mfioretti: acilia*

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  1. L’area archeologica c’è. Sta lì, senza mostrarsi. Quasi ignota. Sostanzialmente confusa nel verde spontaneo. Contribuendo, inconsapevolmente, al degrado del parco. Completamente persa la valenza che avrebbe dovuto avere. Quella di elemento distintivo ed identificativo di un luogo nel quale a segnalarsi non sembra essere l’architettura. L’esito, invece, opposto. L’immagine che piazza Omiccioli restituisce lontanissima dalle aspirazioni del progetto. Non luogo di condivisione e aggregazione. Non spazio per ritrovarsi. Una piazza che ha fallito la sua missione. Sembra piuttosto di essere proiettati nelle piazze metafisiche dipinte da De Chirico, come Piazza Souvenir d’Italie, nelle quali ogni cosa sembra bloccata nel tempo e i resti di edifici greci e romani fanno da quinte alla scena principale.

    In fondo in quest’angolo di Roma, nel quale l’urbanistica dissennata degli ultimi decenni ha esercitato malamente sé stessa, accade proprio questo. Che l’archeologia si faccia metafisica Che la villa romana sia solo un elemento della rappresentazione del paesaggio. A quanto sembra il più trascurabile.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/...mana-e-larcheologia-metafisica/758499
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  2. La zona fu chiamata “Colonia Draconis” da papa Gregorio IV (827-844) per la presenza di molti grossi rettili colubridi chiamati Draconi dagli abitanti della zona.
    In zona era molto forte il culto della dea Giunone Regina, simboleggiata appunto dalla dracona. Gregorio IV, per debellare il culto pagano, introdusse nella zona la leggenda di San Giorgio, che sconfisse il drago a cui era stata offerta in sacrificio la figlia del re di Libia.
    Il culto di San Giorgio prese piede nella zona, e tutt’oggi ne abbiamo testimonianza nella vicina chiesa di San Giorgio, lo stesso quartiere San Giorgio e il casale edificato nella zona.

    Nel corso dei secoli la zona mutò il nome prima in Dragone (nome leggibile ancor oggi su molte cartine topografiche), per poi essere volgarizzato in quello attuale solo negli ultimi decenni del 1900, quando si sviluppò il quartiere.
    http://iltaoaroma.altervista.org/dragona
    Tags: , , , by M. Fioretti (2018-01-12)
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  3. «NEppure sulla guerra in Iraq ci eravamo divisi, anche se io alle armi di distruzione di massa di Saddam un poco ci credevo, mentre Elisabetta agli americani non concede mai nulla. E però era bello dividersi su argomenti di sinistra. Ora ci dividiamo sul ‘male minore'».

    Entrambi medici, condividono la passione per i paesaggi del Mediterraneo e per i libri di storia. E infatti stanno leggendo "I Romanov" di Sebag Montefiore. Alberto apre il libro e mi recita il racconto della morte di Caterina: «Il Granduca era circondato da gente di tal fatta che il più onesto meriterebbe di essere impiccato. I cortigiani chiesero stupefatti chi fossero quegli ‘ostrogoti' ». E qui Alberto fa un pausa e guarda Elisabetta. Poi riprende: «Gli ‘ostrogoti' erano il futuro».

    «Per la verità», mi dice Mauro Zeppili, un economista colto e ironico che lavorò con Vincenzo Visco ai tempi del governo Prodi, «il futuro di Ostia finirà proprio quando dovrebbe cominciare: domenica 19. Sino ad allora sarà come se si votasse per la Casa Bianca». Più in là, nella piazza, vedo con la coda dell'occhio che si è formato un gruppetto di ragazzi. Chissà - mi chiedo - se sono di sinistra: neppure uno.

    Mentre li interrogo, qualcuno su Google raccoglie e metabolizza informazioni su di me. Sono simpaticamente spavaldi, mi chiedono perché non lavoro in tv, come mai ho polemizzato con Sgarbi..: boh. Taglio corto: Francesco (Berardi) e Alessio (Federico) stanno con Salvini; Damiano (Picciau) con il Movimento 5 stelle; gli altri sono minorenni: «Io sono fascista» dice uno dei più giovani. E io: davvero?

