mfioretti: fact checking* + renzi*

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  1. Oggi, per esempio, quasi tutti i titoli dei giornali sono su quello che ha detto Renzi a proposito di magistrati e "giustizialismo".

    Tecnicamente si chiama dettare l'agenda mediatica: fare in modo che si parli di ciò che si vuole. Renzi sapeva che un'intemerata così violenta sulla giustizia (tema assai sensibile in questo Paese, dopo vent'anni di Berlusconi) avrebbe scatenato reazioni altrettanto decise: e così infatti è stato.

    Meno tecnicamente quindi si chiama trappola, sempre mediatica.

    Lo scopo è duplice: uno di breve e uno di lungo termine.

    Quello di breve termine era disinnescare le tre notizie probabilmente più rilevanti (per impatto sulle persone) che ieri sono uscite.

    Una è quella che la famosa "flessibilità" vendutaci come strumento di rilancio dell'economia sta invece creando una generazione che sarà costretta a lavorare fino al decesso o quasi. E se qualche anno le avanza tra il ritiro dal lavoro e la tomba, lo vivrà in condizioni di povertà. La seconda è che, finito il doping degli sgravi, le assunzioni a tempo indeterminato continuano a diminuire: meno 33 per cento sul febbraio 2015; in compenso crescono sempre più velocemente i voucher, cioè la forma più estrema di precariato, che sta rendendo il lavoro tanto saltuario e occasionale da far ipotizzare un destino esistenziale, per la generazione nata nei '90, ancora più infame rispetto ai loro fratelli più grandi. La terza è che la produzione in Italia è ferma e che le previsioni di crescita del governo sono smentite dalla realtà.

    Poi, appunto, l'attacco sui giudici si inserisce in un obiettivo mediatico di lungo termine. Che è quello di riportare l'Italia al tipo di confronto politico che caratterizzava gli anni berlusconiani. Nel senso di divisione estrema e verticale del Paese su una persona, cioè lui medesimo. O con me o contro di me. Con il minimo spazio possibile per la discussione concreta sui contenuti politici, sui risultati dell'azione di governo, sulle condizioni reali delle persone.

    È il modo in cui il premier pensa di vincere il referendum di ottobre: che sta trasformando in un plebiscito su di lui, tutto il resto in secondo piano, compresa la pasticciatissima riforma costituzionale che sarebbe poi il merito su cui andremo a votare.

    L'ultima volta questa dinamica di verticalizzazione estrema su una persona ha aiutato il personalizzatore a durare parecchi anni, diciamo. Renzi lo ha visto e sta riproponendo la stessa cosa, in modo anche più consapevole e deliberato rispetto a Berlusconi.

    Così è avvenuto anche per il referendum sulle trivelle. Che il premier ha usato come strumento per portare lo scontro su di lui. Se si fosse limitato a ignorarlo, il referendum, la partecipazione sarebbe stata probabilmente attorno al 20 per cento, dato lo scarsissimo interesse che il quesito stimolava. Ma Renzi ha scommesso sul fatto che intervenendo a gamba testa a favore dell'astensione avrebbe sì provocato una certa reazione partecipativa, ma comunque non sufficiente a superare il 50 per cento dei votanti: e con il grande vantaggio che - intestandosi l'astensione - lo scontro tra votanti e non votanti sarebbe stato su di lui e probabilmente l'avrebbe vinto. Così è stato. Il giorno dopo infatti in tutti i media il concetto era "Renzi ha vinto".
    http://gilioli.blogautore.espresso.re.../le-trappole-la-favolistica-e-le-cose
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  2. “Errori di altri?”. Siamo già un paese senza memoria e anche Renzi dà il suo personale contributo alla rimozione del ricordo (pratica peraltro condivisa con buona parte della politica nostrana). Ci tocca rivitalizzare le funzioni mnemoniche.

