le sue passività (i crediti inesigibili o inesistenti si scoprì, in seguito, erano pari a 3 miliardi) si è data la possibilità al sindaco di ricominciare a produrre deficit e debito. E lui non si è lasciato scappare l’occasione.

    Mi faccia capire, quindi l’intervento del governo Berlusconi ha consentito di occultare – o di mettere in un sarcofago – i disavanzi delle amministrazioni Rutelli e Veltroni?

    Esattamente. Fu una scelta sbagliata sotto il profilo economico anche se comprensibile dal punto di vista politico: se l’immagina Berlusconi che commissaria Roma dando la colpa a due sindaci di sinistra? Ma è stata una scelta disastrosa dal punto di vista del cosiddetto “moral hazard”. Alemanno e Marino, insomma, sono autorizzati a pensare che “Roma is too big to fail” e quindi continuano a spendere perché tanto qualcuno che pagherà, alla fine, si troverà.
    http://formiche.net/2014/12/26/ecco-il-vero-scandalo-roma
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  4. Va dato atto, però, a Rutelli che il suo Giubileo non fu infangato da inchieste giudiziarie stile Expo, Mose o Mafia Capitale e gli va anche riconosciuto di aver sfornato, nel bene o nel male, buona parte dell’attuale classe dirigente. Dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni al vicepresidente della Camera Roberto Giachetti, passando per Filippo Sensi, il portavoce del premier, per arrivare al premier stesso, Matteo Renzi sono tutti nati o cresciuti politicamente o dentro il Campidoglio o dentro la Margherita.

    Dopo Rutelli nel 2001 iniziò il “pontificato” di Veltroni e, quattro anni dopo, quello di Benedetto XVI in Vaticano. Mentre in Campidoglio tutto sembrava continuare a funzionare con l’ovattato buonismo tipico dell’ex ministro Beni Culturali, in Vaticano operavano silenziosamente i corvi finché non arrivarono le elezioni politiche del 2006. Ancora una volta il lider Maximo della sinistra “scippa” al rivale Veltroni la possibilità di candidarsi preferendo riproporre Romano Prodi Berlusconi e così lui, poi, si vendica inventandosi il PD, partito “a vocazione maggioritaria”.

    Si arriva così alle politiche del 2008 che segnano il declino della sinistra romana. L’errore di fondo è quello di considerare Roma “proprietà della sinistra sempre e comunque” e di credere che esistano gli uomini per tutte le stagioni. Con un’operazione tipica delle più becere oligarchie comuniste la sinistra sceglie di usare Roma come pedina di scambio:il sindaco Veltroni dal Campidoglio a Palazzo Chigi e l’allora vicepremier Rutelli da Palazzo Chigi al Campidoglio (di nuovo) ma il piano fallisce. Berlusconi, con la svolta del predellino si inventa il Pdl che diventa una macchina da guerra e trascina alla vittoria anche Gianni Alemanno. Colpa di un’amministrazione Veltroni più attenta alle feste del cinema che alle periferie, dopo 15 anni di predominio assoluto, la sinistra perde. La destra si prende Roma ma lo fa a caro prezzo, dovendo pagare dazio a tutte le lobby che hanno sostenuto Alemanno.

    Da qui nascono i problemi che prescindono da Mafia Capitale e che riguardano la mala gestione delle municipalizzate e ciò porta, nel 2013 alla vittoria di Ignazio Marino, il sindaco “marziano”. La sua candidatura viene portata avanti dal “padre padrone” della sinistra romana, quel Goffredo Bettini che nel ’93 si era inventato la candidatura di Rutelli e che negli ultimi 20 ha intessuto i rapporti con i costruttori romani. A Roma non si muove foglia che Bettini non voglia. E infatti il genovese Marino vince le primarie del Pd con un solo mese di campagna elettorale. Su Marino si è detto di tutto e di più e perciò è inutile soffermarsi sulle sue bugie, sulle spese pazze o sui suoi viaggi. Sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. È una persona perbene ma questo non basta per fare bene il sindaco se non si hanno le giuste competenze ed è soprattutto questa sua inettitudine ad averlo portato alla dimissioni.

