mfioretti: pd*

Bookmarks on this page are managed by an admin user.

508 bookmark(s) - Sort by: Date ↓ / Title / Voting / - Bookmarks from other users for this tag

  1. Avremmo avuto bisogno di una sinistra che facesse il suo mestiere: combattere le disuguaglianze e le solitudini, redistribuire potere e rappresentanza. Con strumenti nuovi, certo. Ma alcuni strumenti vecchi, usati poco e male, non erano da buttare: la progressività delle imposte, il welfare. Noi pensavamo ai diritti. A quelli civili. Benissimo. Meno bene è stato fermarsi non appena quei diritti si tingevano di qualche sfumatura sociale, come sullo ius soli. Il fatto, però, è che intanto erano tornati i bisogni. E noi nemmeno li riconoscevamo più».

    Primo bisogno: il lavoro.

    «E basta con la stupidaggine che se non hai il lavoro ti metti in un garage e te lo inventi. Tutti Steve Jobs. Start-up. Innovazione. Si è persa ogni sensibilità sociale. Il problema ora non è solo "tornare al popolo", come sento dire da tanti; il problema è anche cosa gli dici, al popolo. Che gli dici? Che dall'altra parte del mondo il tuo amico Elon Musk, fra vent'anni, se hai soldi, ti porta a fare un giro su Marte?».
    http://ricerca.repubblica.it/repubbli...amo-in-migliaia-pronti-impegno09.html
    Voting 0
  2. Il nodo della questione si trova in questo dettaglio: un numero limitato di persone particolarmente attive può trasformare un sussurro in un “urlo collettivo”, come si è visto in questa, e in altre occasioni, anche per mancanza di analisi da parte dei giornalisti. Il giornalismo di oggi si alimenta naturalmente di ciò che trova larga diffusione sui social media, e non può non farlo; ma i numeri dei social media non possono essere interpretati correttamente senza un’accurata analisi che consideri la facilità con cui si possono manipolare gli hashtag: può infatti accadere che sui primi 71.000 tweet sopracitati, 35.000 siano stati fatti da 500 persone. “Dettagli” che non possono essere trascurati, soprattutto considerando il comportamento degli account più attivi, un numero esiguo, che non possono essere descritti solamente come bot, ma che alternano attività “umane”, come tweet personalizzati e risposte ad altri tweet, ad attività automatizzate, destinate unicamente a ripetere in maniera meccanica il tweet in questione. “Dettagli” che indicano la presenza di un tentativo concertato di manipolare la rilevanza di un hashtag, tradotto poi dai più importanti media del Paese come il sentimento di una parte dell’elettorato del Pd. Quanto questi account abbiano contribuito alla diffusione dell’hashtag è difficile da quantificare con precisione. Quello che possiamo dire con certezza è che senza di loro non saremmo stati qui a parlarne.
    http://thevision.com/attualita/senzadime-alleanza
    Tags: , , , , , by M. Fioretti (2018-03-29)
    Voting 0
  3. Tutti dal notaio. Per una rievocazione del «metodo Marino» da applicare sul neo eletto governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Solo che questa volta, a differenza di quanto accadde al sindaco, la maggioranza per far scattare il «tana libera tutti» ci sarebbe già senza aiuti esterni. Ovvero i 26 consiglieri di opposizione che hanno perso sì le elezioni, ma hanno comunque un voto in più in consiglio rispetto alla coalizione di centrosinistra per via dell’anatra zoppa, partorita dalle urne (anche qui è colpa della legge elettorale adottata nel Lazio).

    La mossa a sorpresa, come risulta a Il Messaggero, è già in fase avanzata ma l’esito è ancora da scrivere. Lo sprint parte dal civico Sergio Pirozzi, forte della copertura politica di Matteo Salvini sempre più alla conquista del Centro-Sud. In queste ore sono stati già contattati i leader degli altri due macro gruppi: Stefano Parisi e Roberta Lombardi. Entrambi confermano a questo giornale l’esistenza del piano. Ma con delle differenze.