    A proposito degli “errori” della legge Fornero sulle pensioni è bene ricordare quanto diceva lo stesso Renzi che, nel 2012 e 2013, oltre a “tappare le buche” da sindaco di Firenze (sognando la segreteria del Pd e Palazzo Chigi), tappava anche la bocca a chi criticava la riforma con queste parole: “La riforma Fornero è giusta, a parte gli esodati” (ansa 28 novembre 2012); “La riforma delle pensioni della Fornero è seria, quella del lavoro timida e inefficace. Bene sulle pensioni, maluccio sul lavoro” (ansa 29 novembre 2012); “La riforma Fornero andava bene, perderò qualche voto (primarie 2013, ndr) ma lo dico
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...-lamnesia-sulla-legge-fornero/1696812
    Tags: , , , by M. Fioretti (2015-05-19)
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  3. Un altro problemino da chiarire riguarda il Jobs act e il ministro Poletti, che chiacchiera molto e spesso a sproposito. Quale giorno fa, citando fonte Istat e interpretandola a suo modo, informò la pubblica opinione che il primo bimestre di quest'anno, paragonato al corrispondente bimestre dell'anno scorso, registrava una crescita dell'occupazione di oltre 79 mila unità. Poco ma buono, un inizio d'anno comunque confortante.

    Gli fu obiettato che doveva tener conto dei contratti stipulati sulla base del Jobs act ma non aveva tenuto conto dei licenziamenti che erano stati nel frattempo effettuati.

    E così si scoprì che, fatte le debite sottrazioni, il saldo tra nuove assunzioni di precari e licenziamenti era di 44 mila occupati in più.

    Molto poco ma pur sempre una cifretta positiva e comunque un indizio confortante che sarebbe certamente aumentato con rapidità. Ma poi, impietosamente, ieri sono usciti i dati dell'Inps sull'occupazione nel suo complesso. Va infatti chiarito che i contratti sulla base del Jobs act non sono vere e proprie assunzioni ma semplicemente un consolidamento di alcune forme di precariato con contratti a tempo indeterminato per tre anni, salvo la facoltà di licenziamento alla scadenza del triennio.

    L'Inps invece parla di occupazione e disoccupazione vera e propria, chi lavora sotto qualunque forma contrattuale e chi non lavora affatto.

    Anche qui il saldo è positivo e sapete qual è la cifra: 13 persone in più.

    La scrivo in lettere per esser sicuro che la lettura sia corretta: tredici persone in più. Una cifra che percentualmente è espressa con il numero zero perché non è matematicamente percepibile come percentuale.

    Questo fatto conferma che Jobs act è una buona legge se e quando riprenderanno investimenti e domanda, ma finché questo non accadrà il Jobs act è un oggetto esposto in vetrina. Gli imprenditori lo guardano ma in vetrina rimane.

    Salvo un punto: ha abolito l'articolo 18 per i lavoratori che saranno assunti con quella legge. Proposta da un partito che si proclama di centrosinistra mi ricorda la citazione poc'anzi riportata di Julliard: la sinistra senza popolo è morta. Renzi sostiene che si tratta di una sinistra nuova, moderna, cambiata e forse è vero. Però a me ricorda alcuni personaggi che provenivano tutti dal socialismo e che instaurarono qualche cosa che somiglia molto alla democratura. Si tratta di Crispi, Mussolini, Craxi. E chiedendo scusa ai tre precedenti (come ho già detto tutti e tre provenienti dal socialismo) mi viene anche da aggiungere Berlusconi che ai tempi del suo sodalizio con Bettino si proclamava socialista anche lui.
    http://www.repubblica.it/politica/201...a_un_inutile_club-111735021/?ref=fbpr
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  4. Un numero maggiore di norme contenutisticamente peggiorative dei diritti sociali, invece, sono state fatte dal centrosinistra, ma già molto prima di Renzi: il Jobs Act ha le sue radici nel pacchetto Treu del 1997; e poi, soprattutto, dalle larghe intese che sostenevano il governo Monti (pareggio di bilancio, fiscal compact, leggi Fornero). Poi Renzi ci ha messo il suo con il decreto Poletti e il Jobs Act.

    Non sono nella zucca di Landini, ma quando dice che «Renzi sta facendo come il governo Letta e quello Monti, anche con un peggioramento rispetto al governo Berlusconi» (questa la frase testuale) penso si riferisca a questa "linea rossa" di scelte economiche: centrosinistra, centrodestra, larghe intese, governo Renzi-Alfano. Che in effetti in termini di politiche sociali (quelle a cui, suppongo, si riferisce primariamente il leader Fiom) sono sulla stessa traccia.

    Renzi peggio di Berlusconi, quindi?

