mfioretti: fact checking* + spending review*

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  1. L’Italia della Prima Repubblica era florida e funzionava bene? È smentito dai costi e dai tempi di realizzazione delle opere pubbliche: la linea 3 della metropolitana a Milano costa 192 miliardi di lire a chilometro, contro i 45 della metropolitana di Amburgo; il passante ferroviario milanese 100 miliardi a chilometro in dodici anni di lavori, mentre il passante di Zurigo, costruito in sette anni, costa 50 miliardi a chilometro; i lavori per l’ampliamento dello stadio di San Siro durano più di due anni e costano oltre 180 miliardi, quelli dello stadio olimpico di Barcellona vengono completati in diciotto mesi, con un investimento che non supera i 45 miliardi.

    Non solo. Tangentopoli è un sistema di finanziamento dei partiti, ma è, contemporaneamente: per le imprese un sistema di accordi di cartello che azzera il mercato e la libera concorrenza, dilatando i costi delle opere pubbliche; per i partiti un sistema di formazione del consenso che usa il denaro pubblico senza badare né all’utilità delle opere realizzate, né all’efficienza dei servizi prestati, né alla compatibilità con i conti dello Stato.

    Gli effetti sono devastanti: il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo in Italia è del 60 per cento nel 1980 e sale al 70 per cento nel 1983 (fine del governo Spadolini); nel quadriennio successivo fino al 1987 (governo Craxi) raggiunge il 92 per cento e tocca addirittura il 118 per cento nel 1992, anno del crollo della lira e del rischio d’insolvenza dello Stato. In quel fatidico 1992, il tasso d’inflazione è al 6,9 per cento, il deficit di bilancio all’11 per cento, il debito pubblico al 118 per cento del Pil.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...craxi-era-davvero-il-paradiso/1607467
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  2. Ci sono i primatisti alla Giampaolo D’Andrea, che entrano ed escono dal Parlamento e dal governo e, negli intervalli, si installano ai vertici burocratici dei ministeri più in vista. Eletto deputato nel lontano 1992 nelle file della Democrazia cristiana, D’Andrea è stato sottosegretario una prima volta ai Beni culturali dal 1998 al 2001 con i governi D’Alema e Amato, poi dal 2006 al 2008 ai Rapporti col Parlamento con Romano Prodi. Non appagato, è tornato alla carica e dal 2011 al 2013, con il governo di Mario Monti, ha ricoperto lo stesso ruolo, mentre oggi, felicemente, fa il capo di gabinetto del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. E ci sono poi quelli che il voto popolare non l’hanno mai incassato ma delle poltrone più alte delle burocrazie ministeriali romane fanno incetta da più di quaranta anni. E’ il caso dell’attuale capo dell’ufficio del coordinamento legislativo del ministero dell’Economia e delle finanze (Mef), Carlo Sica: già ingaggiato come esperto e consulente giuridico in diversi ministeri a partire dal 1982 e capo dell’ufficio legislativo della Figc (Federazione italiana giuoco calcio), negli anni successivi è stato consulente dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta; vice segretario generale vicario di Palazzo Chigi; consigliere giuridico del ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta; infine
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...rinnovamento-mandarini-carica/1376253
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  3. Il maxiemendamento del governo non fissa criteri oggettivi in base ai quali individuare le società da chiudere. E non recepisce le proposte che prevedevano il taglio degli stipendi per i dirigenti che al 31 dicembre 2015 non avranno portato a termine la razionalizzazione. Così il programma del commissario Cottarelli e le promesse di Renzi restano lettera morta
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...ssuna-sanzione-per-non-taglia/1286466
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  4. di circa 33 miliardi versati dallo Stato alle aziende quasi 30 finiscono a partecipate dallo Stato per far risultare sostenibili bilanci che altrimenti sarebbero in rosso.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...-tagliare-i-sussidi-vero-tabu/1266447
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  5. Credo sia appunto su questo, anche se s’un piano piú di macro, il dubbio che ha còlto la Commissione Europea nel valutare, come previsto dai trattati, la Legge di Stabilità italiana. La considerazione, cioè, che tanto la scommessa sotto traccia prima evidenziata quanto la richiesta d’allentamento del percorso di rientro del debito pattuito (seppur attivando una specifica previsione prevista dal tanto vituperato fiscal compacte applicabile al caso di specie) e dell’uso di maggior disavanzo (seppur all’interno della tolleranza del 3%) possano esser vinte solo in virtú di maggiore crescita strutturale nei prossimi anni. Cosa che, invero, appare non solo improbabile, ma addirittura non presente come scenario nelle previsioni triennali dell’aggiornamento del Documento d’Economia e Finanza (DEF) triennale italiano. Da qui muovono le domande, poiché nei fatti il testo registra gli scostamenti dal percorso di rientro pattuito e pone semplicemente richieste di spiegazioni ulteriori, inserite nella lettera indirizzata al ministro Padoan.