    Il Giubileo è in dirittura d’arrivo e Renzi non può permettersi una figuraccia e quindi meglio un commissariamento vero, magari affidato all’ex assessore alla legalità, Alfonso Sabella piuttosto che una situazione ibrida come la precedente. Per mesi il sindaco effettivo (cioè de facto) è stato prefetto Franco Gabrielli che Renzi vorrebbe candidare in primavera per non lasciare la città in mano alla minoranza Pd, fatta dagli uomini che hanno governato Roma negli ultimi vent’anni e per non bruciare un nome di stretta osservanza renziana come quello di Roberto Giachetti.
    http://formiche.net/2015/10/17/lettera-ai-romani-al-sindaco-migrante
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  5. Il degrado comincia nel 2008, quando Veltroni e Rutelli perdono le elezioni e sul tetto di Roma si insedia la destra di Alemanno. Invece di fare opposizione, gli sconfitti trattano con i nuovi arrivati e i loro amici poco raccomandabili. «Hanno avuto paura di perdere le poltrone», geme Ileana Argentin. Parole chiave: consociativismo e spartizione. Sotto accusa la manovra d’aula (poi abolita da Marino) che divideva la torta tra i consiglieri. Tra gli indiziati c’è Umberto Marroni, allora capogruppo, rimproverato da chi non lo ama di «essersi accordato con Alemanno in cambio delle briciole
    http://roma.corriere.it/notizie/crona...7ee-10c7-11e5-b09a-9f9a058e6057.shtml
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  6. Le sorprese non finiscono mai. Talmente brutte che toccherà alla cabina di regia occuparsene: stamattina convocata non già sul piano di rientro triennale, come da mission istituzionale, bensì sul previsionale 2014. Dove - si è scoperto - mancano all'appello altri 60 milioni. Una novità destinata a scombinare tutto. Costringendo la giunta a ricominciare daccapo.

    È un gigantesco buco nero, il bilancio del Campidoglio. Più si guarda dentro alle singole poste, più schizzano fuori perdite, ammanchi, spese mai coperte. Come pure quest'ulteriore disavanzo dimostra: rimasto sepolto per mesi, a dispetto del gran lavoro che i tecnici stanno facendo per riportare in equilibrio i conti, senza che nessuno - né l'assessore Morgante, né il ragioniere generale Salvi - si siamo mai accorti di nulla. Peggio. Pare che i due abbiano sbagliato i calcoli. Che costruendo lo schema del dare e dell'avere, si siano persi strada 120 miliardi delle vecchie lire.
    http://roma.repubblica.it/cronaca/201...ancano_altri_60_milioni-83706520/?rss
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  7. Nella bellissima piazza Lovatelli, dove ha sede la Sovrintendenza, si può scoprire persino che è vero quel che mi dice Tonelli e cioè che "è stato divelto il palo che segnalava l'isola pedonale, è stata rotta la catena e ora beatamente parcheggiano le auto tutti quelli della Sovrintendenza". E per me è questo il segno più romano del fallimento di Roma. Conclude Verdone: "È una città tutta sbagliata, biglietto da visita di un Paese tutto sbagliato. Sorrentino è stato bravo perché ha rimosso tutti i segni del fallimento mostrando che sotto c'è sepolta la grande bellezza".
    http://www.repubblica.it/cronaca/2014...pitale_in_svendita-79919654/?ref=fbpr
    Tags: , , , , by M. Fioretti (2014-03-01)
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  8. “Una vicenda che ha segnato la crisi profonda della seconda Repubblica. È certo che siamo in presenza di illecito organizzato, pianificato e durato nel tempo”. La Procura di Roma ha chiesto una condanna a 7 anni e mezzo di reclusione per l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, accusato di essersi impossessato di oltre 25 milioni dei fondi destinati al partito. Per l’accusa il politico ha drenato tutto quel denaro dalle casse del fu partito guidato da Francesco Rutelli. L’ex senatore Pd è accusato anche di calunnia proprio nei confronti dell’ex sindaco di Roma.