    Sarebbe una sciocchezza, appartenendo il primo alla storia criminale e il secondo a quella politica.

    Tuttavia dal punto di vista appunto delle politiche sociali, la continuità tra centrosinistra, centrodestra, larghe intese e governo Renzi pare purtroppo poco discutibile.

    E qui sta la questione principale, oggi, per tutte e tutti.
    http://gilioli.blogautore.espresso.re.../renzi-peggio-di-berlusconi/?ref=twhe
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  5. un documento molto avanzato.

    Quando però si giunge al tema della modernizzazione del Copyrght il documento cambia faccia, come se fosse stato scritto da una mano diversa rispetto a quella che ha redatto tutti i precedenti capitoli.

    Il Governo Italiano esordisce con il concetto di modernizzazione del copyright per poi prevedere norme di tutela del diritto d’autore molto severe.

    Nessuna concreta modifica della disciplina del copyright per venire incontro alle esigenze del digitale, ma anzi la volontà di risolvere le problematiche di modernizzazione solo in via contrattuale, consentendo cosi di fatto alle grandi multinazionali del settore di detenere, attraverso la forza negoziale, il potere sulla circolazione della cultura in internet.

    Niente pubblico dominio, niente eccezioni relative alle biblioteche, alla cultura, alla disabilità, oggetto di profonde discussioni i in ambito comunitario in questi mesi.

    Rifiuto di qualsiasi obbligatorietà delle eccezioni.

    La parte più critica dell’intero documento riguarda però le responsabilità degli intermediari della Rete.
    http://www.fulviosarzana.it/blog/escl...ne-italiana-sul-digital-single-market
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  6. Nel dossier OpenPolis si legge: «Interrogato non risponde. Compito del Parlamento è anche quello di vigilare sull’attività del governo, operazione che svolge perlopiù attraverso la presentazione di interrogazioni e interpellanze. Le risposte che riceve però sono bassissime, in totale viene data attenzione solo al 35% dei quesiti, con la percentuale che tocca il punto più basso con il governo Renzi, sotto il 25%».
    http://ilpiccolo.gelocal.it/italia-mo...efinitivo-passo-dopo-passo-1.10926782
    Tags: , by M. Fioretti (2015-02-24)
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  7. Ci sono i primatisti alla Giampaolo D’Andrea, che entrano ed escono dal Parlamento e dal governo e, negli intervalli, si installano ai vertici burocratici dei ministeri più in vista. Eletto deputato nel lontano 1992 nelle file della Democrazia cristiana, D’Andrea è stato sottosegretario una prima volta ai Beni culturali dal 1998 al 2001 con i governi D’Alema e Amato, poi dal 2006 al 2008 ai Rapporti col Parlamento con Romano Prodi. Non appagato, è tornato alla carica e dal 2011 al 2013, con il governo di Mario Monti, ha ricoperto lo stesso ruolo, mentre oggi, felicemente, fa il capo di gabinetto del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. E ci sono poi quelli che il voto popolare non l’hanno mai incassato ma delle poltrone più alte delle burocrazie ministeriali romane fanno incetta da più di quaranta anni. E’ il caso dell’attuale capo dell’ufficio del coordinamento legislativo del ministero dell’Economia e delle finanze (Mef), Carlo Sica: già ingaggiato come esperto e consulente giuridico in diversi ministeri a partire dal 1982 e capo dell’ufficio legislativo della Figc (Federazione italiana giuoco calcio), negli anni successivi è stato consulente dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta; vice segretario generale vicario di Palazzo Chigi; consigliere giuridico del ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta; infine
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/...rinnovamento-mandarini-carica/1376253
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  8. Il maxiemendamento del governo non fissa criteri oggettivi in base ai quali individuare le società da chiudere. E non recepisce le proposte che prevedevano il taglio degli stipendi per i dirigenti che al 31 dicembre 2015 non avranno portato a termine la razionalizzazione. Così il programma del commissario Cottarelli e le promesse di Renzi restano lettera morta
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...ssuna-sanzione-per-non-taglia/1286466
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  9. di circa 33 miliardi versati dallo Stato alle aziende quasi 30 finiscono a partecipate dallo Stato per far risultare sostenibili bilanci che altrimenti sarebbero in rosso.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/...-tagliare-i-sussidi-vero-tabu/1266447
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  10. Tra l'emergere sempre più forte del conflitto sociale e il continuo rilancio da parte del governo sia sul piano retorico che su quello legislativo lo scontro sul lavoro si fa sempre più duro. Così come più dura si fa la condizione di vita di milioni di persone. Ma proprio da questo scontro, quello con la realtà, che il premier e il suo governo fuggono, rilasciando quotidianamente dichiarazioni palesemente false o non verificabili, mosse propagandistiche per attenuare la percezione del flop delle politiche del governo in tema di lavoro all’indomani della firma alla Camera sul Jobs Act.

