mfioretti: marò*

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  1. in modo esplicito di “nuovo inizio”. Anche se, ricorda Nicola Missaglia, ricercatore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi), le premesse per questo epocale riavvicinamento si sono create nel tempo: “Possiamo dire che già dopo l’insediamento dell’attuale primo ministro, Narendra Modi, avvenuto nel 2014, sia iniziato da parte dell’opinione pubblica indiana un atteggiamento più pragmatico sulla vicenda dei due marò. Un segnale della distensione è arrivato già all’inizio di marzo con la visita a Delhi del segretario generale del ministero degli Esteri, Elisabetta Belloni. Poi questa estate, nel corso del G20, un primo incontro tra Modi e Gentiloni preannunciava un nuovo inizio”.

    Se il caso dei fucilieri Salvatore Girone e Massimiliano Latorre era stato strumentalizzato in piena campagna elettorale (Sonia Gandhi, di origini italiane, nel 2014 era infatti presidente del partito Congress, avversario elettorale del BJP di Modi) per poi trovare una normalizzazione, resta invece sospeso il secondo punto di attrito tra Italia e India, la vicenda degli elicotteri della controllata di Finmeccanica:
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017...trutture-energia-e-smart-city/3950628
    Tags: , , by M. Fioretti (2017-11-06)
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  2. “Perché la Lexie, che si trovava in acque internazionali, invertì la rotta per tornare a Kochi?”, chiede Vetrugno a Capuozzo, dando così inizio all’intervista.

    “La prima domanda è in realtà la domanda su uno degli errori più vistosi in questa storia”, spiega Capuozzo, “il fatto che la Lexie, la petroliera a bordo della quale si trovava il team del San Marco abbia invertito la rotta e sia andata a Kochi, è sicuramente l’atto che dà inizio ancor più dell’incidente in sé, alla vicenda dei marò che dura da tre anni e mezzo. Perché significa andare a consegnarsi alla giustizia indiana. Ricostruisco questa storia dell’inversione di rotta, quali sono state le responsabilità, chi ha deciso”.

    Capuozzo mentre firma le copie del suo libro-2Capuozzo ricorda quindi Salvatore Girone nella video-conferenza con le commissioni Camera e Senato riunite, “quando lui che per carattere e per grado normalmente è il più silenzioso, il più schivo, alza il tono della voce sino quasi ad urlare dicendo noi abbiamo obbedito ad un ordine e siamo ancora qui. Noi vorremmo che venisse creduta la nostra innocenza”. In questa vicenda per Capuozzo un peso ce l’ha anche la legge La Russa. “La legge che mette due militari insieme ad altri quattro a bordo di una nave civile. E chi comanda? Il capitano della nave o il responsabile del Nucleo Militare? È una legge che si chiama legge La Russa”. La legge come ricorda il giornalista fu votata all’unanimità sia dalla destra che dalla sinistra.

    L’autore del libro sostiene poi che un altro errore è stato quello di aver pagato un risarcimento alle famiglie dei pescatori. “Non perché non avessero diritto le famiglie dei pescatori ad un risarcimento. Io penso che oggi tenere in ballo Girone e Latorre in questa storia è anche un atto di mancata giustizia alla memoria di quei due pescatori.” Per Capuozzo quel gesto sarebbe stato visto dall’opinione pubblica indiana, e forse anche italiana, come un’ammissione di colpevolezza. Sull’onore della Marina Capuozzo afferma: “Io credo che l’onore della Marina sia stato difeso proprio dal comportamento di questi due militari, per come si sono comportati, per il senso di disciplina”. Sull’onore dei due militari sostiene: “Io penso che l’onore di questi due militari debba essere difeso non solo in ragione di come si comportano, del modo in cui sono schivi, in cui sono riservati, in cui sono fieri, ma va difeso rispetto al loro operato”. Infatti, annota il giornalista, “per un militare professionista, non un ragazzino impaurito, sparare contro un pescatore inerme a bordo di una barchetta che non fa più di otto nodi, è un’accusa infamante”.

    Salvatore Vetrugno-2Capuozzo ricorda quindi il suo incontro con Massimiliano Latorre a Kabul. Il militare pugliese era a capo della scorta che gli fu assegnata. Del marò Capuozzo sottolinea il suo essere una “persona quieta, tranquilla, responsabile, attenta, che faceva bene il lavoro” e prosegue affermando: “Il principale errore secondo me è non credere a queste due persone. Se dicono loro ‘non siamo stati noi ad uccidere’ perché nessun politico si è mai misurato su questo?”.