    Il pm Stefano Pesci ha chiesto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Secondo l’accusa l’ex senatore aveva “una sorta di signoria totale rispetto alla gestione delle spese della Margherita. Solo lui era a conoscenza delle singole operazioni, solo lui aveva il potere di firma, oltre a Rutelli che non se ne è mai servito”. Secondo il pm nella gestione operativa e finanziaria del partito, i politici erano praticamente assenti così come superficiali e all’acqua di rose erano degli altri organi di controllo, a cominciare dai revisori dei conti”.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...chiede-7-anni-e-mezzo-per-lusi/872816
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  9. Il "re di Malagrotta", finito ai domiciliari, cercava legami con politici di livello nazionale, a partire dall'ex ministro dell'Ambiente Ronchi, ora sub-commissario del governo per la questione Ilva. Alla fondazione dell'esponente di centrosinistra il "Supremo" elargì 20mila euro
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...ontatti-con-fioroni-e-realacci/843973
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  10. ogni romano paga 1.040 euro l'anno per Irpef, Imu e Tarsu, contro i 440 della media nazionale! Per il 2014 li aspetta un "salvataggio" che farà aumentare ulteriormente il peso di tasse e imposte.

    Insomma, la città di Roma e i suoi abitanti stanno già vivendo, di fatto, una situazione da dissesto tecnico per quanto riguarda gli oneri, senza neanche avere i benefici in termini di riequilibrio che deriverebbero dalla ufficializzazione di questa situazione.

    Certo non si può addossare la responsabilità di questo dramma ad una sola amministrazione né, tantomeno, agli ultimi arrivati, e bisogna pur riconoscere che la Capitale paga un pegno non riconosciuto in termini servizi resi alle istituzioni nazionali e internazionali, nonché alla gestione di un patrimonio storico, che le altre città italiane non hanno.

    Però non si può neanche continuare a ignorare che le valvole sono saltate e che soltanto un intervento straordinario e trasparente può, in un tempo neanche troppo breve, riallineare i conti della ragioneria capitolina, smettendola di fare il gioco delle tre carte della finanza creativa e della fantasia nominalistica. Trucchi che possono salvare qualche maggioranza ma che hanno già abbondantemente dannato la città.

    ogni romano paga 1.040 euro l'anno per Irpef, Imu e Tarsu, contro i 440 della media nazionale! Per il 2014 li aspetta un "salvataggio" che farà aumentare ulteriormente il peso di tasse e imposte.

    Insomma, la città di Roma e i suoi abitanti stanno già vivendo, di fatto, una situazione da dissesto tecnico per quanto riguarda gli oneri, senza neanche avere i benefici in termini di riequilibrio che deriverebbero dalla ufficializzazione di questa situazione.

    Certo non si può addossare la responsabilità di questo dramma ad una sola amministrazione né, tantomeno, agli ultimi arrivati, e bisogna pur riconoscere che la Capitale paga un pegno non riconosciuto in termini servizi resi alle istituzioni nazionali e internazionali, nonché alla gestione di un patrimonio storico, che le altre città italiane non hanno.

    Però non si può neanche continuare a ignorare che le valvole sono saltate e che soltanto un intervento straordinario e trasparente può, in un tempo neanche troppo breve, riallineare i conti della ragioneria capitolina, smettendola di fare il gioco delle tre carte della finanza creativa e della fantasia nominalistica. Trucchi che possono salvare qualche maggioranza ma che hanno già abbondantemente dannato la città.
    http://www.huffingtonpost.it/umberto-...capitale-e-al-dissesto_b_4528132.html
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