    Torno a Zeppilli e alla sinistra, ed è come ritirarsi in un college: «Se ti fermi - riprende questo economista mite che sa usare il pensiero illuminista - ti faccio vedere che nelle case della gente di sinistra, nei circoli culturali e durante le cene, tutti discutiamo di ‘male minore' come ai tempi di Hannah Arendt». Zeppilli previene l'obiezione: «Certo, quella fu una delle più grandi tragedie della storia. E però noi, nel nostro piccolo, abbiamo il fascismo di CasaPound all'8 per cento, e abbiamo la mafia alleata del fascismo ». Secondo Zeppilli c'è un afrore selvatico, arcaico e animalesco «da mafia di suburra che a Palermo non ho mai visto» nella testata con cui Spada ha rotto il naso al giornalista Daniele Piervincenzi. «Pensa a quel manganello che aveva a portata di mano ». Già, avesse avuto un coltellaccio: «Come si chiama in siciliano il lungo serramanico appuntito e tagliente che i macellai usano per sgozzare gli agnellini?». Scannaciarredi, si chiama. La scenografia mafiosa è fatta di botte e minacce, come quelle che costringono la nostra Federica Angeli a vivere sotto scorta. Mi dice Federica: «Attento, a Ostia niente è come sembra».

    Dunque "il male minore" fu la scelta che fecero alcuni ebrei di collaborare con i nazisti per salvare se stessi e altri ebrei. L'idea è che si possa scendere a patti col diavolo senza vendergli l'anima. «Ma Hannah Arendt fece notare che chi sceglie il male minore dimentica facilmente che sta scegliendo il male». E però Zeppilli, nonostante tutto, ci crede all'idea del del voto utile: «Io non ho paura a dirlo: alla fine voterò Cinque stelle, perché voglio votare, e perché sono antifascista sin dalla nascita. E dunque scelgo...».

    Lo contesta Elisa, giovane mamma che arriva in piazza con in braccio la figlia Greta: «La padella o la brace: lo chiami scegliere? Io i Cinque stelle non li voterò mai». Pure Carlo Scarfora dice «mai i Cinque stelle». È pensionato e sta nel Pd: «Anche se a votare Pd oggi ci vuole coraggio». Carlo, che è stato nel Pci ed è «figlio e nipote di comunisti », mi presenta il suo amico per la pelle, Mimmo Barbuto. Sono entrambi ex impiegati dell'aeroporto: «Facciamo volontariato insieme, curiamo i giardini, distribuiamo pacchi di cibo ai poveri, ci vediamo tutti i giorni».

    Mimmo voterà Cinque stelle ma non riesce a convincere Carlo: «Ho intenzione di annullare la scheda. E però, se fossi costretto a scegliere, se un demonio mi costringesse a scegliere, voterei Centrodestra. Certo, Berlusconi sarebbe una iattura, ma almeno sappiamo che genere di iattura è». E ora discutono, i due amici per la pelle. Litigate? «Non succederà mai».

    Noto che si parla di Raggi e di Grillo, di Berlusconi e di Salvini, ma molto di rado delle due candidate, le due insegnanti che si affrontano al ballottaggio, Monica Picca e Giuliana Di Pillo, come se fossero solo due controfigure, anzi «due controfgurine » mi corregge Bruno Casula, che all'Alitalia era «un capo perché gestiva i comandanti » dicono i suoi amici per dirmi che è un duro: «No, io non voto i fascisti, né io né mia moglie, né i miei figli. Per me il male minore sono i Cinque stelle». Anche se all'antifascismo della Raggi non crede: «Prima non è andata alla cerimonia di commemorazione delle Fosse Ardeatine. Poi, quando ha capito che la partita di Ostia si sarebbe giocata sull'antifascismo, per convincere la sinistra si è messa a cantare in Campidoglio ‘Bella ciao' e ha pure sfrattato quelli di Fratelli d'Italia dalla storica sede di Colle Oppio... In questo modo non esalta, ma sporca un valore».