    Vetrugno ha quindi evidenziato che nel libro ci sono tre versioni: quella dei fucilieri, quella dell’India e quella del comandante italiano e come l’autore abbia ricostruito tutto quello che accadde quel giorno, con le incongruenze del caso: a cominciare dagli orari e dall’esame balistico. Il giornalista Mediaset ricorda, infine, il rapporto scritto dai due marò, spiega la dinamica dell’incidente e la situazione politica di Kerala in quel momento e conclude la presentazione del suo saggio parlando del Rapporto Piroli e del momento decisivo per la vicenda dei due marò che si avrà il prossimo 10 agosto con l’udienza davanti al Tribunale del Mare di Amburgo.
    http://www.brindisireport.it/cronaca/...i-due-maro-secondo-toni-capuozzo.html
    Tags: by M. Fioretti (2017-04-20)
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  3. Marò
    Non importa che uno sia già in Italia da mesi e quell’altro si trovi agli arresti domiciliari nell’ambasciata italiana. Nell’immaginario degli Idioti Digitali i nostri Marò sono in catene, ai lavori forzati, a scavare diamanti in una miniera del Bangalore.
    Dicono che se fossero stati militari americani li avrebbero già liberati. Non è esatto. Se fossero stati militari americani non avrebbero mai prestato servizio su una nave civile e non si sarebbero mai trovati in quella situazione. Evidentemente il decreto legge che ha permesso l’ingaggio dei nostri militari con ruoli da contractor su navi civili italiane è stato promosso e votato da politici di Nuova Delhi.
    Comunque sono come le zie zitelle che vivono lontano, è obbligatorio pensare a loro ogni tanto.
    http://www.diegozilla.com/2016/02/il-dizionario-dellidiota-digitale
    Tags: by M. Fioretti (2016-02-29)
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  4. Anche Dora è una kadel puram kaar , il popolo della spiaggia, uomini e donne che conoscono il mare e odiano le grandi navi che da tutto il mondo vengono a pescare con enormi reti nelle acque internazionali lasciando senza cibo i pescatori locali. Per questo - ci dice il loro leader - "gente come me e Celestine deve andare sempre più al largo con delle barchette e il rischio che comporta, come si è visto". Tutti nel villaggio di Muthakkara conoscono bene le ultime vicende: le dure prese di posizioni dell'Ue rivolte all'India, l'operazione al cuore di La Torre e l'autorizzazione dei giudici al rinvio del suo rientro per il processo, che non si è ancora celebrato né sembra destinato a iniziare presto. Ma per Dora è un capitolo chiuso. "Ho già detto di non serbare alcun rancore - ci spiega - e per me i due marò possono tornare per sempre dalle loro famiglie, perché so bene cosa significa l'assenza di chi è caro". Seduto col fratello e la madre sotto al ritratto del padre morto, il figlio maggiore Derrick ci tiene però a dire che - a parte aver ricevuto i soldi per gli studi di ingegneria - "nessuno ci ha mai chiesto scusa".