    LE MOSSE
    La neo capogruppo grillina si è presa «un po’ di tempo» per parlarne con gli altri eletti del M5S (10 in tutto) e soprattutto con il capo politico Luigi Di Maio. Anche nel frastagliato fronte di Parisi (composto dai gruppi di Energie per l’Italia, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega, Noi con l’Italia: 15 consiglieri) inizia a serpeggiare la pazza idea, seppur con qualche distinguo. Pirozzi e Salvini (che conta 4 consiglieri eletti nel Lazio) aspettano solo la proclamazione dell’ufficio elettorale centrale per lanciare una conferenza stampa che sarà seguita da una manifestazione sotto la Regione al grido «tutti dal notaio: ritorniamo al voto». Una questione di pochi giorni, «poi scopriremo i giochi», dice il sindaco di Amatrice.

    In caso di dimissioni di massa delle minoranze, Zingaretti decadrebbe subito, verrebbero riconvocate le elezioni entro sessanta giorni e il governatore non si potrebbe più ripresentare. Dietro a questo scenario esplosivo non c’è solo il sindaco di Amatrice, ma appunto proprio il leader della Lega pronto a usare questa carta per mandare anche un messaggio a Berlusconi e a Forza Italia sul tavolo parlamentare. Ovvero: mai con il Pd, né al governo né in Regione, in versione «stampella» a Zingaretti.

    LO STATUTO
    In queste ore di sospetti, c’è poi un articolo che passa di chat in chat: è il 43 dello statuto del Consiglio regionale del Lazio. Al paragrafo 2 spiega che «l’approvazione della mozione di sfiducia» da parte della metà più uno dei consiglieri «comporta le dimissioni della giunta regionale e lo scioglimento del consiglio». Questa è la seconda ipotesi, preferita al momento da Parisi, per far saltare il governatore dem. Ma avrebbe una premessa: la partenza dei lavori dell’Aula e di tutta la macchina regionale, dalla giunta alle presidenze delle commissioni. Terreni di accordo tra il centrosinistra e le minoranze, rappresentate al momento da ben 7 gruppi, per non parlare delle varie correnti interne ai 5 Stelle o a Forza Italia.

    Fin qui lo scenario, poi c’è anche un pezzo di realtà molto prosaica: un consigliere regionale nel Lazio guadagna circa 7mila euro al mese, netti. Non proprio una miseria, un motivo che potrebbe spingere più di un eletto a darsi malato davanti al notaio e magari assente per motivi personali il giorno di un’eventuale sfiducia in Aula.
    Dall’altra parte della barricata, poi, c’è Zingaretti: il presidente che sogna la segreteria del Pd in questa fase così complicata ha interesse a far scoprire le opposizioni. E quindi aspetta di capire se sono davvero intenzionate a staccare la spina o se sarà possibile, al contrario, trovare un’«intesa programmatica» su quattro temi portanti del Lazio (sanità, rifiuti, trasporti, sociale). Di sicuro, da quando ha vinto le elezioni, in controtendenza con il resto del Paese e con un centrosinistra largo comprensivo di Leu, il fratello del commissario Montalbano non fa che ripetere: «Se c’è un accordo bene, altrimenti si va tutti a casa». Oggi Zingaretti incontrerà la sindaca grillina Virginia Raggi per un vertice amministrativo che sarà guardato con molta attenzione anche fuori dal Campidoglio. La partita di poker è appena iniziata. E mai come questa volta i destini del Lazio si intrecciano con quelli del governo.
    https://www.ilmessaggero.it/primopian...issioni_massa_nuovo_voto-3606770.html
    Tags: , , , , , by M. Fioretti (2018-03-15)
    Voting 0
  4. In sintesi: diversamente da tutti gli altri partiti, il sostegno al PD appare confinato nella classe sociale medio-alta. Messo insieme agli altri dati visti precedentemente (l’effetto di disoccupazione e immigrazione), questo dato appare un ulteriore tassello rilevante per comporre il mosaico del risultato del 4 marzo. Il fatto che il PD (il grande sconfitto di queste elezioni, il cui tracollo elettorale costituisce una gran parte – come mostrato dalle analisi di flusso dell’Istituto Cattaneo – del successo della Lega e del M5S) appaia confinato nella classe medio-alta – che lo configura quindi come partito delle élite – è infatti coerente con la strategia scelta dal partito di puntare su temi come l’innovazione tecnologica, i diritti civili, l’integrazione europea, la globalizzazione, e più in generale con una narrazione ottimistica delle trasformazioni dell’economia e della società contemporanea. Tuttavia l’altra faccia di questa strategia è che, inevitabilmente, i ceti che si sentono minacciati dagli effetti negativi di queste trasformazioni non hanno percepito il PD come un partito in grado di ascoltare le loro istanze.