    Proprio quella lettera — strictly confidential, recitava — che è stata poi al centro d’un incidente diplomatico, essendo stato deciso di renderla pubblica nonostante il parere contrario della Commissione UE. «Trasparenza», ha affermato il presidente del Consiglio; ricerca d’un nemico da additare all’opinione pubblica, forse, piú maliziosamente. Infatti, se fosse vero lo spirito di trasparenza evocato, perché non sono stati resi pubblici i documenti di Cottarelli sulla spending review o il testo del Patto del Nazareno? «Trasparenza», viene ribadito da piú parti; come il mancato rispetto delle previsioni dello Statuto del Contribuente sull’irretroattività delle Leggi tributarie contenuto nella manovra. I «ragionieri» forse non salveranno l’Italia, ma sanno ancora far di conto.
    http://thefielder.net/28/10/2014/renz...e-la-traballante-stabilita-dei-numeri
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  6. Dal testo e dai numeri della legge di Stabilità saltano fuori varie sorprese. Un disavanzo aggiuntivo per poco più di 7 miliardi, nuovi assunti con decontribuzione solo per l’anno 2015, aumento delle entrate grazie alla tassazione dei Tfr che entrano in busta paga. Infine, meno tagli ai ministeri.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...stituzione-prevarra-sui-posti/1170406
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  7. Delle due l’una.
    A - Il governo Renzi mente oggi: aveva escluso solennemente soltanto 115 giorni fa il blocco dei contratti pubblici e oggi si smentisce.
    B - Il governo Renzi ha smentito spudoratamente 115 giorni fa (smentiva il blocco dei salati nella PA pur sapendo che l’avrebbe fatto).

    Qual è la bugia vera? Certo, in aprile, a un mese e poco più dalle elezioni, con la promessa degli 80 euro già lanciata, non sarebbe stato un colpo di genio confermare il blocco degli stipendi di intere categorie (insegnanti, professori, maestri, poliziotti, medici, infermieri, impiegati…). Oggi, invece, che le elezioni sono passate, quel provvedimento si può prendere senza (troppi?) problemi. Insomma, la scarpa destra prima delle elezioni, ma poi, pur vincendo le elezioni, niente scarpa sinistra.
    Persino il vecchio Lauro si sarebbe vergognato un po’.
    Comunque questi sono i fatti, né gufi, né rosiconi. Solo fatti.