    Anche su questo l'ambasciata italiana di Delhi preferisce mantenere il silenzio, per timore che ogni azione o parola possa essere male interpretata. Lo stesso riserbo hanno quasi sempre seguito La Torre e Girone
    http://www.repubblica.it/esteri/2015/...ssuno_ha_chiesto_scusa-107359059/?rss
    Tags: , by M. Fioretti (2015-02-15)
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  5. Il comandante dell’Enrica Lexie, il cargo a bordo del quale erano in servizio i due militari, con un messaggio di posta elettronica avvisa le autorità di aver subito un’aggressione da parte dei pirati. Fondamentale l'orario: la mail è stata spedita alle 19.15 del 15 febbraio 2012. Ebbene, l’armatore del peschereccio S. Antony ha sempre dichiarato che gli spari che colpirono a morte due suoi pescatori avvennero alle 21.30. Si tratterebbe, quindi, di due ore e un quarto dopo la mail del comandante. A dare notizia di questo eccezionale documento è il settimanale Oggi in edicola da domani. Questo messaggio dimostrerebbe che si è trattato di due incidenti diversi. Quella sera, dunque, ci furono due sparatorie, non una soltanto. Questo elemento potrebbe scagionare i fucilieri di Marina.
    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/unemail-scagiona-i-due-mar-1084556.html
    Tags: by M. Fioretti (2015-01-21)
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  6. Cominciamo dal giorno in cui la petroliera Enrica Lexie ha invertito la rotta. In Italia era passata da poco l’ora di pranzo e il comandante Umberto Vitelli assecondava le richieste della guardia costiera indiana attraccando nel porto di Kochi, in Kerala. In molti lo hanno definito il “peccato originale“, poiché l’ingresso in acque indiane avrebbe favorito l’arresto dei due militari. L’errore risale all’approvazione di un decreto poco chiaro, varato nel luglio del 2011 dall’allora ministro della Difesa Ignazio La Russa, che prevedeva inopinatamente militari su navi civili senza però stabilire le linee di comando.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...tiamo-qualche-puntino-sulle-i/1300271
    Tags: by M. Fioretti (2014-12-29)
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  7. A contrastare la versione ufficiale delle autorità indiane – che, ricordiamo, è stata accettata anche dai legali dei due marò e sarà la base sulla quale la Corte suprema indiana si pronuncerà – è apparsa in rete la riccacontroperizia dell’ingegner Luigi di Stefano, già perito di parte civile per l’incidente di Ustica.
    Di Stefano presenta una serie di dati ed analisi tecniche a supporto dell’innocenza dei due marò. Chi scrive non è esperto di balistica né perito legale – non è il mio mestiere – e davanti alla mole di dati sciorinati da Di Stefano rimane abbastanza impassibile. Tuttavia, è importante precisare che Di Stefano basa gran parte della sua controperizia su una porzione minima dei dati, quelli cioè divulgati alla stampa a poche settimane dall’incidente. Dati che, sappiamo ora, sono stati totalmente sbugiardati dalle rilevazioni satellitari del Maritime Rescue Center di Mumbai e dall’esame balistico effettuato dai periti indiani.
    Nella perizia troviamo stralci di interviste tratti dal settimanale Oggi, fotogrammi ripresi da Youtube, fermi immagine di documenti mandati in onda da Tg1 e Tg2 (sui quali Di Stefano costruisce la sua teoria della falsificazione dei dati da parte della Marina indiana), altre foto estrapolate da un video della Bbc e una serie di complicatissimi calcoli vettoriali e simulazioni 3d.
    Non si menziona mai, in tutta la perizia, nessuna fonte ufficiale dei tecnici indiani che, come abbiamo visto, hanno depositato in tribunale l’esito delle loro indagini il 18 maggio. Di Stefano aveva addirittura presentato il suo lavoro durante un convegno alla Camera dei deputati il 16 aprile, un mese prima che fossero disponibili i risultati delle perizie indiane!
    http://diellemagazine.com/2014/12/26/...-politici-italiani-non-vi-hanno-detto
    Tags: by M. Fioretti (2016-01-06)
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  8. Cosa ha incartato la trattativa tra l'Italia e l'India per riportare a casa Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, da quasi tre anni trattenuti ingiustamente a Nuova Delhi per l'accusa di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati?

    Secondo voci vicine all'intelligence sentite da Dagospia, tutta la colpa sarebbe da attribuire al premier Matteo Renzi. Che si sarebbe fatto "infinocchiare" dal presidente indiano Narendra Modi.

    Tutto risale allo scorso 15 novembre, quando Renzi ha incontrato Modi. In quell'occasione i due si sarebbero appartati per discutere appunto sulla questione giudiziari dei due ufficiali di Marina. Al termine del faccia a faccia, parlando con i giornalisti, il premier rimarcò (per l'ennesima volta) l'importanza di evitare qualsiasi polemica sui marò in modo da non mettere a repentaglio i rapporti con il governo indiano. Quello che in quell'occasione Renzi non ha detto è che il presidente indiano lo aveva incoraggiato a percorrere la strada delle trattative informali che vengono solitamente affidate ai servizi segreti.
    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/l...-renzi-che-inguaia-i-mar-1076810.html
    Tags: , , , by M. Fioretti (2014-12-21)
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  9. Se in Europa riusciamo a strappare ancora qualche titolo di giornale – in genere negativo – in Asia l’Italia sta sparendo. Ed è un peccato. Perché se in Europa e negli Usa – che dall’Europa tutto sommato l’ha importata – la nostra immagine è sempre stata bipolare (da un lato il riconoscimento del nostro retaggio culturale, della nostra “simpatia”, della nostra creatività; dall’altro la nostra sempre più marcata ed irreversibile cialtroneria), in Asia è sempre stata molto positiva. Mentre in Europa siamo solo noi italiani – e oramai nemmeno tutti – a ritenerci eredi diretti non solo del Rinascimento ma perfino dell’antica Roma, convinti che il resto del mondo stia faticosamente tentando di raggiungerci o quanto meno assomigliarci, nel vero “ombelico del mondo” (Cina, India, Corea e Giappone, qualcuno dovrebbe cominciare ad insegnarlo, ai nostri ragazzi) l’Italia era fino a qualche tempo fa, più che il paese di Berlusconi e delle Olgettine, il paese di Leonardo, Michelangelo, del bel canto e dell’ arte del vivere.