    Questo è accettabile per un partito d’élite; ma chiaramente non lo è per un grande partito di massa a vocazione maggioritaria che voglia esprimere una cultura di governo. Nella storia d’Italia simili grandi partiti (dalla Democrazia Cristiana a Forza Italia, dal PdL fino all’esperienza dell’Ulivo) hanno sempre espresso la capacità di conciliare l’attenzione ai ceti più dinamici della società con la capacità di comprendere e sostenere chi rimaneva indietro. Ignorare i ceti più deboli è una strategia legittima, ma bisogna sapere che questo porta inevitabilmente a restringere in modo radicale il proprio bacino di consenso. Vedremo come evolverà la strategia del Pd.
    https://cise.luiss.it/cise/2018/03/06...ero-se-il-pd-e-il-partito-delle-elite
    Tags: , , by M. Fioretti (2018-03-07)
    Voting 0
  5. Sperare che il significato di un voto simile venga minimamente compreso a sinistra è auto-lesionismo. Alle 23.01 di domenica è partito il solito refrain vittimistico: “è colpa degli elettori!” Senza concentrarsi sull’origine sociale e le fratture di classe che un voto di questo tipo cela dietro le apparenze accomodanti (“sono tutti fascisti”!). Un vero e proprio voto di classe. Di una classe alienata, smobilitata, incattivita, razzista: certo. Ma che utilizza parole e concetti presi dal campo avverso pur di esprimere dissenso. Sperare che nel vuoto cosmico della sinistra, nell’assenza di idee progressive comprensibili, di presenza sociale, di riferimenti culturali, quella stessa classe magicamente esprima un rifiuto cosciente e indipendente dal mainstream politico vuol dire confondere la realtà per la propria rappresentazione immaginaria.
    http://www.militant-blog.org/?p=15160
    Voting 0
  6. Quando? “Dopo la formazione del governo” annuncia in una conferenza stampa nel tardo pomeriggio il segretario dem, che non concede domande ai tanti giornalisti presenti nella sede del ‘Nazareno’ a Roma. A difendere le posizioni di Renzi c’è Matteo Richetti, mentre Gianni Cuperlo è molto critico: “Annunciare le dimissioni, ma posticipandole all’insediamento del nuovo Parlamento e dopo la formazione del Governo, rischia di essere una modalità che non funziona per affrontare i problemi del PD. Non dobbiamo cambiare solo un gruppo dirigente, ma dobbiamo anche riflettere su come ricostruire un radicamento sociale e un’identità forte di un partito che l’esito di queste elezioni hanno messo fortemente in discussione”.

    Altro punto dolente la totale mancanza di autocritica di Matteo Renzi nell’analisi del voto che ha portato il Pd sotto la soglia del 20%. Il Segretario dei democratici ha sì ammesso la pesante sconfitta ma solo questo e per Cuperlo non basta: “L’analisi della sconfitta oggi non c’è stata e l’analisi del voto non è stata fatta che per noi deve coincidere con un’analisi molto seria della società italiana e di ciò che è avvenuto in questo i anni. Senza questo non ne verremo a capo” avverte Cuperlo.