    Tre considerazioni.
    La prima: bizzarro che un governo nello stesso giorno dica ai lavoratori statali che non ha i soldi per rispettare gli impegni presi e dunque gli blocca i contratti (per il quinto anno consecutivo!) e che assumerà l’anno prossimo 150 mila precari della scuola. Cioè: risparmia tre miliardi con il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici e al tempo stesso promette di assumere 150.000 dipendenti pubblici. In pratica è come se i lavoratori dello Stato finanziassero di tasca propria l’assunzione di 150.000 colleghi. Pensateci. Il vostro datore di lavoro riunisce i dipendenti e dice: “Ehi, vi assumo 100 colleghi, ma lo stipendio glielo pagate voi”. Una cosa così.
    La seconda: secondo i calcoli della Cgil pubblicati dal Sole 24 Ore (vedi sopra), ogni lavoratore pubblico perderà nel 2015, a causa del blocco, circa 600 euro. Calcolando che la gran parte dei dipendenti pubblici non sono milionari e che avranno ricevuto gli ottanta euro del Bonus di Renzi, il conto è presto fatto: 640 euro ricevuti come bonus nel 2014 (80 euro per 8 mesi), e 600 persi a causa del blocco nel 2015. La differenza fa 40 euro. Un po’ poco per un voto (si sa, c’è la deflazione).
    La terza considerazione è fin troppo elementare: come si può pensare di rilanciare i consumi e risollevare l’economia se si continua a deprimere il potere d’acquisto e a ridurre (di fatto) di salari?
    Non è cosa di oggi, certo. E basta un’occhiata al grafico qui sotto: una ricerca della Coop pubblicata proprio il giorno prima dell’annuncio della ministra Madia sul blocco dei salari dei lavoratori pubblici. Basta un’occhiata, ma fa male lo stesso.
    http://www.alessandrorobecchi.it/inde...lo-fact-cheking-e-alcune-grandi-bugie
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  8. Almeno fino all’audizione parlamentare di qualche mese fa quando il sottosegretario Barracciu ha finalmente chiarito che in dodici anni sono stati spesi 22 milioni per fare funzionare il sito, che non è mai stato dell’Enit (l’ente nazionale di promozione turistica), fino al decreto del ministro Franceschini e per il quale le regioni non hanno mai ricevuto i soldi per riempirlo di contenuti. Certo 22 milioni di euro sono pochi, ma comunque spalmati su 12 anni e incassati in gran parte da Aci Informatica (la società in house di ACI automobile club, vigilata dal Ministro del Turismo e oggi dal Mibact) per la conduzione tecnica e poi da Promuovitalia per i contenuti, non sono neppure tanti, a meno che non si pensi che il lavoro di tecnici e redattori sfruttati e malpagati, magari volontari, possa risolvere tutto.

    E allora perché continuare a farsi del male? Se il progetto è superato e costa troppo, ovvero se dà fastidio a chi lo considera un competitore, se le Regioni non riescono a metterci le mani sopra, perché non chiuderlo?
    http://www.wired.it/attualita/politic...2014/09/05/italia-it-rischio-chiusura
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  9. Le mappe esposte dall’Agenzia delle Entrate continuano ad essere ambigue
    e con errori curiosi. Le 5.000 persone che hanno visitato #agenziauscite ne hanno individuate diverse, tant’è che qualcuno ha anche pensato che la campagna fosse incentrata su quello (non era questo però il fine).
    Questo potrebbe mettere in discussione la qualità dei dati.
    Ci aspettiamo quindi che uno dei prossimi passi sia quello di creare un rapporto di collaborazione importante con la comunità di OpenStreetMap al fine di utilizzare questa intelligenza collettiva migliorando i dati e creando un bene comune.
    Ci si chiede come mai SOGEI non sia in grado di utilizzare i dati del catasto che sono gestiti dall’Agenzia delle Entrate.
    http://de.straba.us/2014/07/09/agenzi...a-ci-aspetta-ancora-un-lungo-percorso
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  10. Mercoledì ai consiglieri a cinque stelle è stato in un qualche modo reso onore. I dirigenti di Lombardia Informatica, convocati in Commissione bilancio per l’audizione annuale sullo stato dell’arte della società, si sono persino messi a far di conto. «Sapete quanto è costata alla nostra società la pignoleria dei grillini?». Risposta: «Diciassettemila euro».
    http://milano.corriere.it/cronaca/14_...ee8-080b-11e4-9d3c-e15131ae88f3.shtml
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