    Anche l'antimafia è un valore. Ostia ha paura della parola mafia e quello dell'identità rimane il problema di una città che rifiutò di essere Comune perché voleva restare Roma fuori Roma. I tantissimi ostiensi per bene, che hanno un grande bisogno di farsi accettare, esibiscono spesso la furia del marginale e non vogliono essere ridotti a popolo di mafia. Dico: «negare la mafia è tipico della mafia» e subito la piazza si accende: «Non siamo mafiosi, qui ci sono persone per bene. La vera mafia sta altrove». Sempre la giusta difesa del territorio produce zone di ambiguità. Sicuramente la famiglia Spada ha organizzato feste e befane con i fascisti di CasaPound, ha accarezzato i Cinquestelle, ma ha anche cercato di frequentare la Caritas di don De Donno, il prete di strada che alle elezioni ha superato l'8 per cento, ed è un leader naturale della sinistra, quella più a sinistra del Pd. E infatti i Cinque stelle lo corteggiano, gli promettono commissioni e consulenze. Lui replica dicendo che farà «l'opposizione anche dell'opposizione ». I Rom lo aiutavano durante la campagna elettorale. Don De Donno gestisce lo sportello antiusura. E' un religioso di 71 anni, semplice, appassionato, carismatico ma ingenuo. E infatti partecipò alla manifestazione contro il commissariamento per mafia.

    Il luogo che sicuramente la mafia non frequenta è il Divine, il locale associato all'Arcigay, dedicato alla drag queen americana: «Siamo di sinistra, ma non diamo indicazioni di voto», dicono i proprietari Valerio e Massimo. Il Divine ha ospitato il primo confronto tra i candidati: «Sono venuti tutti tranne i due della destra, la candidata di Fratelli d'Italia e quello di CasaPound». C'era anche il candidato della lista di Beatrice Lorenzin, ministra della Sanità, che è nata e cresciuta ad Ostia, anche lei nel villaggio Alitalia, ragazza berlusconiana. A Ostia si impara a combattere? «È il Municipio che è stato sciolto per mafia. E' il luogo dove Pasolini è stato ucciso da uno dei suoi ragazzi di vita. Ed è una città abusiva per due terzi. Quella orribile aggressione ai giornalisti è purtroppo molto ostiense». Ostia è la protagonista di ‘Non essere cattivo' e di ‘Amore tossico'. Ho chiesto a Beatrice Lorenzin: si è mai drogata? «Mai. Ne ho visti morire troppi ». I drogati della sua giovinezza erano tutti di sinistra? «No, ma a sinistra erano più vulnerabili, e nei centri sociali ne circolava tanta». I famosi centri sociali di Ostia sono stati i grandi nemici della Lorenzin che, ora mi dice, non darà indicazioni di voto, anche se, per le stramberie della legge elettorale, il suo candidato, che si chiama Andrea Bozzi, sarebbe ripescato solo con la vittoria dei Cinque stelle. Ma insiste la ministra: «Ognuno farà come vuole, ma se dipendesse da me nessun voto andrebbe mai ai Cinque stelle».

    Il giovane Matteo Moi, che è l'anima del Divine, studia Scienze Politiche e lavora anche nel ristorante del padre, il Soul Kitchen River, ma progetta di emigrare a Parigi perché «di Ostia non ne posso più». Orfano di madre, ha una zia che sta nel movimento "Il Popolo della Famiglia" di Adinolfi, la nonna gli vuol bene ma non lo approva, il fratello è a Londra a studiare fotografia: «Già lunedì 20 nessuno si occuperà più di Ostia e torneremo irrilevanti, nonostante le nostre mafie, i muri che nascondono il mare, la sporcizia e... persino i Krapfen con la crema, che non sono quelli austriaci». Questo dolce, che è un' esclusività del bar Paglia in piazza Anco Marzio è davvero buonissimo «e la ricetta è un segreto che Alessandro ha ricevuto in eredità dal padre e ora custodisce insieme con la moglie».

    Alessandro, elegante e magro, non somiglia al pasticciere tipo: ha sempre votato Pd e forse voterà Cinque stelle: «il male minore », dice anche lui. Matteo con i suoi jeans bucati e il sorriso pulito rifiuta l'immagine dell' Ercole al bivio, il famoso dipinto di Annibale Carracci che è l'icona dell'indecisione, e pensa di annullare la scheda. No dunque al male minore che Eyal Weizman considera una tentazione diabolica: «Meglio fare niente, perché fare niente è l'ultima forma effettiva di resistenza e le conseguenze concrete del rifiuto, e dunque del caos, sono quasi sempre migliori, se sono abbastanza le persone che rifiutano»
    http://ricerca.repubblica.it/repubbli...a/2017/11/10/dilemmaa-sinistra08.html
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