    Quella di Cuperlo non è l’unica voce critica: “La decisione di Renzi di dimettersi e contemporaneamente rinviare la data delle dimissioni non è comprensibile. Serve solo a prendere ancora tempo”. Lo dice il capogruppo Pd Luigi Zanda. “Le dimissioni di un leader sono una cosa seria, o si danno o non si danno. E quando si decide, si danno senza manovre”. Serve “collegialità che è l’opposto dei caminetti” e “annunciare le dimissioni e rinviarne l’operatività per continuare a gestire il partito e i passaggi istituzionali delle prossime settimane è impossibile da spiegare”.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018...iona-non-ce-stata-autocritica/4205985
    Tags: , , , by M. Fioretti (2018-03-06)
    Voting 0
  7. Ora, credetemi. Scrivo tutto questo senza un minimo di soddisfazione. Nessuna. Vorrei che ci fosse in Italia un normale partito di sinistra, come Syriza o come la Linke, e invece ci ritroviamo con questo sgorbietto utile a far fare un ultimo giro di giostra a una classe dirigente arrivata al capolinea più o meno nel 2011. Vorrei che ci fosse in Italia un vero partito conservatore, come la CDU o come il Partido Popular, e invece ci ritroviamo con una cosa a metà tra Moira Orfei e Alba Dorata. Tutti i paesi europei fanno i conti con movimenti estremisti, populisti, anti-immigrati, eccetera, ma noi siamo gli unici in cui questi movimenti contano tutti insieme – M5S più Lega più FdI – quasi il 50 per cento dei voti, secondo i sondaggi. Quasi il 50 per cento. Per cui senza dubbio questa è l’offerta politica che ci meritiamo e che avrà la meglio il 4 marzo: e d’altra parte non vedo a sinistra e a destra del PD tutto questo struggersi davanti alla scheda elettorale. Mi sembrano tutti piuttosto entusiasti di votare le opzioni di cui sopra. Gli unici che andranno a votare col mal di pancia sono quelli che andranno a votare l’unico partito normale di questo paese, che peraltro lo ha reso incontestabilmente migliore di come fosse cinque anni fa nonostante quel risultato elettorale balordo e nonostante Matteo Renzi dal 4 dicembre 2016 a oggi abbia sbagliato tutto quello che poteva sbagliare.

    Questo non è un post che invita a votare Partito Democratico. Questo è un post che prende atto con enorme preoccupazione del fatto che oggi in Italia la democrazia sia mutilata non dai presunti “poteri forti” – semmai dalla loro pavida abdicazione – bensì dall’impossibilità di esercitare una vera scelta tra opzioni politiche anche molto diverse ma che non facciano temere tragedie. Perché di questo si parla, e se non ne avete la percezione forse pensate che un governo Salvini o uno Salvini-Meloni-Di Maio non possano davvero accadere (in questo caso chiedete agli americani) oppure siete come me, privilegiati quanto basta da sapere che ve la caverete in ogni caso.
    https://www.ilpost.it/francescocosta/2018/02/19/guardiamoci-negli-occhi
    Voting 0
  8. Il punto è che Forza Italia, Lega e compagnia tornerebbero al potere più confusi e cattivi che mai. Più di prima. La sintesi del loro programma è un coacervo di promesse di fronte alle quali c’è quasi da rimpiangere il milione di posti di lavoro di una volta. Si tolgono tasse ai ceti medi e alti così finanziando (???) la possibilità di andare in pensione prima e con pensioni più alte. Sulla giustizia e sui diritti la divaricazione è un po’ più logica e coerente: clemenza verso i reati dei colletti bianchi e pugno duro verso i poveri e gli stranieri (compresa l’espulsione di massa di tutti gli irregolari, il respingimento di massa alle frontiere, il diritto di ammazzare i ladri). Poco importa che si propongano cose già dichiarate incostituzionali o impossibili come l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione o i respingimenti collettivi

    al momento è più urgente fare un estremo tentativo di salvarsi dal trumpismo italiano, anche perché pochissimi punti di differenza possono modificare in modo netto lo scenario post elettorale. Innanzitutto è necessario tornare al senso delle proporzioni e delle differenze, che negli ultimi anni si è abbastanza perso.