    Siamo all’ennesimo bollettino di guerra che viene dall’Istat e ha per oggetto i dati sulla forza lavoro. Il dato è chiaro: il tasso di disoccupazione continua ad aumentare, +1% rispetto all’anno precedente, raggiungendo il 13,2% della popolazione attiva. Più drammatico il dato sul tasso di disoccupazione giovanile, che raggiunge il 43,3%, +1.9% rispetto a ottobre 2013 (Tabella 1). Le condizioni peggiorano anche rispetto al secondo trimestre del 2014 (quello appena successivo al Decreto Poletti e quello degli 80€), segno dell’inefficacia di tali politiche nei confronti dell’occupazione, come mostra la seconda colonna.

    La chiusura del terzo trimestre non lascia alibi: il numero di occupati stagna, ovvero non c’è nessuna variazione positiva del numero di lavoratori con un impiego. Eppure il tasso di occupazione aumenta dello 0,1% nello stesso periodo. Ciò è dovuto al calcolo del tasso di occupazione, come rapporto tra le persone occupate e il totale delle persone tra i 15 e i 64 anni. Poiché il numeratore è pari a zero, un aumento del tasso di occupazione è dato dalla riduzione della popolazione in età lavorativa, effetto quindi legato alla demografia italiana e non al mercato del lavoro che, ribadiamo, continua a dare segnali negativi.

    Allo stesso tempo, il numero di disoccupati in termini assoluti aumenta di 286 mila unità, nulla ma proprio nulla di cui gioire: manca il lavoro e molto altro continua ad essere distrutto! (tabella 2) Nel frattempo molte troppe altre persone provano a cercare un lavoro (365 mila in più rispetto allo stesso periodo del 2013), soprattutto tra i meno giovani.

    Ma se da un lato l’Istat ha puntualmente reso noti i dati sulla disoccupazione, dall’altro la contromossa del governo non si è fatta attendere tramite l’exploit mediatico del Ministro del Lavoro che, strategicamente, ha rilasciato piene interviste sul numero di avviamenti di rapporti di lavoro a tempo indeterminato in forte aumento grazie al proprio operato.

    La logica propagandistica, e tesa a stemperare le reazioni del pubblico più indifferente ai dati Istat, mostra però le proprie crepe di credibilità. I dati di cui ci parla oggi il ministro Poletti non sono ancora pubblici, lo saranno la prossima settimana. C’è però un aspetto su cui è possibile fare chiarezza fin da subito: annunciare il numero di nuovi avviamenti a tempo indeterminato senza dire quanti ne sono andati perduti è rivelatore di un atteggiamento pronto a nascondere il profilo imperfetto di un volto.

    Inoltre, il Ministro del Lavoro si attesta un risultato non suo in quanto per valutare gli effetti sull’occupazione, permanente o atipica, del governo occorre valutare questa variazioni a partire dalla seconda metà del primo trimestre 2014 e non anche da quelli precedenti.

    Utilizzando i dati finora a disposizione sugli avviamenti di rapporti di lavoro a tempo indeterminato netti, cioè avviamenti meno le cessazioni la Fig1 comincia a dare qualche informazione. Ci dice ad esempio che nel primo e secondo trimestre 2014 i licenziamenti sono maggiori rispetto agli avviamenti. In particolare, nel II° trimestre, quello a cavallo del Decreto Poletti e del bonus 80€, i rapporti cessati aumentano rispetto ai tre mesi precedenti a dimostrazione che lo slancio di fiducia nei confronti di una ripresa dell’economia italiana, seppure auspicato, non si è palesato.
    http://act-agire.it/index.php/i-blog-...o-il-governo-renzi-facciamo-chiarezza
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