    Anche l’India guardava con rispetto ed interesse all’Italia, e l’idillio politico, culturale e commerciale avrebbe potuto continuare se non ci fosse stato l’imbarazzante scandalo delle tangenti di Finmeccanica e l’ancor più imbarazzante, pateticamente gestita (e infatti nessuno, ma proprio nessuno, aldilà di dichiarazioni di circostanza, ci ha minimamente appoggiato, a livello internazionale) vicenda dei Marò. Una vicenda che oltre a stimolare il peggior dei nazionalismi in patria ci ha reso, diciamocelo senza tanti fronzoli, ridicoli di fronte al mondo, escludendoci – speriamo solo provvisoriamente – da uno dei mercati più importanti del presente e del futuro.

    Ci fosse stato ancora Prodi, con il rispetto che si era guadagnato anche in India, sarebbero stati tirati fuori in dieci giorni. Altro che “internazionalizzazione” della vicenda. I marò dovrebbero citare per danni Terzi e forse anche la Bonino.

    E così, con il nuovo premier Modi che rischia di diventare più che un nuovo Nehru un nuovo Lula, un “faro” per i paesi emergenti e per l’intera comunità internazionale, l’India (assieme ad altri importanti paesi, ciascuno con le sue motivazioni, per carità, quelle dell’India sono sicuramente diverse da quelle della Svizzera o del Canada) non parteciperà all’Expo di Milano. Un bello schiaffo, per una rassegna internazionale dedicata al cibo e all’agricoltura, come ha giustamente notato uno dei più attenti osservatori italiani nell’area, Francesco Sisci.

    Cosa è successo, perché siamo caduti così in basso? Perché la nostra immagine (parlo sempre di quella asiatica) è in picchiata? La colpa è solo ed esclusivamente delle nostre istituzioni: del governo, in particolare. Ignoranza, arroganza, errori di valutazione, mancanza di strategia. Continuando a ritenerci se non indispensabili ancora in qualche modo importanti, ci siamo ostinati a proporre, anzi oramai semplicemente a seguire, strategie “occidentali” vecchie e superate, anziché approfittare della nostra storia e della nostra collocazione geopolitica –come fece a suo tempo Andreotti per il Medio Oriente – per elaborarne di nuove e diverse.

    Resta(va) la Cina. Che tuttavia – l’ha spiegato di recente proprio Forchielli in una intervista alla Rai e sul suo blog – sta facendo affari in Germania e Russia, mentre in Italia si limita all’elemosina. Nonostante gli squilli di tromba della vigilia, infatti, nel corso della sua recente visita il premier Li Keqiang ha sì firmato decine di documenti, ma il totale di soldi promessi “non basterebbe a pagare gli studi all’estero di un paio di bamboccioni italiani”. Una battuta che rende bene l’idea.

    La Cina dell’Italia non si fida, come dimostra l’abbandono dello “storico” progetto di acquisizione del porto di Taranto, un progetto che avrebbe potuto rilanciare il ruolo dell’Italia come potenza marittima commerciale
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...paese-sta-scomparendo-in-asia/1193800
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  10. La domanda che deve passare per la mente in questi giorni ai due marò trattenuti a New Delhi, e molto presente nelle analisi della diplomazia italiana, è questa: è meglio che le elezioni in corso in India le vincano Sonia Gandhi e il suo partito o è preferibile una vittoria (probabile) del leader nazionalista indù Narendra Modi? Se si guarda ai fatti, si può dire che l’italiana Sonia Gandhi, presidente del partito del Congresso oggi al governo, è stata di gran lunga il maggiore ostacolo a una soluzione concordata del caso. Politicamente ma — a quanto risulta alCorriere— anche direttamente.

    Alla base del suo modo di agire c’è un fatto noto. L’essere italiana la penalizza. Viene indicata dall’opposizione come una straniera al potere grazie al matrimonio nella famiglia più eminente del Paese, i Nehru-Gandhi: già tre primi ministri dal 1947 e un quarto, Rahul, in corsa ora. Per gli avversari, un’usurpatrice: nei giorni scorsi Modi non ha esitato ad attaccare la sua italianità proprio in relazione al caso dei marò (a suo parere sarebbero trattati troppo bene). Sonia, dunque, si tiene lontana miglia da tutto ciò che ha a che fare con l’Italia e la possa fare sembrare non indiana a 360 gradi. Non parla mai in italiano, nemmeno se incontra un politico o un diplomatico in missione da Roma. Quando la vicenda dei due fucilieri di Marina è diventata un caso politico, dunque, è andata su tutte le furie — secondo un funzionario del Congresso.
    http://www.corriere.it/esteri/14_apri...fd6-bee6-11e3-9575-baed47a7b816.shtml
    Tags: , by M. Fioretti (2014-04-08)
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