    Da vari e decisivi punti di vista, quali i diritti umani, i diritti civili, l’onestà, un minimo di ambientalismo, non c’è paragone tra le colpe e i difetti del Pd e/o di 5 stelle e quelli del connubio formato da Berlusconi/Lega/Fratelli d’Italia. Non è solo il lapsus rivelatore di Fontana, candidato in Lombardia. La destra si è cementata di nuovo negli ultimi due anni sulle battaglie contro le unioni civili, contro lo ius soli, contro il testamento biologico, contro l’accoglienza, per la licenza di sparare, contro il reato di tortura (cioè per la tortura) etc
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018...nsate-al-pericolo-quello-vero/4107347
    Voting 0
  9. scopro che dalla lunga notte dei coltelli del Pd - con la stesura delle liste terminata solo alle 4 del mattino e la minoranza che polemicamente non ha partecipato al voto - tu sei uscito sì senza paracadute, ma candidato nel collegio di Sesto Fiorentino. Che, permettimi, è cosa assai ben diversa dalla candidatura a Roma. E', insomma, uno dei pochissimi collegi dove il Partito Democratico è (abbastanza) sicuro di spuntarla.

    Chiariamoci, Roberto: quando ho letto il tuo post di ieri, oltre all'apprezzamento per la tua scelta, ho avvertito un altro sentimento. Il dispiacere perché con ogni probabilità il Parlamento italiano, al di là di come ognuno di non la pensi, avrebbe perso uno dei suoi membri più validi. Allo stesso modo, oggi mi sento rinfrancato dal pensiero che nella prossima legislatura - lunga o corta che sia - tra i banchi ci sarà ancora un Giachetti.

    E però... però al di là della coerenza che resta per la scelta di correre solo nell'uninominale, farlo in un collegio blindato, lontano dalla tua città, nella quale hai corso persino come sindaco e che (parole tue) "è il territorio dove vivo da 50 anni", rende un po' meno veritiera la seconda parte della tua lettera a Renzi, quella in cui spiegavi che Marco (Pannella) ti ha insegnato che "è nei momenti difficili che bisogna crederci, anche rischiando", e concludevi dicendo che "io ci credo, io amo la politica. È la mia vita. E so che questo amore e questa passione possono fare la differenza. So che faranno la differenza. Se vogliamo cambiare le cose dobbiamo metterci in gioco, dobbiamo osare, dobbiamo crederci".

    In un altro punto della lettera confessavi a Renzi di non avergli detto nulla fino alla fine sapendo che la carne è debole e c'era il rischio che riuscissero a farti desistere dalle tue convinzioni. Alla fine, parzialmente, è stato così. Ecco, a costo di perderti da parlamentare, io avrei preferito che la carne fosse stata un po' più forte.
    http://www.iltempo.it/velenitaly/2018...on-c-e-ma-neanche-il-coraggio-1047078
    Voting 0
  10. La direzione ha approvato l'elenco a tarda notte. All'ultimo rientrano in corsa Damiano, Fioroni e la Pollastrini. Fuori Andrea Martella, coordinatore dell'area Orlando. Spuntano il costituzionalista Stefano Ceccanti e il portavoce di Gentiloni, già uomo comunicazione di Renzi, Filippo Sensi. Beatrice Lorenzin correrà per la Camera a Modena, Riccardo Nencini ad Arezzo. Non c'è la giornalista Chirico e salta Di Pietro. Provenzano, vicedirettore Svimez: "Giornata gestita in maniera vergognosa, rifiuto la candidatura". Proteste dal Veneto alla Sicilia
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018...ie-cuperlo-rinuncia-al-seggio/4119719
    Voting 0

Top of the page

First / Previous / Next / Last / Page 1 of 51 Online Bookmarks of M. Fioretti: Tags: pd

About - Propulsed by SemanticScuttle